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Discussione: Tal El Zaatar

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    Predefinito Tal El Zaatar

    Tal El Zaatar, La Collina del Timo è il nome di un’altura a nord-est di Beirut, nel settore cristiano, che domina le vie di comunicazione col Monte Libano. Sede dal 1948 del più vasto campo palestinese in città, vide il profumato arbusto sostituito da pezzi d’artiglieria e installazioni, sia civili sia militari, estendersi per diversi chilometri sulle alture circostanti. C’era un ospedale sotterraneo gestito dall’Unrwa, elettricità per chi poteva permettersela, molti edifici avevano rifugi antiaerei, cui venne nel tempo aggiunta una rete di cunicoli. Abitato da circa ventimila persone, con una guarnigione di oltre duemila unità, ospitava frequentemente stranieri (occidentali e non) per cicli di addestramento militare e si trovava al centro d’una rete di campi fortificati tra cui Karantina, Jisr El Basha, Nabaa.

    La Collina del Timo, trasformata in Collina dei Cannoni, allo scoppio della guerra civile nel 1975 era una concreta minaccia per i quartieri cristiani circostanti. Ma, complice l’infuriare degli scontri in diversi punti della città, fu inizialmente fronteggiata dalle sole milizie di Dekwaneh, col sostegno dei Tanzim e principalmente di Abou Roy. L’assedio, iniziato a gennaio 1976, non fu reso stringente ed efficace fino a giugno, permettendo alla maggior parte dei civili di lasciare il campo sulla direttrice sud, verso Aaraiya. Nel frattempo la diplomazia e il prestigio di Abou Roy riunivano per la prima volta le forze cristiane, fino ad allora frammentate in milizie di clan e combattenti di quartiere. Non che vi fosse unità di comando, il fronte venne diviso in settori ciascuno affidato a un gruppo, con difficoltà di coordinamento in azione. Ma la cooperazione fra Tanzim, Guardiani dei Cedri, Ahrar, Kataeb ottenne i suoi frutti e fu un’esperienza fondamentale per Cheikh Bachir, che assunse il comando delle KRF sostituendo William Hawi, ucciso da un cecchino.

    Il 22 cominciò la battaglia finale. Restavano nel campo circa tremila civili e poco più d’un migliaio di fedayin, divisi tra Saiqa, fazioni marxiste, combattenti stranieri, cui vanno aggiunti tutti i civili maschi, adolescenti e anziani, che vennero armati e assegnati alle varie postazioni difensive. Fu un assedio difficile e sanguinoso. I difensori, sfruttando la rete di cunicoli, non subirono gravi danni per i bombardamenti. La distruzione degli edifici ai limiti del perimetro difensivo finì con l’ostruire il passo agli attaccanti e aprire campo di tiro ai cecchini nemici, il cui fuoco si dimostrò molto efficace. L’artiglieria del campo, col soccorso dei pezzi di Jisr El Basha e Nabaa, anch’essi sotto assedio, fu in grado d’infliggere molte perdite agli attaccanti e seri danni ai quartieri cristiani, bombardati indiscriminatamente per rappresaglia. Ma il 29, con la caduta degli altri due campi, il destino della Collina dei Cannoni era segnato. Arafat in persona, cui venne offerta più volte la resa sotto la supervisione di un contingente militare arabo e della Croce Rossa Internazionale, più volte rifiutò. Inizialmente sedotto dalla sua stessa propaganda che dipingeva Tal El Zaatar come fortezza inespugnabile; successivamente allettato dalla possibilità di attrarre, grazie a nuovi martiri, ulteriori simpatie e finanziamenti, nominò il campo “la nostra Stalingrado”. Le cose, però, non andarono come sperava.

    Il 5 agosto, dopo una serie di dissensi con le altre fazioni culminati in scontri a fuoco, i combattenti di Saiqa e molti civili abbandonarono la nuova Stalingrado, lasciando a qualche centinaio di persone, tra cui forse duecento fedayin, l’onore di morire per Fatah. L’assalto definitivo iniziò il 10 agosto, e venne condotto in buona parte da truppe regolari, comandate dall’allora colonnello Michel Aoun. Durante la notte una terribile esplosione squassò il campo. Era saltato il principale deposito di munizioni degli assediati, minato da un gruppo di giovani delle KRF penetrati attraverso il sistema fognario, in un’operazione definita “guerre des égoutes”. Il giorno successivo, 11 agosto, la Croce Rossa evacuò dal campo i non combattenti e i feriti. Il 12 agosto l’assalto riprese e, dopo accaniti combattimenti, gli ultimi fedayin si arresero.

    Non ci furono massacri, ma singoli episodi di atrocità, specialmente nei settori affidati alle milizie. A tal proposito un ufficiale di Tanzim dichiarò: “This was not our policy, but if a PLO fighter fell into the hands of a man whose family had been killed, or whose sister had been raped, or whose home had been destroyed by them, he would take his revenge. We tried to stop those who wanted to do it, but we didn’t always succeed. We admit some prisoners were tortured. None of us has forgotten Damour”. D’altra parte il medico del campo, un palestinese laureatosi a Mosca, fatto prigioniero dai miliziani di Amin Gemayel, riconosce nelle sue memorie come il personale medico sia stato interrogato e poi rilasciato: “I don’t know what would have happened to me if Amin Al-Gemayel was not with us” . Il tutto avvenne con una grande copertura televisiva e di stampa, perché l’interesse mondiale era stato per oltre cinquanta giorni concentrato sulla battaglia.
    Da un punto di vista storico fu un momento chiave per l’evoluzione degli avvenimenti. Vide l’emergere di Cheikh Bachir, confermò la necessità di unificare le forze cristiane, costituì un episodio fortemente simbolico per entrambi gli schieramenti.


    Tanzim, Organizzazione, gruppo paramilitare cristiano-maronita, non legato ad alcun clan, addestrava i giovani cristiani all'uso delle armi. Poco numerosi ma disciplinati e agguerriti. Abou Roy (nome di battaglia) il suo esponente più noto.

    Guardiani dei Cedri, gruppo politico-militare, ispirato al pensiero nazionalista di Said Akl, propugnava l'espulsione dei Palestinesi dal Libano.

    Ahrar, Tigri, milizia del clan Chamoun.

    Kataeb, Falangi, organizzazione politico-militare del clan Gemayel.

    KRF, Kataeb Regulatory Forces, ala militare del Kataeb.

    Saiqa, Tempesta, fazione politico-militare dell'OLP d'ispirazione bathista e obbedienza siriana.

    Dekwaneh, quartiere cristiano prossimo a Tal El Zaatar

    Damour, villaggio cristiano presso Beirut, distrutto il 20 gennaio da un attacco di Palestinesi: le vittime, in maggioranza donne e bambini, furono 582 e si dovette contarle numerando le teste, perché tutti i corpi erano smembrati.
    Ultima modifica di gagliardi; 13-08-19 alle 07: 46
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