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Discussione: DIARIO di BORDO - circumnavigazione del globo fra fantasia e ricordi

  1. #171
    Maresciallo L'avatar di giovigor
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    ....sulla tolda sdraiato....mi ci vorrebbe proprio oggi...tu Vecchio ...Vagabondo.....Buon Vento ..mi sa che in questi casi un aiuto a bordo non sarebbe sgradito...
    ..ognuno è fabbro della propria fortuna....

  2. #172
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    Mercoledì 09/07/2014 ore 00:10

    Pioviggina ancora, termometro sugli 8°, umidità al 76%, vento da Nord sui 7 Nodi e siamo a 20 Mn. circa dall'arrivo al largo di GeorgeTown dove credo che approderò con il VAGABONDO verso le 07-07:30, ora cercherò di contattare via radio la Marina Militare Australiana e l'Autorità Portuale per avvisarli del mio arrivo, la Tasmania è uno Stato dell'Australia ed il controllo delle sue acque e coste è affidato alla Royal Navy Australiana.
    Siamo partiti dalle Coste Campane il 05/02/2014 e siamo in viaggio da 153 giorni percorse 14.500 Mn. un terzo della transoceanica circa è andato, restano altre 28.000 Mn. circa prima di rimettere piede a casa, prevedo altri 300/365 giorni di navigazione maltempo e imprevisti permettendo, nell'agosto del 2015 dovrei tornare a sentire i profumi di casa sempre che non decida di....................

    Ci risentiamo appena avrò ormeggiato, BUON VENTO TERRAIOLI

  3. #173
    Maresciallo L'avatar di Zoppo
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    Citazione Originariamente Scritto da bsk Visualizza Messaggio
    , nell'agosto del 2015 dovrei tornare a sentire i profumi di casa sempre che non decida di....................
    intanto devi restituire la barca perciò evita di farti venire strane idee.
    Io non lampeggio per comunicare la presenza di posti di blocco.

  4. #174
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    intanto devi restituire la barca perciò evita di farti venire strane idee.
    veramente questa è la mia Zoppo a chi dovrei renderla??????
    al limite lasciarla in eredità a mio Figlio, ma sai il tuo legno se ne va con te come facevano e credevano gli antichi a partire dai grandi navigatori Vichinghi

  5. #175
    Maresciallo L'avatar di Zoppo
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    Citazione Originariamente Scritto da bsk Visualizza Messaggio
    veramente questa è la mia Zoppo a chi dovrei renderla??????
    al limite lasciarla in eredità a mio Figlio, ma sai il tuo legno se ne va con te come facevano e credevano gli antichi a partire dai grandi navigatori Vichinghi
    Non so perchè ma avevo capito che era Della Marina Militare, ma ripassando le prime pagine vedo che mi sbaglio.
    Forse il legno che avevamo adoperato sulla chat l'avevamo grattato alla Marina Militare, non ricordo, te n'eri occupato tu...

    Comunque non importa: qui non è questioni di fare i vichinghi, ma di essere responsabili: suvvia!
    Io non lampeggio per comunicare la presenza di posti di blocco.

  6. #176
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    Citazione Originariamente Scritto da Zoppo Visualizza Messaggio
    Non so perchè ma avevo capito che era Della Marina Militare, ma ripassando le prime pagine vedo che mi sbaglio.
    Forse il legno che avevamo adoperato sulla chat l'avevamo grattato alla Marina Militare, non ricordo, te n'eri occupato tu...

    Comunque non importa: qui non è questioni di fare i vichinghi, ma di essere responsabili: suvvia!
    si era il CORSARO II che è una delle barche della Marina Militare e aggiungo una signora barca e non lo avevamo fregato, ma ci era stato gentilmente concesso per quel viaggetto

  7. #177
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    Giovedì 10/07/2014 ore 18:02

    Siamo ormeggiati col VAGABONDO da 24 ore qui a GeorgeTown e fare la manovra d'ingresso in porto non è stato affatto semplice.
    La città si trova sulla sponda orientale della foce del fiume Tamar ed entrare a richiesto il motore per le continue manovre da fare e per il livello non costante dei fondali.
    Ha smesso di piovere anche se a tratti il cielo è nuvoloso, ma sono nuvolette bianche.
    Il termometro segna 12°, Umidità sul 45%, Vento da Owest che è sui 10 Nodi con raffiche che arrivano a 13.
    Il sole è sorto alle 07:49 e tramonterà alle 16:59
    Il porto turistico è situato a sud di Macquarie Street ed è il pittoresco York Cove. Nel 19 ° secolo era pieno di velieri provenienti da tutto il mondo, con il commercio delle spezie e delle merci dall'Europa attraverso l'Oceano Indiano. Ora è un porto abbastanza grande e commerciale, sede anche del George Town Yacht Club collegato alla città da un sentiero costiero che è illuminata di notte.

    La cosa strana è che sino ad ora, anche se ripetutamente sollecitati, nessuno è venuto dall'Ente Porto ne dalla Marina a controllarci, abbiamo seguito le istruzioni e col VAGABONDO ho ormeggiato dove mi erra stato indicato per radio, ma poi tutto tace e per gli Australiani è stana come cosa certo è che sino a che non vengono io non posso scendere a terra, ne sto approfittando per fare la lista di cio che mi serve per avere cambusa piena prima di ripartire, staremo a vedere.

    BUON VENTO TERRAIOLI

  8. #178
    Maresciallo L'avatar di giovigor
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    Buondì Vecchio...risolto l'arcano? ..sceso a terra a far rifornimento...e a godersi un po il luogo?.....cosa intendi per ...sempre che non decida di.........forse stai pensando di tornare a New Plymouth ......ricorderà forse la nostra costiera ..Cetara ...gli spaghetti con la colatura di alici..... ma questi profumi di casa ..come dici tu...li troverai solo a casa ...................sarà che manco da Pasqua e la nostalgia mi prende ..ma ora come ora non ci sarebbe altro posto dove vorrei essere.Buon Vento Vecchio ...Vagabondo
    ..ognuno è fabbro della propria fortuna....

  9. #179
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    Giovedi 10/07/2014 ore 20:20

    Trambusto in porto, io salgo in coperta e vedo due belle navi Militari che stanno facendo il loro ingresso in Porto puntando verso la zona riservata ai mezzi della Marina Militare Australiana.

    Mentre le guardo, belle con le loro linee veloci e sinuose, almeno per un amante del mare , vedo una piccola motovedetta sempre Militare che punta verso il VAGABONDO e penso:
    “alla buonora, eccoli che arrivano a farmi i controlli”.

    Si accostano al molo e a terra scendono in quattro tutti in divisa e arrivando nei pressi del VAGABONDO, chiedono il permesso di salire a bordo e solo allora fra loro scorgo un volto che conosco, vediamo se indovinate chi è

    Esatto è lei la bella e giovane Astrid, la figlia dei miei due compagni e amici Ellen e Pascal, incontrata/i alle COCOS circa 100 giorni fa e poi a Pasqua quando sono stato ospite a casa loro a Fremantle (se qualcuno vuol leggere il Diario inerente quei due fatti sono il 30/3/ 2014 ed il 18/04/2014 e successivi).
    Saliti a bordo rifiutano i documenti che porgevo loro e mi dicono che non devono fare nessun controllo, sono qui perché hanno ordine di scortarmi verso la zona Militare del porto, cosa che va fatta immediatamente e che lasceranno a bordo un loro Sottotenente, si congedano e scendono dal VAGABONDO lasciandomi in compagnia di Astrid.
    Io non la saluto nemmeno e la tempesto di domande, voglio sapere che succede perché di questo invito che pareva più un ordine ecc. ecc., insomma le grido addosso per almeno 10 minuti buoni senza che lei lasciasse la posizione di attenti su cui era ne proferisse parola, io sbollisco e rasserenandomi torno “umano” e la invito e mettersi sul riposo e le chiedo come stanno i suoi genitori.
    Lei sorride e togliendosi il berretto mi dice “bene, li vedrà presto” e dirigendosi alla radio aggiunge, “meglio sbrigarci con gli ormeggi dobbiamo andare”.
    Io vado a fare cio che devo, accendo il motore poiché in porto è vietato manovrare a vela e lascio a lei il timone guardandola pilotare con maestria il mio VAGABONDO.
    Appena lasciato il molo e immessici nella scia della Motovedetta iniziamo a parlare o almeno lei parla, io torno col pensiero alla notte fra la domenica 30 e lunedì 31 marzo, subito dopo la cena alle COCOS.

    <Mi aveva riaccompagnato nella mia camera dandomi appuntamento per l’indomani, ma io non riuscivo a chiudere gli occhi, il tanto cibo, il tanto bere, ma soprattutto le numerose emozioni della serata.
    In testa un vortice di sensazioni, pensieri, ricordi, una tempesta tale da non lasciarmi chiudere occhio, mi aggiravo nella stanza fra il letto ed il bagno, fra la TV e l’esterno che si vedeva dall’enorme porta finestra della camera.
    Il nero della notte diventava meno denso e fuori si vedeva il verde del prato del campo da golf, i sentieri per le macchinette elettriche e per fare passeggiate, le panchine su cui sedersi a guardare l’Oceano che era li a lambire il tutto.
    All’improvviso apro la porta finestra, esco sula terrazzino veranda e scopro che c’è un cancelletto apribile che ti fa uscire sul prato bagnato di rugiada e di umido della notte che ormai sta lentamente morendo.
    Esco sul prato e cammino verso il mare che s’intravede all’orizzonte sulla cima della collinetta, arrivo al sentiero, alla panchina e lì, davanti a me, l’Oceano, chiuso dalla barriera corallina.
    Mi siedo e lascio andare i miei ricordi ed ecco affiorare nitide le immagine di quei giorni di 40 anni fa.
    I V.O., i Gemelli, il Giro, la Bandiera, l’Inno, il tatuaggio sul polso destro che ha anche Astrid, le sue parole di quella sera:
    “Loro sanno che non è una leggenda, una storia che si ascolta nei bar dei porti e/o da raccontare ai bambini nelle lunghe notti invernali nei piccoli villaggi dei pescatori, loro sanno che è tutto vero, anche ciò cui può essere davvero difficile credere”.
    Il mio Giro che in quel 1974 partì all’alba di giovedì 14 novembre in una giornata uggiosa e con una foschia sul mare che faceva da presagio negativo.
    A lasciare il piccolo porto Bretone furono tre Gemelli, 63 persone (3 Vecchi e 60 membri degli equipaggi) fra cui il sottoscritto.
    Dopo soli 186 giorni, il 13 aprile 2015, allo spuntar del sole, la campana di Point de Pen-Hir battè tre rintocchi per annunciare il primo dei Gemelli che arrivava ed era appunto il numero III, il Gemello su cui c’ero anch’io a farlo, vincendo il Giro
    Avevamo finito il Giro, eravamo stati i primi e gli unici di quell’anno, entrammo nel piccolo porto Bretone da cui eravamo partiti e vedemmo il porto iniziare a prendere vita, la gente correre fuori per vederci arrivare e sul molo riconoscemmo gli altri due equipaggi, ma non c’era traccia di I e di II, scoprimmo poi che non avevano terminato il Giro e i Legni erano in riparazione chi sa dove e che nessuno ci aspettava.
    Non c’era stato preavviso dal Promontorio, la campana aveva suonato solo dopo che eravamo gia passati senza nessuna preavviso sull’imminente nostro arrivo.
    I complimenti, le mangiate e le bevute, sino al giorno del premio, il tatuaggio sul polso destro, quello fatto alla partenza con lo stemma dei V.O. e l’anno veniva modificato.
    Sull’anno tatuarono, ad ognuno di noi dell’equipaggio, una corona di alloro simbolo della vittoria, mentre al Vecchio fu aggiunto un tridente di Nettuno al fianco dell’anno che stava a significare che aveva vinto il giro quell’anno come Comandante
    Scorpii così che ero stato il più giovane fra tutti i partecipanti quell’anno, ma anche di essere stato il più giovane di sempre a vincere il Giro.
    I compagni e la gente del posto dicevano:
    “e chi ci pensava che l’Italiano sarebbe arrivato in fondo”, “così poi”, “facendo quello che ha fatto”, ed io che me ne stavo un po in disparte intimidito da tutto questo avrei voluto scappare.
    In fin dei conti cosa avevo fatto, nulla di così speciale, almeno per me e se eravamo arrivati primi non era mica merito mio, eravamo in 20+1 sul III.
    Verso sera mi si avvicina il Vecchio sotto il quale avevo navigato in quei sei mesi e con un’ enorme pinta di birra in mano mi disse:
    “sei stato unico ragazzo, davvero unico nelle onde dell’Horn, se non fosse stato per te quelli dell’I ora non sarebbero qui con noi ed il bello è che tu nemmeno te ne rendi conto, sei davvero unico ragazzo, sarai un gran Vecchio e chi sarà ai tuoi ordini sarà fortunato”
    Intonò il brindisi a cui fecero eco tutti i presenti che poi vennero a stringersi intono a me, fra loro i ragazzi dell’I fra cui c’erano anche Ellen e Pascal i genitori di Astrid.
    Gia l’Horn, chi se lo scorda, le onde che sembrano palazzi di 10 piani, il vento che soffia come non lo hai mai visto ne sentito prima (arriva sino ai 100/120 nodi) e urla, anzi ruggisce (i 40 ruggenti), gli albatros che volano maestosi in mezzo a tutto questo, una cosa che ti resta dentro davvero per tutta la vita e ogni volta che lo affronti è un’esperienza diversa, mai eguale, mai abitudinaria, specialmente con una barca a vela.
    Quell’anno fu davvero ancora più folle, mai avuto tanto freddo, mai sentito il vento soffiare con tale forza e mai viste onde così, davvero mai, la prima volta che lo avevo doppiato non era stato così “cattivo”.
    Eppure io mi divertivo, non riuscivo a stare fermo, ad accucciarmi, a ripararmi, volevo assaporare l’acqua, sentire il vento, guardare le onde arrivare e seguire anche I che era li, prima al nostro fianco e poi appena dietro di noi.
    Fu così che sentii qualcosa, che dentro di me scattò una strana sensazione che mi fece fare una cosa folle a ripensarci.
    Corsi verso il timone, spinsi da parte il Vecchio strappandoglielo dalle mani e inizia ad urlare ordini ai miei compagni che si fermarono attoniti per qualche secondo, ma che poi, vista la mia durezza, sicurezza ed insistenza risposero ad essi in modo veloce e preciso.
    Rallentammo l’andatura riducendo vela, mettemmo il nostro legno fra le onde e I sentendo l’alberatura stridere sotto lo sforzo di accusare quei colpi senza assecondarli, senza attutirli, ma prendendoli in pieno e in quel momento accade.
    Eravamo proprio paralleli con loro, fra loro le onde ed il vento, a coprirli, quando I ruppe.
    Un rumore secco, sordo, che mette paura davvero ad un marinaio e con la coda dell’occhio vedemmo le vele strapparsi e l’albero di I spezzarsi di netto lasciando la barca in netta difficoltà.
    Ora tutto era chiaro per tutti, io lo sapevo, lo avevo previsto, sentito e tenevo il nostro III li così a fare da riparo ai compagni in difficoltà.
    Durò ore, rischiammo noi e loro di finire a tener compagnia ai pesci sul fondo più di mille volte, ma la notte passò, l’alba spuntò e la tempesta, così com’era arrivata, cesso improvvisamente.
    Il mare tornò calmo, il cielo sereno come un bambino e noi accompagnammo I sino a Puerto Williams, la base navale Cilena che da sempre controlla la zona dell’Horn e che è anche una piccola cittadina portuale situata sull'Isola di Navarino che si affaccia sul Canale di Beagle.
    Li avrebbero potuto riparare i danni e trovare rifugio, ci fermammo anche noi solo un giorno per assicurarci che tutto fosse a posto e per festeggiare lo scampato pericolo e poi riprendemmo il mare, c’era il Giro da fare e chi sa II dov’era?
    Ricordo gli occhi di tutti come mi guardavano e mi aspettavo da un momento all’altro di essere sbarcato per insubordinazione a bordo, invece il mio Vecchio non disse una parola e riprendemmo il Giro.
    Mentre tutto questo riviveva nei miei pensieri sentii dei passi una corsa veloce, Astrid era li, sul sentiero, che correva in canotta e pantaloncini , il sole era sorto da un po e anche lei mi vide seduto lì sulla panchina.
    Mi si avvicina, mi poggia la mano destra sulla spalla ed ecco nitido il Tatoo che la sera prima avevo solo intravisto, la V. color oro, la ruota di un timone, la O. color oro e sotto l’anno, 2004.
    Lei sorride felice, vede cosa guardo e cerca la mia mano destra, la gira e lì, un po più sbiadito del suo, c’è il mio tatoo e con la voce allegra mi dice:
    “Vede Sir è diverso dal mio, molto diverso.
    Si c’è la V, il Timone, la O., ma poi inizia a essere diverso.
    Gli anni sono due.
    1974 con la corona d’alloro (un giro finito, vinto, da Marinaio)
    1978 con il Tridente (un Giro finito, vinto, da Vecchio)
    Lei è nella leggenda e dovrebbe saperlo.
    E’ stato il più giovane V.O. di sempre a finire/vincere un giro, è anche uno dei 100 Vecchi che un Giro l’ha finito/vinto.
    Ancora, lei è uno dei 20 nella storia dei V.O. ad aver partecipato a due giri, uno da Marinaio e uno da Vecchio avendoli vinti tutti e due.
    Per finire è anche il più giovane Vecchio di sempre che abbia avuto l’onore di guidare un Gemello al Giro comandandolo sino ai rintocchi della campana.
    Ora sa perché in quella sala ieri sera tutti erano felici di conoscerla, per lei è tutto normale quello che ha fatto, anzi si dice che lo abbia vissuto anche come un peso, che abbia rifiutato di far parte del Circolo del Mare, il Comitato che controlla e regola i V.O..
    Si racconta che lei sia un irascibile, scorbutico, solitario, che cerchi di non fare mai davvero amicizia con gli altri o almeno di far credere che sia così per soffrire meno quando deve lasciarli a terra o peggio ne perde qualcuno.
    Ma per loro, per chi vive il Mare, l’Oceano, come noi, lei è il mito, cio di cui si sentiva raccontare da bambini dai propri nonni, ed ora lei c’è davvero, ecco perché la guardavano cosi, ma forse ha ragione lei, se ci penso, essere lei deve essere davvero pesante”.
    Per la prima volta il mio sguardo sorride, così mi parla solo quella santa donna di mia moglie quando siamo soli, insieme abbiamo rinunciato a quella vita per entrare il più possibile nella normalità, per avere una famiglia, un figlio da tenere lontano da tutto quello che ci aveva fatto conoscere, innamorare e che entrambi amavamo e amiamo, ma che non volevamo come vita per il nostro ragazzo, che strani i genitori >

    Volete sapere l’ironia della vita???
    Mio figlio ha lasciato improvvisamente l’università a esami tutti dati con il massimo dei voti per entrare in Marina dalla porta di servizio, come semplice VFP1.
    Arrivò una sera a casa e ci disse: “Parto per Taranto vado a Maricentro se va bene starò via tre giorni se no torno prima. Sapete che amo il Mare, da bambino volevo fare l’Oceanografo, provo il Concorso da VFP1 e se entro vedo se mi piace e decido che fare”.
    Gli è piaciuto e mentre prestava Servizio da P1 ha studiato tentando due Concorsi interni per vincerli tutti e due scegliendo poi quello da Maresciallo, MARISCUOLA, ora è in Marina e gia dice: “magari un domani continuerò a salire la scala della Carriera col Concorso da Ufficiale come Interno”.
    Che ironia il fato, se sapesse che il papà……….

    Ecco qui solo una parte di quei ricordi che gia dopo la cena alle COCOS mi avevano tenuto sveglio, ecco una parte di cio che accadde dopo quella cena e che sino ad ora non vi avevo raccontato.

    Solo una parte, però, manca l’Accademia, il Giro, i quattro anni successivi, il Giro da Vecchio, il ritorno e cio che accade sino ad oggi.
    Tutto questo lo riservo per le prossime volte quando mi verrà voglia di……
    Ormai sapete che io scrivo, mi racconto e poi mi pento e magari cancello tutto per poi dopo un po riscrivere e pubblicare, che volete sono fatto così, prendere o lasciare.
    Ora pubblichiamo questo prima di cambiare idea

    BUON VENTO TERRAIOLI, alla prossima

  10. #180

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    Bsk, quanta conoscenza e quanta umanita'riesce a trasmettere con la sua scrittura. Complimenti!!

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