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Discussione: Suicidi in divisa: nessuno ne parla, proviamoci noi...

  1. #71
    Moderatore L'avatar di Kojak
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    Se uno ha ricevuto l'idoneità all'epoca dell'arruolament, non è detto che sia ancora idoneo anni dopo: bisognerà controllare, visitare, vagliare.
    Fin qui la teoria, ed è anche giusta. Ma in pratica? Uno psicologo/psichiatra X dice che kojak non è più idoneo; lo psicologo/psichiatra Y dice il contrario. Chi ha ragione?

    Per quanto sia stressante, pesante e gravoso l'operaio in fonderia o il camionista, hai mai visto tali categorie lavorative eccedere oltre le statistiche del suicidio? O del suicidio-omicidio?
    Sì, le ho viste. Fai un giro sull'archivio storico del Corriere o di La Stampa (li trovi on line) e ti renderai conto che non serve una divisa addosso per compiere un massacro: la vena si chiude nella testa di chiunque. Il disporre di un'arma è solo un aspetto che facilita; ma abbiamo avuto casi di omicidio-suicidio in cui è stato usato il coltello, la mannaia, il veleno, la corrente elettrica......
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  2. #72
    Maggiore L'avatar di mib
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    Adesso capisci cosa intendo per "struzzi"? E si che ValerMic, ScorpionBag e Fatality sono stati molto chiari ed esaustivi

  3. #73
    Maresciallo L'avatar di ValerMic
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    Citazione Originariamente Scritto da fatality Visualizza Messaggio
    io ho già espresso, liberamente, il mio parere al riguardo in questa discussione e continuo a ribadire senza alcun problema che il luogo di lavoro e le condizioni in cui lo stesso si viene messi in condizione di esercitarlo, fa ampiamente la sua parte.
    così come reputo da ignoranti qualificati i discorsi del tipo "gli psicologi non servono a niente o sono roba per i pazzi".
    soprattutto alla luce del fatto che per prevenire e men che meno risolvere le problematiche derivanti dal deteriorarsi o dal rompersi dei rapporti familiari, poco o nulla si può fare.

    quindi, per essere ancora più chiari ed espliciti, e tornando all'esempio dell' "acqua nel vaso" che facevo qualche post fa, ritengo doveroso che lo STATO (così come ogni altro datore di lavoro, sia chiaro) faccia la propria parte, partendo dal dare applicazione alle norme vigenti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro e stress lavoro correlato.
    perchè se anche una parte (perchè nei confronti di colui a cui un solo aspetto della propria vita, quello familiare, viene meno per far "riempire di botto il vaso", poco ci si può fare) di suicidi e omicidi/suicidi si possono evitare dando attuazione CONCRETA alle norme emanate dal legislatore nella materia suddetta, ED IO SONO CONVINTO DI QUESTO, sarebbe già un grande passo in avanti.
    Ribadisco che io stesso mi reputo troppo "estremista" su questo argomento ma continuo a non avere la minima fiducia sui test psicologici e non me ne vogliano i lavoratori/studiosi nel settore tra cui molte mie amiche che puntualmente cercano di farmi cambiare idea su questo punto.

    Io quello che voglio dire in sintesi è: io agente con 20 anni di servizio alle spalle torno a casa e mia moglie (madre dei miei 2 figli) mi informa che sta per avviare una causa di separazione perchè tra di noi ormai è finita e non c'è nulla che si possa fare per tornare indietro anche solo a pensarci. Aggiungiamo una situazione economica molto difficile giusto per mettere un po di pepe nel piatto. Bene, il giorno dopo attacco il mio solito turno e il mio collega nota il mio mutismo, depressione, distaccamento ecc e io mi apro con lui confidandogli il tutto. Ora questo collega informa chi di dovere (e già qui nutro più che un singolo dubbio che ciò avvenga) e vengo chiamato a parlare con uno psicologo. Ora ben sapendo che a seconda della sua decisione rischio che la mia vita lavorativi cambi, secondo voi con la mentalità (e mi dispiace aggiungo io: "giusta") dell'italiano medio io mi confido senza problemi oppure a maggior ragione mi chiudo a riccio cercando di non far trapelare nulla di sospetto a chi ho davanti a me ?
    Se invece lo psicologo mi manda a casa dichiarandomi "pericoloso" cosa fa l'italiano medio ? Ringrazia lo psicologo e soprattutto il suo collega (o forse arrivati ad un punto del genere sarebbe meglio dire "vecchio collega") di aver avvisato chi di dovere ringraziandolo oppure comincerà a rivolgersi a sindacati, cause varie ecc ?

    Forse sarà il mio "essere eccessivamente pratico" nelle cose ma non ho molta fiducia che ciò possa funzionare veramente
    >>> Valerio <<<

  4. #74

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    ValerMic concordo con quanto tu hai scritto. Quando parlavo di segnalazione del collega mi riferivo infatti ad un sistema diverso e non "punitivo". Ovvero un concreto aiuto da parte dell'Istituzione anche e non solo da un punto di vista psicologico e in casi estremi il passaggio ad un ruolo non direttamente operativo in qualche ufficio. Anche io comunque non ho totale fiducia nella psicologia e temo possa, in determinati casi, essere utilizzata per allontanare elementi "scomodi".

  5. #75
    Responsabile di Sezione L'avatar di AlexanderAvi
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    Anche se resto fermo sulla mia idea, espressa già qualche pagina indietro, di prevedere dei controlli obbligatori annuali per tutto il personale delle FF.PP., aggiungo qualcosa.
    I primi psicologi dovrebbero essere i Comandanti. Questo, infatti, dovrebbe essere la norma: il Comandante che conosce il personale, che chiama a colloquio i suoi uomini frequentemente per farsi una chiacchierata su cosa va, cosa non va a lavoro, a casa, i vari problemi che possono affliggerli (economici, sentimentali, di salute e di qualsiasi altra natura). Ho detto "chiacchierata" proprio perchè non deve trattarsi di un colloquio formale o svolto con le formalità che tutti conosciamo, ma di un dialogo alla pari, dove si può parlare liberamente e in confidenza. Non è facile arrivare ad un certo tipo di rapporto e, ovviamente, non ci si è adoperati per crearlo.
    Se il personale si fida e vede nel Comandante una persona che potrebbe aiutarlo (perché di strumenti per aiutare colleghi in difficoltà ce ne sono, a partire dai sussidi per problemi economici) e non un'Autorità pronta a sbatterlo fuori dall'Istituzione, allora gli dirà tutto e si confiderà.
    E' difficile che qualcuno venga a "spifferare" i problemi di un collega ai Comandanti o ad altri, perchè sa benissimo le conseguenze che potrebbero derivarne e che potrebbero peggiorare la situazione. Devono essere loro stessi a farlo, sapendo che c'è qualcuno dall'altra parte che sicuramente si attiverà e cercherà di agevolarlo in tutti i modi possibili (a partire dallo svolgimento del servizio).

    Quindi, io credo che innanzitutto bisogna sensibilizzare i Comandanti ai vari livelli a ricercare nuovamente di stabilire un rapporto del genere con il personale. Di avere un contatto costante con loro, di conoscerne vita, morte e miracoli e di attivarsi per risolvere il problema nella maniera "meno afflittiva" possibile per il soggetto.

    Episodi del genere sono diventati troppo frequenti. Bisogna attivarsi in tutti i modi possibile: nel frattempo che si decida cosa fare per "monitorare il personale", credo che un controllo più "attivo" da parte di chi ne dovrebbe essere il Responsabile, possa sicuramente fare bene.
    Rendere la propria vita agli altri senza nulla ricevere in cambio, se non la stima della gente orgogliosa di averci al suo fianco. Ecco cosa significa essere CARABINIERI
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  6. #76
    Responsabile di Sezione L'avatar di bartok
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    Scorpionbsg,
    Quando parlavo di segnalazione del collega mi riferivo infatti ad un sistema diverso e non "punitivo". Ovvero un concreto aiuto da parte dell'Istituzione anche e non solo da un punto di vista psicologico e in casi estremi il passaggio ad un ruolo non direttamente operativo in qualche ufficio. Anche io comunque non ho totale fiducia nella psicologia e temo possa, in determinati casi, essere utilizzata per allontanare elementi "scomodi".
    e io temo che il "sistema diverso e non punitivo" che intendi, verrebbe usato dai furbetti per parcheggiarsi dietro ad una poltrona.

    AlexanderAvi,
    Quindi, io credo che innanzitutto bisogna sensibilizzare i Comandanti ai vari livelli a ricercare nuovamente di stabilire un rapporto del genere con il personale. Di avere un contatto costante con loro, di conoscerne vita, morte e miracoli e di attivarsi per risolvere il problema nella maniera "meno afflittiva" possibile per il soggetto.
    niente di nuovo: è la "solita" campagna di "sensibilizzazione". E vabbè... sensibilizziamo.

  7. #77
    Responsabile di Sezione L'avatar di AlexanderAvi
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    Citazione Originariamente Scritto da bartok Visualizza Messaggio
    niente di nuovo: è la "solita" campagna di "sensibilizzazione". E vabbè... sensibilizziamo.
    Non dico che si debba procedere esclusivamente con questo, ma da qualche parte si deve cominciare.
    Se si rende necessaria la "solita" campagna, vuol dire che col passare del tempo si è innalzato un muro tra personale e comandanti...non c'è più dialogo, se non quello finalizzato esclusivamente allo svolgimento dell'attività di istituto. Avere la responsabilità di un Reparto non vuol dire soltanto guardare all'attività svolta e ai i risultati conseguiti, ma anche al personale e al suo benessere. E si sa: l'efficienza di un Reparto dipende anche e soprattutto da quello.
    Ultima modifica di AlexanderAvi; 03-03-18 alle 14: 09
    Rendere la propria vita agli altri senza nulla ricevere in cambio, se non la stima della gente orgogliosa di averci al suo fianco. Ecco cosa significa essere CARABINIERI
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  8. #78
    Maggiore L'avatar di mib
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    Secondo me il punto non è il nuovo eventuale metodo "tanto poi non funziona", ma casomai "tanto poi non vi piacerà". Che è ben diverso

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