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Discussione: Nave Sea Watch a Lampedusa

  1. #71
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    Iker,
    un'associazione che non ha navi nel mediterraneo, ma che è in prima linea a Lampedusa come in tutta Italia per assistere tutte le persone
    ah ecco, infatti... certo che se vai a dire all'orgoglioso lavoratore di una raffineria che si vuole chiudere lo stretto di Hormuz, quello non è certo contento. Come si fa poi senza la "materia prima"? Io i porti li "chiuderei" oggi stesso. Però almeno voi, che siete "volontari" e pieni di buoni sentimenti, potreste ANDARE VOI ad aiutare chi ne ha bisogno, partendo. Anziché approfittare di tutta una filiera che ve li porta, in uno Stato in cui gli unici ad esser contenti di questo, siete voi. Non abitate solo voi qui!

  2. #72

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    Perdonatemi se arrivo tardi nella piega che ha preso la discussione, ma vorrei offrire i miei due centesimi.

    Io l'ho fatto qualche anno fa di andare ad aiutarli là. Sono stato per alcuni mesi in un Stato dichiarato anglofono (in quanto ex protettorato britannico) dove solamente gli abitanti dei centri urbani sapevano l'inglese. Ho insegnato in una scuola che nel loro ordinamento equivale ad un nostro asilo.

    Vi dico che i problemi ci sono... e di varia natura... ma non hanno bisogno di noi. Ripeto: la mia sensazione è stata quella che l'africano non aveva e non ha bisogno di nulla da noi. Il sentore di essere ridondante mi è giunto immediatamente quando ho messo piede nel Paese: altri volontari, specialmente nordeuropei, avevano quell'atteggiamento di "Rambo" o di "io vi salverò" che ho constatato essere totalmente superfluo e indifferente alla sensibilità dell'africano subsahariano. Mi sono accorto che la carità e il volontariato - ma la carità e la beneficenza in primis - uccidono il loro bisogno di miglioramento. Qualche volta il volontariato è utile, ma solamente se esso stesso è un lavoro e apporta una conoscenza che non esiste laggiù. Apportare conoscenze è, poi, molto complesso: di che cosa sentono veramente la mancanza? Proprio di nulla: le loro università funzionano benissimo (e hanno anche alti standard), i loro politici non hanno rivali in quanto a preparazione rispetto a quelli europei (ho guardato i curricula solamente di alcuni loro collaboratori e il meno qualificato aveva fior di master e un dottorato nelle migliori università europee, asiatiche e americane), la volontà di migliorare le condizioni c'è... ma esiste anche un grande attaccamento alle tradizioni, come è giusto che sia.

    Nel posto in cui ero, un piccolo villaggio in un distretto di confine, il sogno era quello di fuggire da lì per raggiungere, se sfortunati, il Sudafrica, se fortunati il Regno Unito. Il problema è che molti, però, non avevano nessuna intenzione di andarsene e quelli che se ne volevano andare erano, paradossalmente, quelli che stavano un poco meglio della media. Altro dato che ho osservato: se ne andavano sovente e per sempre i giovani in età da lavoro già formati dalle scuole e i laureati.

    Ora, mi dite come può uno Stato svilupparsi al meglio con le proprie forze, senza ingerenze da parte di noi "Santi Franceschi d'Assisi autonominati e autosantificati", se vengono spesi denari sonanti (per dire, il giovane universitario viene preparato molto bene: quasi tutti vengono anche mandati per qualche anno in università in Europa per espletare la formazione. L'università locale ha anche convenzioni con La Sapienza di Roma) per creare la futura classe dirigente e, poi, questa se ne va? Molti paesi del contado erano letteralmente pieni di anziani (molti per modo di dire, in quanto dopo i 35 anni molti già cominciano a manifestare segni di demenza senile a causa di complicanze dovute alla grande piaga dello Stato, l'AIDS) e di bambini e di donne. Dove erano gli uomini? Alcuni erano pendolari in Sudafrica... ma molti hanno salutato vacche e kraal e se ne sono andati via per sempre... probabilmente quelli con la formazione scolastica maggiore.

    In breve: il volontariato in Africa va bene esclusivamente a quelle persone un po' (tanto) radical chic che vogliono a tutti i costi fare i fighi con i colleghi del club del polo o del golf sfoggiando la fotografia con il bambino denutrito (sempre che riescano a trovarne uno... tutti pensano che l'Africa sia la stessa Africa di 50 anni fa... bah!)... e in effetti corrono anche rischi da loro stessi causati, in quanto, tronfi del proprio ego smisurato, si permettono di uscire quando viene sconsigliato di farlo, di regalare cose ai bambini nonostante i divieti, riempire loro la testa di edit senza un briciolo di buonsenso, di forzare il confine tra attenzione igienico-sanitaria e contagio autentico... insomma... fate voi. Il volontariato non va bene per chi, come me, pensava di poter scambiare informazioni e conoscenze: pensavo di aver qualcosa da trasmettere... invece loro da me non hanno imparato niente... io, al contrario, ho imparato molto da loro.... e, durante il processo, mi sentivo sempre più inutile.

    In conclusione, secondo me, sia l'accoglienza a tutti i costi qui quanto l'invasione delle loro istituzioni di volontari last minute là sono deleterie per il continente Africa. L'Africa ha tutto ciò che le serve per sovrastare il mondo intero economicamente... occorre solamente che i suoi laureati non vengano attirati da false speranze in un'Europa che gioca sempre più a fare la vecchia signora decadente ma con i feudi ancora in piena proprietà.
    Ultima modifica di gagliardi; 20-08-19 alle 11: 03

  3. #73

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    Ah, dimenticavo anche una particina interessante che gioca a nostro sfavore: la questione dei "regali" dei volontari... una moltitudine di figli di padre ignoto, rigorosamente bianco europeo, e di madre locale... la quale, sicuramente, non avvertiva certo la mancanza di un ulteriore figlio da sobbarcarsi in solitudine. Ah, ovviamente i volontari munifici, avranno sì fatto un bel presentino alla signorina dopo 9 mesi... ma essi stessi hanno dovuto rallegrarsi dopo soli 3 di poter rappresentare un bel regalo anche per se stessi: essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in quanto positivi al test HIV 1. Quando ero giunto là, il responsabile delle attività ludico-sportive della scuolina non ha atteso molti minuti prima di metterci in guardia, raccontando di un episodio fresco fresco: due volontari olandesi, nel Paese per 6 mesi, dopo 4 hanno avvertito qualche strano sintomo. Pensavano fosse una febbriciattola da malaria (che lì, poi, arriva solamente se qualcuno la porta dal Mozambico)... invece erano sintomi di sieroconversione. Test al volo e mica tanto sorpesa finale: positivi entrambi. Ovviamente, hanno dovuto confessare di aver attentato al buon nome di alcune ragazze locali e di essere riusciti nell'intento.
    Ultima modifica di blasonario; 20-08-19 alle 09: 04

  4. #74
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    blasonario,
    quello che hai scritto è molto interessante. Quello del volontariato in Africa è un mondo che non conosco, né direttamente, né indirettamente e non lo giudico, anche perché non sono in nessun modo parte in causa. Credo a quello che dici, ma guardando la cosa dal nostro punto di vista, l'effetto collaterale per lo Stato è potenzialmente quello dei 2 olandesi. Insomma... sono scelte. Uno può farle e, in base alle esperienze, rivedere le proprie posizioni in merito, come hai fatto tu. Qualcuno fa certe scelte e se ne pentirà per sempre, come i 2 olandesi. Qualcun'altro va, e magari sente dentro di sé di avere una missione salvifica da compiere, come tanti europeri prima di noi nel passato. In ogni caso, io non sono nessuno per criticare queste scelte, visto che non mi tangono. E chi, come te, ha preso "armi e bagagli" ed è andato là, è comunque degno di stima per il solo fatto di aver preso una decisione così forte e netta. Ma non tollero chi gioca a fare il volontario sulle navi delle ONG, chi ci sfotte come Stato e chi di fatto è parte di una vera e propria filiera industriale qua, la cui materia prima sono i "migranti". Non tollero che ci sia gente QUI che ha convenienza a che questa gente arrivi. C'è un'ipocrisia di fondo che proprio non sopporto, quella nascosta sono il velo di una finta, interessata e disgustosa apparenza di bontà alla "Rakete". Ed è una cosa che a maggior ragione non sopporto, perché crea un danno. Ed è per questo che vorrei che tutti questi cuori d'oro, pieni di pia bontà, potrebbero andare LA' ad elargire il loro buoni propositi. E sicuramente, sarebbe anche più utile anche a loro stessi: magari imparerebbero le cose che hai imparato tu là, vedendo com'è VERAMENTE la situazione. Anziché far finta di credere - per convenienza - a quel mare di colossali fregnacce che i "migranti" s'inventano, quando arrivano, per avere una bella storiella strappalacrime da raccontare e ottenere un permesso.
    Ultima modifica di bartok; 24-08-19 alle 19: 49

  5. #75

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    Citazione Originariamente Scritto da bartok Visualizza Messaggio
    blasonario,
    quello che hai scritto è molto interessante. Quello del volontariato in Africa è un mondo che non conosco, né direttamente, né indirettamente e non lo giudico, anche perché non sono in nessun modo parte in causa. Credo a quello che dici, ma guardando la cosa dal nostro punto di vista, l'effetto collaterale per lo Stato è potenzialmente quello dei 2 olandesi. Insomma... sono scelte. Uno può farle e, in base alle esperienze, rivedere le proprie posizioni in merito, come hai fatto tu. Qualcuno fa certe scelte e se ne pentirà per sempre, come i 2 olandesi. Qualcun'altro va, e magari sente dentro di sé di avere una missione salvifica da compiere, come tanti europeri prima di noi nel passato. In ogni caso, io non sono nessuno per criticare queste scelte, visto che non mi tangono. E chi, come te, ha preso "armi e bagagli" ed è andato là, è comunque degno di stima per il solo fatto di aver preso una decisione così forte e netta. Ma non tollero chi gioca a fare il volontario sulle navi delle ONG, chi ci sfotte come Stato e chi di fatto è parte di una vera e propria filiera industriale qua, la cui materia prima sono i "migranti". Non tollero che ci sia gente QUI che ha convenienza a che questa gente arrivi. C'è un'ipocrisia di fondo che proprio non sopporto, quella nascosta sono il velo di una finta, interessata e disgustosa apparenza di bontà alla "Rakete". Ed è una cosa che a maggior ragione non sopporto, perché crea un danno. Ed è per questo che vorrei che tutti questi cuori d'oro, pieni di pia bontà, potrebbero andare LA' ad elargire il loro buoni propositi. E sicuramente, sarebbe anche più utile anche a loro stessi: magari imparerebbero le cose che hai imparato tu là, vedendo com'è VERAMENTE la situazione. Anziché far finta di credere - per convenienza - a quel mare di colossali fregnacce che i "migranti" s'inventano, quando arrivano, per avere una bella storiella strappalacrime da raccontare e ottenere un permesso.
    Ti ringrazio per le belle parole ma, davvero, una volta che vedi, scopri che non c'è nulla di eroico, di nobile, di limpido. Certamente, esistono persone genuinamente guidate da una missione interiore ma, da quel che ho potuto constatare, sono una sparuta minoranza.

    Come dici tu, c'è troppa ipocrisia nel mondo dell'accoglienza e, aggiungerei io, anche in quello dell'assistenza. Io insisto: non serve né che loro vengano qua, né che noi andiamo là. Serve una partnership ben potenziata tra scuole, tra governi e ministeri. Servono imprenditori (e non prenditori) che abbiano il coraggio di investire seriamente là. Servono perché possano offrire ai giovani di quei Paesi un lavoro qualificato, nell'attesa che una classe imprenditoriale locale venga formata del tutto. Invece, da quel che si vede sulle navi ONG, quella classe media sta venendo qua, lasciando tutti gli altri membri della società indietro.

    Dove ero io, l'attaccamento alla propria nazione e al proprio clan era assai preponderante, quindi il senso civico era mediato anche dal sentirsi parte di una ragnatela di clan uniti gerarchicamente e interdipendenti. Per dirvi, nell'asilo prima di iniziare le lezioni si cantava l'inno nazionale, si recitava il Padre Nostro e si esprimeva un augurio di buona salute al re. Sottolineo che non era una scuola confessionale, ma dipendeva dal sistema statale (in verità, dipendeva, in ultima analisi, dall'ultimo anello della catena amministrativa).

    Ma in altri Paesi, per esempio il Burkina Faso, dove una mia parente ha vissuto per alcuni mesi presso una missione, ogni scuola non sapeva più che cosa inventarsi per instillare attaccamento alle proprie radici ai bambini. Molte insegnavano loro delle canzoncine il cui testo, assai chiaramente, recitava più o meno "io mi impegnerò a studiare e formarmi, andrò in Francia per farlo e, quando avrò terminato il mio percorso di studi, tornerò per aiutare il mio Paese". Ovviamente, è sintomo di una diaspora univoca di universitari che, approfittando degli anni trascorsi presso accademie francesi, al termine degli studi non tornavano più. In due parole: abbiamo rubato loro i talenti e abbiamo involontariamente (?) reso vano il loro investimento sul futuro... e penso che ciò sia ancora più grave dell'aver rubato loro il cobalto o il petrolio...

  6. #76
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    blasonario,
    sono perfettamente d'accordo conte.

    questo, è per capire cosa sia veramente l'accoglienza dei rifugiati politici.

    https://www.analisidifesa.it/2019/08...i-clandestini/

    incisivo un passaggio, che condivido pienamente:

    Che differenza tra l’operazione dell’8° Gruppo Navale e “Mare Nostrum”, di fatto un servizio di traghetti

    A me questo sembra: che siano le ONG a coordinare le attività della nostra Marina e Guardia Costiera, che ormai sono poco più che un mero supporto. Le ONG sono l'autorità: e Rakete l'ha dimostrato.
    Ultima modifica di bartok; 25-08-19 alle 16: 06

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