Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 26

Discussione: Corso Base Volontari generici Protezione civile

  1. #11
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    Lezione n. 8 - TELECOMUNICAZIONI (operatori di squadra- operatori in monitoraggio-operatori centrale operativa- operatodi di coc-com-ccs)

    Diciamo subito che questa parte è rivolta essenzialmente agli operatori TLC di protezione civileNon faremo un discorso eccessivamente tecnico. Non parleremo di propagazione ionosferica, di onde hertziane o di come costruirsi una radio. Per l’attività di protezione civile la radio è un mezzo di comunicazione non di studio.

    LEGISLAZIONE
    In Italia l’uso delle TLC èregolamentato dal D.Lgs. n° 259 del 01-08-03, che ha abrogato diverse precedenti leggi e decreti in materia. Si tratta quindi di una normativa relativamente recente che necessita ancora di alcune interpretazioni particolari. E’ specificato però che ogni concessione, autorizzazione o licenza preesistenti, continuano ad essere valide fino alla loro naturale scadenza. La normativa prevede anche dei criteri abbastanza tortuosi per determinare gli importi dei “contributi dovuti” per ottenere e mantenere queste “autorizzazioni”.In pratica l’ammontare di questa “tassa complessiva” è il risultato della somma del contributo per l’istruttoria della pratica, del contributo per la concessione della frequenza e del contributo per la vigilanza, verifica e controlli. Inoltre quest’ultima voce è ulteriormente differenziata secondo il numero degli apparecchi, l’area coperta e la potenza utilizzata. Le associazioni di volontariato di Protezione Civile iscritte nei Registri, per cui ONLUS di diritto, sono esentate qualsivoglia tassa o contributo.Ciò invece non avviene per i Gruppi Comunali. Queste compagini non si configurano in organismi che si possono identificare in Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale. In questi casi, le richieste di autorizzazioni per l’utilizzo di determinate frequenze e ponti ripetitori, ricade nelle competenze delle Amministrazioni Comunali e i relativi contributi dovuti sono a carico del bilancio comunale.

    SISTEMA DI COMANDO E CONTROLLO
    Un intervento di emergenza radio, nel contesto di un’azione di protezione civile, può svilupparsi in vari modi, alcuni di essi possono essere pianificati, ma spesso ogni emergenza insegna sempre un nuovo modo di utilizzo delle radio.
    Le Maglie Radio Alternative di Emergenza. sostituiscono la rete telefonica e le reti di servizio normale (VVF; PS; CC; 118; CRI; ecc.) ovvero, si affiancano ad esse per avere maggiori canali di comunicazione sempre aperti senza il rischio di linee occupate a causa di eccessivo traffico o di avarie. Una maglia radio provinciale potrà essere costituita dai seguenti collegamenti:
    COC - (oggi ridefinito anche UCL unità di crisi locale) l’operatore sul territorio genera le informazioni primarie o riceve l’ordine esecutivo finale.
    COC - COM si effettuano le trasmissioni di messaggi di richiesta di soccorso e/o di informazioni.
    CCS - COM, (e con altri enti interessati in maniera straordinaria dall’emergenza), si effettuano le trasmissioni di messaggi di
    richiesta di soccorso e/o di informazioni di grado più elevato dei precedenti.
    Collegamenti di Organizzazione - collegamenti “non in rete” effettuati fra postazioni di una medesima organizzazione con la propria sede o fra membri di diverse squadre della medesima organizzazione.
    Collegamenti PUNTO - PUNTO - collegamenti “non in rete” effettuati fra squadre di diverse organizzazioni e la stazione capomaglia o di coordinamento dell’emergenza o collegamenti “ad hoc” fra 2 postazioni interessate da particolari esigenze.
    COLLEGAMENTI RADIO D'EMERGENZA
    La rete dei collegamenti radio di emergenza si suddivide in 4 fasi:
    - 1 fase monitoraggio della zona a rischio (es:monitoraggio di un fiume: si trasmettono informazioni specifiche generate dall'operatore stesso)
    - 2° fase: TRasmissione dei messaggi di soccorso (es: incidente industriale: si cerca di trasmettere la richiesta di soccorso ad una stazione esterna al di fuori del territorio)
    - 3° fase: Rete alternativa di collegamenti radio tra COM (es: black out telefonico: si trasmettono messaggi generati dagli enti. E' indispensabile l'uso del modulo trasmissione messaggi (brogliaccio-radio)
    -4° fase: collegamento radio punto-punto (es: collegamento tra 2 tendopoli: si trasmettono messaggi e informazioni varie generati dai responsabili del campo)
    MODULO MESSAGGIO
    E' un modulo di derivazione diretta dal Modello 57 della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile (se qualcuno è in possesso di tale modulo, cortesemente me lo potrebbe inviare che non riesco a trovarlo?); è stato messo a disposizione di tutti gli enti che possono essere interessati all'utilizzo del medesimo durante le emergenze. Tutti gli operatori di COM e CCS lo utilizzano.
    Il modulo messaggio vede l'interazione di due ruoli diversi: il compilatore (colui che redige il messaggio, non lo trasmette e di solito è addetto ad ambiti diversi nelle trasmissioni radio (es: sindaco, ROC, coordinatore logistico ecc...), e l'operatore radio (colui che trasmette in fonia il messaggio che è stato scritto dal compilatore.
    Le zone di compilazione si distinguono in due casi: MSG in partenza (dove viene compilata solamente la parte inerente al messaggio) e messaggi in arrivo (dove viene compilato tutto il modulo, compresa intestazione ecc...)
    Qualifica di precedenza: Definisce la priorità di trasmissione, smistamento e recaopito del messaggio e viene stabilita dal compilatore, può essere U= urgente o O=ordinario.
    Qualifica di trasmissione: definisce la priorità di trasmissione, smistamento e recapito el messaggio e viene stabilita dall'operatore radio, può essere PA= soccorso per la salvaguardia di vite umane o P= soccorso per la difesa dei beni materiali.
    Tutte le registrazioni da e per: Centro trasmissioni radiomobile, CT mobile, comunque e da qualsiasi Stazione devono essere REGISTRATE nel REGISTRO DI STAZIONE STAZIONE
    QUALCHE REGOLA PER IL MODULO MESSAGGIO:
    -Dettare molto lentamente avendo cura di interrompere la trasmissione dopo un certo numero di parole e riprendere la dettatura solo dopo la conferma di avvenuta ricevione;
    -Numerare progressivamente ogni modulo mesasggio iniziato, se per una trasmissione se ne utilizza più di uno specificare con "segue n° prot."
    -Evitare le correzioni sono ammesse solo per i messaggi di tipo PA e P)
    -Compilare in ogni parte di propria competenza senza tralasciare alcun dato
    -Redigere doppia copia utilizzando la carta carbone
    -Ricordarsi di far sempre firmare la copia del messaggio a cui viene consegnato. La copia firmata sarà archiviata a cura del Centro Trasmissioni


    LE FREQUENZE RADIO UTILIZZATE IN PC: CREDENZE
    Sbarazziamo subito il campo a false credenze.
    Nel nostro Paese le radiocomunicazioni veramente in “libero uso” sono solo quelle che utilizzano i piccoli apparecchi LPD, i radiocomandi, i segnalatori di soccorso antivalanghe e pochi altri.

    LE FREQUENZE RADIO UTILIZZATE IN PC: LEGGENDE
    Sfatiamo subito un mito che non esiste e che molti vorrebbero esistesse:
    Non esiste una frequenza radio specifica riservata all'attività di Protezione civile
    E meno male che sia così. Perché?
    Perchè con la presenza così capillare di moltissimi gruppi di Protezione civile, la presenza di frequenze radio (anche a più canali) anche solo a livello provinciale genererebbe il caos più totale nelle comunicazioni

    LE FREQUENZE RADIO UTILIZZATE IN PC: LA REALTA'
    Per tutti gli altri apparecchi o, per meglio dire, per tutti gli altri servizi che utilizzano radio frequenze diverse, occorre un’autorizzazione e bisogna pagare una tassa. Sono escluse solo le ONLUS.
    Lo spettro elettromagnetico utilizzabile per le radiocomunicazioni è molto vasto, ma anche i servizi che necessitano di
    radiocomunicazioni sono numericamente molto elevati (si pensi ai servizi sanitari, le ditte di trasporto, la vigilanza, le forze dell’ordine, le manutenzioni tecniche, i
    network radiotelevisivi, ecc.), pertanto lo spazio destinato agli usi di protezione civile in definitiva è molto limitato.
    Il rischio che vi siano delle sovra emissioni, ovvero l’uso simultaneo della stessa frequenza da parte di più soggetti, è molto elevato. Ecco quindi l’esigenza dei piani provinciali di utilizzo delle frequenze che prevede l’assegnazione concordata di bande e canali in funzione:
    - della zona territoriale da coprire;
    - della tipologia delle informazioni da trasmettere;
    - dell’Ente che deve utilizzare queste informazioni;
    HF (HIGH FREQUENCY) DA 1500 Khz A 30 mHz
    Si tratta della banda più “vecchia” dove le onde radio possono percorrere i tragitti più lunghi seguendo la curvatura della terra e le riflessioni sia del suolo che della stratosfera, inoltre le onde radio con questa frequenza sono in grado di attraversare, senza grosse perdite, gli ostacoli rappresentati da case, boschi ecc. Necessita però di grande dispendio di energia e di antenne molto lunghe. In Protezione Civile una porzione di questa banda viene utilizzata dai Radioamatori per i collegamenti fra le Prefetture
    la Ministero degli Interni a Roma. A livello locale, con apparati di debole potenza, e con risultati modesti, si può usare la sottobanda dei 27 Mhz conosciuta come “banda cittadina” (CB)
    Ne viene concesso l’uso da parte del DPC per periodi temporanei e delimitati dietro richiesta di un Ente o Associazione.Richiede apparati abbastanza costosi e l’efficienza in isofrequenza è di qualche Km, con l’utilizzo di appositi ponti ripetitori installati in posizione alte (colline ecc.) si può coprire tutto l’intero territorio provinciale. (anche per vhf)
    Nell frequenze comprese tra 43 Mhz e 27 Mhz Occorre un’autorizzazione generale rilasciata del MiniCom dietro l’inoltro di documentazione apposita. La frequenza è prevista dalla normativa.Richiede apparati di debole potenza, molto economici e
    di facile reperibilità sul mercato, per contro il raggio di copertura è molto modesto.
    VHF (VERY HIGHT FREQUENCY) DA 30 Mhz a 300mHz
    La caratteristica principale di questa banda è la presenza, nella parte alta della stessa, di molti servizi privati e di quasi tutti i servizi di pubblica assistenza (Vigili del fuoco, Croce Rossa, 118, Croci varie, ecc.). Nella parte bassa è allocata la banda 43 Mhz che viene spesso usata dalle associazioni e dai gruppi comunali di protezione civile. In questa banda, a partire già dalle frequenze intorno ai 130 Mhz i collegamenti si effettuano in portata cosidetta “ottica”, in quanto le onde radio non riescono a seguire la curvatura della terra e iniziano a manifestare un discreto assorbimento quando attraversano muri e zone abitate.
    UHF (ULTRA HIGHT FREQUENCY) DA 300 mHz a 3.000 Mhz
    In questa banda, la direzionalità e la trasmissione a portata ottica diventano le caratteristiche peculiari che permettono alle apparecchiature radio di effettuare collegamenti anche di parecchi chilometri con pochissima potenza. Per contro basta un ostacolo fra la trasmittente e la ricevente per compromettere il collegamento.
    La frequenza UHF - LPD 433 Mhz utilizza piccolissime ricetrasmittenti della potenza di 10 mW, dal consumo irrisorio, ma solo con antenne entrocontenute. E' molto indicata per i collegamenti radio all'interno di una squadra ed in un territorio ristretto
    Per la frequenza UHF - PMR 446 Mhz Occorre un’autorizzazione generale rilasciata del MiniCom dietro l’inoltro di documentazione apposita. La frequenza è prevista dalla normativa. Non è per uso di Protezione civile. Utilizza piccolissime ricetrasmittenti della potenza di 500 mW, dal consumo irrisorio, ma solo con antenne entrocontenute.
    PONTI RADIO UHF-VHF
    Occorre l’autorizzazione generale rilasciata dal MiniCom dietro presentazione di una documentazione con le schede tecniche delle apparecchiature, la loro localizzazione (ponte radio), il raggio di copertura. La frequenza viene assegnata d’ufficio. Le bande di frequenza ad uso privato PMR tecnicamente sono assimilabili a quelle radioamatoriali in quanto le apparecchiature sono le medesime ma con diverso sistema di programmazione (tramite PC).La differenza sostanziale è una sorta di esclusività della
    “concessione d’uso” della frequenza, o meglio di un codice (CTCSS) dalla stessa, in quanto l’ente, il comune o l’associazione “concessionaria” ne diventa unica utilizzatrice in una determinata area.
    BANDE CB
    Uso libero subordinato ad una dichiarazione legata ad un'unica persona. Il contributo annuo è di € 12.00 per un numero illimitato di apparecchi.
    BANDE RADIOAMATORIALI
    Uso autorizzato dietro ad una denuncia di inizio attività previo conseguimento della patente da radioamatore. Il contributo annuo è di €5.00 per un numero illimitato di apparecchi.
    Le altre bande sia inferiori che superiori hanno poca rilevanza per le attività di protezione civile. Per conoscenza didattica si può dire che le bande inferiori si utilizzano per segnali orari campione e di posizione, mentre le bande superiori ovvero le microonde sono importantissime per i collegamenti con i satelliti.

    LA LAVORAZIONE DEI FLUSSI INFORMATIVI
    Un incarco che spesso è affidato all'operatore radio di protezione civile durante un'emergenza è quello di "verificare la situazione" sul campo; ovvero recarsi sul crash per descrivere alla sala operativa la reale situazione.
    La descrizione del sinistro è di estrema importanza. Più precise ed immediate sono le informazioni, più correttamente si potrà valutare la situazione. Può sembrare una banalità, ma gli strumenti necessari per svolgere il compito di addetto alla sala operativa sono CARTA e PENNA, per poter annotare in tempo reale le annotazioni fatte dall'operatore.
    IL TRIAGE
    E' importante ricordare di trasmettere il messaggio o l'eventuale richiesta di soccorso cercando di non tralasciare i dati fondamentali; un metodo efficace, come riferimento è quello di ricordare le famose WH QUESTIONS del giornalismo inglese: chi, cosa, perchè/come, dove, quando. Non è necessario esporle nell'ordine. Il messaggio di richiesta non deve esporre messaggi di tipo operativo, se non dettati da competenza specifica. Ricordarsi che le informazioni inutili occupano la frequenza e creano confusione in chi riceve il messaggio.
    PRASSI DA SEGUIRE:
    A) Giunti sul luogo del sinistro scrivere, annotarsi la descrizione della zona (città o frazione, chilometro dell'autostrada, o della SS, SP eccc); prestare attenzione anche ai particolari salienti della zona e della sede stradale (ponticelli, fossi, chiesette eccc) utili all'individuazione su carte topografiche.
    B) descrivere il tipo di sinistro: terremoto, crollo, scoppio, alluvione, incidente stradale, crollo, incidente industriale ecc....
    C) Capire il numero delle vittime, la gravità dei feriti e la loro stabilità (sono sepolti, incastrati, immersi in acqua, dispersi ecc...) effettuando già un primo triage generale sulle vittime.
    D) controllare se ci sono pericoli collaterali come ad esempio: spargimenti di liquido infiammabile, tossico, nocivo, cavi elettrici (sospesi o danneggiati), materiale con etichette pericolose (vedi lezione codice kemler).
    E) Pianificare il percorso più semplice per gli eventuali soccorsi tenendo presente che i mezzi di soccorso (APS, ABP, Autoscale ecc...) sono larghi c.a. 2.50 metri e alti mediamente 3.50 metri. Utilizzare cartografia IGM.
    F) Ricordarsi sempre il quando, ovvero l'ora e i minuti di quando è avvenuto il sinistro o l'evento. La comunicazione deve sempre indicare la fonte, ovvero chi genera la notizia

    STRUTTURA DI UNA SALA RADIO
    In situazioni di crisi sovracomunali viene attivata la Sala Operativa della Prefettura (UTG) che prende il nome di Centro Coordinamento Soccorsi (CCS). Il responsabile della Charlie Oscar (CO = centrale operativa) è un funzionario della Prefettura che, coadiuvato da altre figure istituzionali, dispone gli interventi atti a far fronte all'emergenza. I messaggi relativi all'emergenza partono e pervengono alla CO mediante Telefono, fax, e-mail e staffette
    La sala radio è lo spazio riservato alle TLC che non può convivere all'interno della CO, ma deve essere collocata in una zona adiacente, ma separata. In sala radio devono far capo i terminali RTX delle Forze istituzionali (FFOO, VVF, 118, ecc...), ma anche i terminali dei gruppi di pc che si occupano delle reti radio alternative di emergenza. In un campo le tende ideali per allestire una sala radio sono le PI 88. Il materiale logistico necessario sarà: diversi tavoli 2X1, delle sedie, alcune lavagne, dei cavalletti portacarte geografiche, un generatore d'emergenza spento, una batteria a tampone e delle canaline per far uscire i cavi e portarli alle antenne.

    TIPOLOGIE DI RADIO
    L'apparecchiatura radio rappresenta il veicolo su cui la Protezione civile carica le informazioni per il loro trasferimento. Come per i veicoli che marciano sulle strade, avremo veicoli lenti e veicoli veloci, ciclomotori e pullman, motocarri e autoarticolati.
    RADIO PORTATILI/PALMARI
    Sono apparati di piccole dimensioni che contengono in un unico pezzo tutte le sezioni caratteristiche delle radio (alimentazione, microfono, altoparlante e antenna).
    RADIO VEICOLARI
    Apparati che sono simili ad autoradio, necessitano di una fonte di alimentazione esterna, di un'antenna, di un microfono e spesso anche di un altoparlante. Si installano a bordo degli automezzi o come radio fisse da campo".
    RADIO FISSE
    Sono apparati che contengono all'interno un alimentatore e possono essere collegate direttamente alla rete 220. Normalmente sono di costruzione voluminosa e si utilizzano all'interno di sale radio con un'antenna fissa.
    Tutte le apparecchiature radio sono predisposte per la trasmissione in fonia, ma alcune di esse possono anche trasmettere dati, sia anlogici che digitali. In Protezione civile la trasmissione dati è importantissima e permette di velocizzare il traffico radio. Con apparecchiature più complesse possiamo così trasmettere fax, immagini da telecamere, documenti e file da computer, coordinate topografiche GPS, rilevamenti pluviometrici ecc...

    USO PRATICO
    Senza addentrarci in aspetti eccessivamente tecnici, occorre tenere presente alcune regole nell’uso delle radiocomunicazione.
    Visto che la radio è un mezzo per mettere in comunicazione almeno due soggetti (ma in protezione civile sono sempre molti di più) è indispensabile che questi soggetti “parlino la stessa lingua” e non che, invece, si esprimano
    con terminologie del tutto personali.
    La procedura denominata in gergo “CHIAMATO-CHIAMANTE“ per effettuare una chiamata:
    - Sincerarsi che nessuno stia impegnando la frequenza onde evitare di “sovramodulare” ovvero disturbare altre comunicazioni.
    - Rivolgersi al corrispondente chiamandolo con il suo nominativo e indicando il luogo dove si trova.
    - Far seguire il proprio nominativo e il luogo dove ci si trova.
    E’ sempre opportuno che ci sia un coordinatore delle comunicazioni. Prima di iniziare ogni conversazione accertarsi che l’interlocutore ci riceva in modo accettabile.
    Il controllo di una comunicazione radio (QRK) si compone di due dati: “RADIO” e “SEGNALE”
    Il primo relativo è alla comprensibilitàdella voce ricevuta, il secondo all’intensità del segnale misurato da un apposito strumento montato normalmente su apparecchiature radio di qualità ("S"meter, o rossmetro).
    Tralasciando la lettura dello strumento, si può in ogni caso dare un controllo radio secondo questa scala di valutazione:
    RADIO 5 : comprensibilità 100% - forte e chiaro
    RADIO 4 : comprensibilità 80% - buono
    RADIO 3 : comprensibilità 60% - appena comprensibile
    RADIO 2 : comprensibilità 40% - comprensibilità a tratti
    RADIO 1 : comprensibilità 20% - non comprensibile
    RADIO 0 : assenza di modulazione - non si sente niente
    Generalmente le comunicazioni si effettuano "in chiaro", cioè parlando normalmente. CB e radioamatori, insieme ad altri numerosi enti, usano alcuni codici o linguaggi particolari definiti codice Q, e codice di sillabazione Nato. In ogni caso prima di utilizzare questi codici, assicurarsi che l’interlocutore ne sia a conoscenza.
    CODICE Q
    QRA Nominativo della stazione
    QRG La vostra frequenza esatta è:...
    QRK Comprensibilità della modulazione
    QRM Sono disturbato
    QRT Sospensione della trasmissione
    QRX Chiudo. Richiamerò alle ore:...
    QSL Accuso ricevuta della trasmissione
    QSO Comunicazione diretta
    QSY Passaggio ad altra frequenza
    QTC Messaggio destinato a:...
    QSX In ascolto radio
    QTR Ora esatta.
    QTH Posizione o località
    CODICE NATO
    Il codice Nato di sillabazione, o "Spelling", è invece fondamentale per tutti gli operatori radio, perché sulle reti di comunicazione possono transitare messaggi o nomi complessi o sensibili. La sillabazione effettuata in maniera corretta permette in questi casi l‘eliminazione di errori che possono essere fatali.
    ALFA. BRAVO, CHARLIE, DELTA ECHO, FOXTROT, GOLF, HOTEL INDIA, JULIET, KILO, LIMA, MIKE, NOVEMBER, OSCAR, PAPA, QUEBEC, ROMEO, SIERRA, TANGO, UNIFORM, VICTOR, WISKY, X RAY, YANKEE, ZULU.

    I COMANDI PRINCIPALI DI UNA RADIO
    Una radio ricetrasmittente è composta da un corpo centrale che contiene i circuiti di sintonia, ricezione e trasmissione, di un microfono, un altoparlante, un'antenna (se portatile) e se fissa un alimentatore.
    Le radio portatili o palmari racchiudono in un unico pezzo tutti gli elementi sopra descritti. la criticità di questo tipo di apparecchi è l'alimentazione che è fornita da piccole batterie, e la bassa potenza.
    Prima di iniziare un collegamento radio bisogna sincerarsi che tutti i "pezzi" siano oppoortunamente collegati, in caso contrario oltre a rendere impossibile il collegamento radio, si può provocare un danno irreparabile all'apparecchiatura stessa.
    Andiamo ad analizzare le funzioni di una radio RTX da 43 mHz, le componenti principali di una radio sono:
    - Power on/off volume (controlla l'uscita audio e l'accensione/spegnimento)
    -Squelch (si utilizza per silenziare il ricevitore in assenza di segnale)
    - Presa per antenna (nelle portatili in gomma con connettore BNC)
    - Phone jack (per portaili, è la presa d'auricolare esterno)
    - Mike (microfono), nelle portatili è presente il microfono incorporato, oltre al Mike Jack, una presa per microfono o microaltoparlante esterno, spesso abbinata con la presa per auricolare (2 pins)
    - Tasto MO (apre rapidamente lo squelch)
    -Hi-Low power (in posizione HI con indicazione sul display PW si otterrà in trasmissione una potenza di 4W ed in posizione Low di 1W)
    -Tasto DW/KL/M4 (Permendo questo tasto viene inserita la funzione Dual Watch (grazie alla quale è possibile operare in ricezione su due bande simultaneamente con squelch inserito (V/V, U/U e V/U)), premendolo per circa 5 secondi si inserisce la modalità lock).
    -Display multifunzione (questo LCD comprende vari tipi di indicazioni: battery low, e tutte le funzioni inserite manualmente).
    - tasto FC (questo pulsante abilita il comando Function che permette la memorizzazione delle 4 memorie).
    -Tasto SC/MI (Questo pulsante consente la ricerca automatica di un canale occupato tra i 24 disponibili
    - Selettore LCR - Last Channel Recald (questa funzione consente di richiamare l'ultimo canale nel quale è stata fatta una comunicazione)
    - Tasto EMG (premendo questo tasto immediatamente viene selezionato il canale 13. Ripremendo questo tasto viene esclusa tale funzione)
    -Tasto PTT (tasto di trasmissione presente su Mike (o sulla radio se portatile) da tenere premuto solo il tempo necessario per la trasmissione)
    - Tasto LI/FQ (Premendo questo tasto il display LCD rimarrà illuminato per qualche secondo, mantenendolo premuto questo pulsante per alcuni secondi, si commuterà la visualizzazione da canale a frequenza e viceversa)
    - Channel Up (tasto di selezione dei canali in modo crescente)
    -Channel Down (tasto di selezione dei canali in modo decrescente)
    -tasto di rilascio (Questo pulsante consente di rimuovere il blocco batetrie.
    Ci possono essere anche altri comandi. Oggi si trovano in commercio apparecchi con GPS per localizzare la posizione. Ciò dipende dal tipo dell'apparecchiatura e l'uso per cui è destinata

    USO PRATICO
    Ci limiteremo ad analizzare degli RTX di semplice configurazione. Una volta accesa l'apparecchitura (manopola ON/OFF) e regolato il volume, si regolerà il silenziamento fino a scomparsa del rumore di fondo (squelch). Attenzione però perchè si rischierebbe di non ascoltare più nulla. Per poter effettuare la chiamata radio è necessario essere sintonizzati sulla stessa frequenza, o sullo stesso canale in uso.
    a questo punto si potrà trasmettere la propria voce premendo il pulsante PTT (press to talk) posto su di un lato del microfono (o della radio se portatile), parlando a breve distanza da esso (circa una spanna) e rilasciando immediatamente il PTT alla fine della comunicazione. Questa operazione è necessaria in quanto le radiotrasmittenti - al contrario del telefono (duplex) - sono monodirezionali (simplex), cioè durante la ricezione non possono trasmettere e durante la trasmissione non possono ricevere (in poche parlo o si parla o si ascolta). Pertanto quando si preme il pulsante PTT si attiva la radio nel modo trasmissione e si inibisce la ricezione. Per far capire al corrispondente che si sta finendo di trasmettere e che si passerà all'ascolto della comunicazione si pronuncia la parola passo. Questa manovra, che spesso comporta degli errori nei principianti, è molto più semplice apprenderla mediante delle prove pratiche che non spiegarlo a parole
    QUATTRO REGOLE BANALI MA FONDAMENTALI
    1- Quando si utilizza una radio ricetrasmittente sia palmare che veicolare tenersi sempre lontani da costruzioni in muratura e/o manufatti in metallo.
    2 - quando si usano i portatili, non trasmettere utilizzando il microfono esterno e l'apparecchio agganciato alla cintura. Il rendimento della radio può diminuire dell'80%.
    3- Tenere presente che quando si utilizzano RTX palmari all'interno di un edificio o all'interno di un'autovettura, il rendimento può dimezzarsi.
    4- Un'antenna campale deve essere installata in spazi aperti e più in alto possibile. E'm più efficace un'antenna che 100 w di potenza (tralaltro illegali in Italia).

    DIFFERENZE TRA RTX PROFESSIONALI E HOBBISTICHE
    Un aspetto che crea qualche problema soprattutto tra coloro che pensano di masticare qualcosa di radiocomunicazioni è la differenza tra apparati hobbistici e radio professionali.
    La prima categoria ha l'identificazione dei canali/frequenza impostata dal costruttore secondo una definizione internazionale. Questa impostazione non si può assolutamente modificare. Ciò vuol dire che in tutto il mondo se utilizziamo un apparecchio PMR 446 (ma può essere di qualsiasi marca e produttore) so che, per esempio il CH 3 che appare sul display o sulla manopola, corrisponde alla frequenza di 446,021.25 mHz. Lo stesso principio vale per le apparecchiature 27 mHz e 43 mHz. Nelle apparecchiature professionali, invece, una determinata frequenza viene abbinata a un determinato numero di canale (o una tag) tramite un'impostazione effettuata dall'utilizzatore, servendosi unicamente di un PC munito di software. Il sistema risulta più flessibile e adeguabile a precise esigenze, ma può creare delle difficoltà se non viene concordato una sorta di protocollo tra gli utilizzatori.

    LE ANTENNE
    L'antenna di un ricetrasmittente è uno degli elementi più importanti per la buona riuscita di una trasmissione (ricezione): senza di essa anche il miglio apparecchio radio diventa inutilizzabile. La qualità di un'antenna viene indicata dal suo guadagno, misurato in decibel (dB): maggiore è questo valore, migliore sarà il rendimento della stessa. Un buon cavo coassiale è l'indispensabile per il buon funzionamento dell'impianto aereo. Deve essere il più corto possibile, "intestato" con cura utilizzando le connessioni PL e mai avvolto a spirale (Negli impianti veicolari è cosa buona e giusta non tagliarlo mai) L'antenna ideale è lunga esattamente quanto la lunghezza d'onda della frequenza per cui viene utilizzata. Spesso ciò è impossibile o comunque assai scomodo, per cui si utilizzano antenne lunghe 1/2 d'onda, 1/4 d'onda 5/8 d'onda o caricate
    CALCOLO DELLA FREQUENZA D'ONDA
    Il calcolo della lunghezza d'onda si calcola con un calcolo:
    Velocità della luce (o velocità di propagazione delle onde elettromagnetiche)/Frequenza.
    Esempio pratico con frequenza a 43 mHz (43.000.000 Hz): 300.000 (km/h)/43.000= 7 metri di lunghezza d'onda.
    IL ROS (Rapporto Onde Stazionarie)
    Per accordare un'antenna, semplicemente la si accorcia o la si allunga; per sapere cosa fare e di quando procedere, si utilizza uno strumento chiamato rosmetro, che si collega in serie tra trasmettitore e antenna. L'indicazione fornita si chiama Rapporto Onde Stazionarie (ROS).
    Se il ROS è un valore alto su canali alti bisogna procedere con un accorciamento dell'antenna; se il ROS è un valore alto sui canali bassi bisogna procedere ad allungare l'antenna.
    Le antenne attualmente in commercio sono già tarate e non hanno bisogna della taratura ROS iniziale.
    Anche le antenne di gomma dei portatili "civili" vanno controllate con un rosmetro o con la dima di corredo. In questi apparecchi la frequenza programmata può spaziare in un arco abbastanza elevato e quindi anche l'intera antenna va tarata di conseguenza.
    INSTALLAZIONE DI ANTENNE VEICOLARI
    L'installazione su mezzo mobile è relativamente più semplice: è possibile praticare un foro al centro del tetto, utilizzare una base magnetica consentendo un rapido spostamento di antenna dal veicolo a al veicolo b (NB: un'antenna installata su base magnetica avrà un rendimento inferiore rispetto ad una installata in modo fisso), utilizzare il supporto per l'antenna dell'autoradio, o tramite un sistema di staffe, assicurarla al portapacchi della macchina.
    L'installazione "a centro tetto", è l'installazione più diffusa, dal punto di vista radioelettrico è la migliore, in quanto conferisce all'antenna la caratteristica di omnidirezionalità molto apprezzata su un mezzo mobile, il lobo di irradiazione va sempre spostato verso l'esterno.
    L'installazione a parafango (anteriore), fa diventare l'antenna semi-direttiva in quanto il lobo di irradiazione del segnale è accentuato verso la parte posteriore del veicolo, a causa della schermatura dell'abitacolo). Anche nel caso di installazione posteriore il lobo di irradiazione è accentuato verso la parte anteriore del motore, con il rischio di ricevere maggiori disturbi dal motore.


    Fine della lezione....e un sette tre cinque uno - otto otto a tutti!!!!!!!
    Ultima modifica di Mande; 04-09-11 alle 15: 20

  2. #12
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    Lezione n. 9 - ANTINCENDIO P.1 (L'incendio e la prevenzione di incendi)

    L'INCENDIO E LA PREVENZIONE INCENDI
    Definizione: rapida ossidazione di mate-riali con notevole sviluppo di calore, fiamme, fumo e gas caldi.
    Effetti dell'incendio:
     Emanazione di energia sotto forma di luce e calore
     Trasformazione dei combustibili in al-tri elementi (prodotti di combustione)
    LA COMBUSTIONE
    La combustione è una reazione chimica sufficientemente rapida di una sostanza combustibile con un comburente che da luogo allo sviluppo di calore, fiamma, gas, fumo e luce. Avviene per ossidazione degli atomi di carbonio (C) e di idrogeno (H) presenti nelle sostanze combustibili. Ad esempio, nella com-bustione dei combustibili più comuni (legno, carbone, carta, idrocarburi, ecc.), costituiti in gran parte da carbonio e idrogeno, l’ossigeno dell’aria reagisce con l’idrogeno (formando acqua (H2O) sotto forma di vapore) e con il carbonio (formando anidri-de carbonica (CO2), ossido di carbonio (CO), fumi ecc.).
    Può avvenire con o senza sviluppo di fiamme superficiali. La combustione senza fiamma superficiale si verifica general-mente quando la sostanza combustibile non è più in grado di sviluppare particelle volatili. Solitamente il comburente è l’ossigeno contenuto nell’aria, ma so-no possibili incendi di sostanze che contengono nella loro molecola un quantità di ossigeno sufficiente a determinare una combustione, quali ad esempio gli esplosivi e la celluloide.
    I PARAMETRI FISICI DELLA COMBUSTIONE
    -Temperatura di accensione o autoaccensione (C°): La minima temperatura alla quale la miscela combustibile - comburente inizia a bruciare spontaneamente in modo continuo senza ulteriore apporto di calore o di energia dall’esterno. Ad esempio l'Acetone a 540, la carta 230, Benzina 250, legno 220-250, Gasolio 220, gomma sintetica 300, Idrogeno 560, metano 537, alcool metilico
    455.
    - Temperatura teorica di combustione (C°): Il più elevato valore di temperatura che è possibile raggiungere nei prodotti di combustione di una sostanza. Temperatura delle fiamme: valori indicativi a seconda del tipo di combustibile: Combustibili solidi: da 500 a 800 °C, Combustibili liquidi: da 1300 a 1600 °C, Combustibili gassosi: da 1600 a 3000 °C.
    - Aria teorica di combustione (nm3/kg): Quantità di aria necessaria per raggiungere la combustione com-pleta del materiale combustibile.Ad es: legno 5, polietilene 12,2, carbone 8, propano 13, benzina 12, idrogeno 28,5, alcool etilico 7,5 ecc...
    - Potere calorifico (MJ/Kg ): Quantità di calore prodotta dalla combustione completa dell’unità di massa o di volume; si definisce:
    Potere calorifico superiore (P.C.S.):Si considera anche il calore di conden-sazione del vapore d’acqua prodotto (calore latente di vaporizzazione);
    Potere calorifico inferiore (P.C.I.): Non si considera il calore di evapora-zione del vapore acqueo. In genere nella prevenzione incendi viene considerato il potere calorifico inferiore.
    ES: legno 17.05, carbone 30, carta-cartone 20, benzina 45, alcool etilico 30, polietilene 40, propano 46, idrogeno120
    - Temperatura di infiammabilità (C°): Temperatura minima alla quale i liquidi in-fiammabili o combustibili emettono vapori in quantità tali da incendiarsi in caso di innesco. I liquidi sono in equilibrio con i propri vapori che si sviluppano sulla superficie di separazione tra pelo libero del liquido e aria. La combustione avviene quando, in corrispondenza della superficie i vapori dei liquidi, miscelandosi con l’ossigeno dell’aria sono innescati. ES: gasolio 65, acetone-18, benzina -20, alcool metilico 11, alcool etilico 13, toluolo 4, olio lubrificante 149, kerosene 37.
    - Limite di infiammabilità ( % del volume): Individuano il campo di infiammabilità all’interno del quale si ha, in caso d’innesco, l’accensione e la propagazione della fiamma. Esiste il limite superiore di infiammabilita (la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sotto della quale non si ha accensione in presenza di innesco per carenza di combustibile) e il limite inferiore di infiammabilità (la più alta concentrazione in volume di vapore della miscela al di sopra della quale non si ha accensione in presenza di innesco per eccesso di combustibile.)
    - Limiti di esplodibilità (% in volume): Limite inferiore di esplodibilità (la più bassa concentrazione in volume di vapore della miscela al di sot-to della quale non si ha esplosione in presenza di innesco) e limite superiore di esplodibilità (la più alta concentrazione in vo-lume di vapore della miscela al di sopra della quale non si ha esplo-sione in presenza di innesco).

    TRIANGOLO DEL FUOCO
    La combustione puo essere rappre-sentata schematicamente da un triangolo i cui lati sono costituiti dai 3 elementi necessari:
    „Ï Combustibile
    „Ï Comburente
    „Ï Sorgente di calore
    Solo la contemporanea presenza di questi 3 elementi da luogo al fe-nomeno dell¡¦incendio. Al mancare di almeno uno di essi l¡¦incendio si spegne.
    Condizioni necessarie per la combustione:
    „Ï presenza del combustibile
    „Ï presenza del comburente
    „Ï presenza di una sorgente di calore
    Nota: Composizione dell'aria: Azoto (N2): 78,08%;Ossigeno (O2): 20,95%; Argon (Ar): 0,934%; altri gas: 0,036%
    Combustibile: sostanza in grado di bruciare.I materiali combustibili possono essere allo stato solido, liquido o gassoso.
    Comburente: sostanza che consente e favorisce la combustione; il piu importante e l'ossigeno dell'aria ed e quello maggiormente reperibile in natura
    Calore: forma di energia che si manifesta con l'innalzamento della temperatura. Un combustibile brucia quando viene a trovarsi ad una temperatura tale che, avvicinando l'innesco, inizia la combustione.
    Combustibili solidi I più comuni sono il legno e i prodotti similari (es. carta, cartone, canapa, cotone, iuta, vegetali, ecc.). Normalmente necessitano di una prolungata esposizione al calore prima di dar vita alla combustione e sono in grado di bruciare con fiamma viva o senza fiamma, nonché di carbonizzarsi. Grande importanza riveste la pezzatura in cui il materiale si trova, infatti tanto più è suddiviso fine-mente più è alta la sua combustibilità. Estremizzando, le polveri fluttuanti nell'aria come segatura, farine, fibre tessili vegetali possono provocare, qualora innescate da un arco elettrico o da un comune accendino, rapidissime combustioni con effetti addirittura esplosivi. Trovano molta diffusione negli ambienti ricettivi e nelle scuole anche le materie plastiche (nylon, pvc, polistirolo, bachelite, ecc.) usate spesso negli arredi; questi materiali bruciando provocano fumi scuri e molto densi, nocivi e in qualche caso tossici.
    Combustibili liquidi Presentano il più alto potere calorifico e vengono impiegati sia nei motori a combustione interna, negli impianti di riscaldamento e in vari prodotti utilizzati per la pulizia.
    I più comuni sono la benzina, il gasolio, gli alcoli, gli oli combustibili. L'indice della maggiore o minore combustibilità di un liquido è fornito dalla temperatura di infiammabilità. Per questo è utile conoscere il significato di questi valori, per scegliere i prodotti detergenti meno pericolosi dal punto di vista della temperatura di infiammabilità.
    Combustibili gassosi Sono generalmente conservati all'interno di recipienti atti ad impedirne la dispersione incontrollata nell'ambiente. Lo stoccaggio può essere eseguito con diverse modalità dando luogo a gas compressi (conservati sotto pressione allo stato gassoso alla temperatura ambiente) e gas liquefatti (conservati alla temperatura ambiente in parte allo stato liquido ed in parte allo stato di vapore sotto una pressione relativamente bassa).
    SOSTANZE COMBURENTI
    Un gas comburente partecipa alla combustione, la attiva e la mantiene anche in assenza di aria.Il più noto e diffuso comburente è l'ossigeno (O2). Altri comburenti a base d'ossigeno sono il protossido di azoto (N2O), il biossido di azoto (NO2), l'ossido di azoto (NO). Nella categoria dei comburenti rientrano anche gli alogeni (fluoro e cloro) e quindi le sostanze capaci di liberarli. I gas comburenti sono ordinariamente conservati compressi liquefatti. L'ossigeno è una sostanza molto pericolosa in quanto nelle atmosfere sovraossigenate esiste un altissimo rischio di incendio. Il rischio diventa elevato a concentrazioni di O2 superiori al 30%. Nelle atmosfere sovraossigenate, in caso di presenza di gas infiammabile:
     Il campo di infiammabilità si allarga poiché cresce il L.S. il L.S del metano passa dal 15% al 61%
     Aumenta la velocità di propagazione dell’incendio nel metano si passa da 0,4 m/s a circa 40 m/s
     Diminuisce l’energia minima di innesconel metano si passa da 0,3 mj a 0,003 mj (circa 100 volte inferiore)
     Aumenta la temperatura teorica di combustione nel metano da 2000 °C fino a 3000 °C
     Si abbassa la temperatura di autoaccensione
    Quasi tutte le sostanze sono combustibili in ossigeno puro, pertanto un aumento di concentrazione di ossigeno può cambiare la classificazione di una sostanza da non infiammabile ad infiammabile. In atmosfere ricche di ossigeno il corpo umano brucia vigorosamente.
    Un incendio si caratterizza per tipo di combustibile e per il tipo di sorgente d’innesco (nella quasi totalità dei casi il com-burente è l’ossigeno naturalmente contenuto nell’aria).
    Comburente: Ossigeno dell'aria
    Tipi di Combustibile: Solidi, liquidi, gas, metalli
    Tipi di Sorgente d’innesco: Accensione diretta, accensione indiretta, attrito, autocombustione o riscaldamento spontaneo

    CLASSIFICAZIONE DEGLI INCENDI
    Norma europea UNI EN 2:2005 "Classificazione dei fuochi". Gli incendi vengono distinti in 5 classi, se-condo le caratteristiche dei materiali combustibili, in accordo con la norma UNI EN 2:2005.
    Classe A: Fuochi da materiali solidi general-mente di natura organica, la cui combustione avviene normalmente con formazione di braci.
    Classe B: Fuochi da liquidi o da solidi li-quefattibili
    classe C: Fuochi da gas
    classe D: Fuochi da metalli
    classe F: Fuochi che interessano mezzi di cottura (oli e grassi vegetali o animali) in apparecchi di cottura.
    Le originarie 4 classi sono diventate 5 con l'aggiornamento della norma UNI EN 2:2005 che ha introdotto la classe F.
    La norma UNI EN 2:2005 suddivide 5 classi di fuoco in relazio-ne al tipo di combustibile.Non definisce una classe per i fuochi con un rischio dovuto all'elettricità. Questa classificazione è utile in modo particolare nel settore della lotta contro l'incendio mediante estintori. La classificazione degli incendi è tutt’altro che accademica, in quanto essa consente l’identificazione della classe di rischio d’incendio a cui corrisponde:
     una precisa azione operativa antincendio
     un’opportuna scelta del tipo di estinguente.
    Non tutte le sostanze estinguenti possono essere impiega-te indistintamente su tutti i tipi di incendio
    INCENDI DI CLASSE A
    Fuochi da materiali solidi quali: legname carboni, carta, tessuti, trucioli, pelli, gomma e derivati la cui combustione genera braci.
    La combustione può presentarsi in 2 forme:
     combustione viva con fiamme
     combustione lenta senza fiamme, ma con formazione di brace incandescente.
    L'acqua, la schiuma e la polvere sono le so-stanze estinguenti più comunemente utiliz-zate. In genere l'agente estinguente migliore è l'acqua, che agisce per raffreddamento.
    INCENDI DI CLASSE B
    Idrocarburi, benzine, alcoli, solventi, oli minerali, grassi, eteri.Gli estinguenti più comunemente utilizzati so-no costituiti da schiuma, polvere e CO2. L'agente estinguente migliore è la schiuma che agisce per soffocamento. È controindicato l'uso di acqua a getto pieno (può essere utilizzata acqua con getto frazio-nato o nebulizzato).
    INCENDI DI CLASSE C
    Metano, G.P.L., idrogeno, acetilene, butano, propano ecc....
    L'intervento principale contro tali incendi è quello di bloccare il flusso di gas chiudendo la valvola di intercettazione o otturando la falla. Esiste il rischio di esplosione se un incendio di gas viene estinto prima di intercettare il gas. L'acqua è consigliata solo a getto frazionato o nebulizzato per raffreddare i tubi o le bombole coinvolte. Sono utilizzabili le polveri polivalenti. Il riferimento all’idoneità di un estintore all’uso contro fuochi da gas (classe C) è a di-screzione del costruttore, ma si applica solo agli estintori a polvere che hanno ot-tenuto una valutazione di classe B o classe A e classe B (norma UNI EN 3-7:2008).
    INCENDI DI CLASSE D
    Fuochi da metalli alluminio, magnesio, sodio, potassio ecc....
    Nessuno degli estinguenti normalmente utilizzati per gli incendi di classe A e B è idoneo per incendi di metalli che bruciano (alluminio, magnesio, potassio, sodio).
    In tali incendi occorre utilizzare delle polveri speciali ed operare con personale particolarmente addestrato. Sono particolarmente difficili da estinguere da-ta la loro altissima temperatura. Nei fuochi coinvolgenti alluminio e magnesio si utilizza la polvere al cloruro di sodio. Gli altri agenti estinguenti (compresa l'acqua) sono da evitare in quanto possono causare reazioni con rilascio di gas tossici o esplosioni. L’idoneità degli estintori all’uso ai fuochi di classe D (fuochi da metalli infiammabili) non rientra nel campo di applicazione della norma UNI EN 3-7 in relazione ai focolari di prova. Tuttavia, gli estintori per i quali è dichiarata l’idoneità alla classe D sono coperti, sotto ogni altro aspetto, dai requisiti della norma per gli estin-tori a polvere. L’estinzione di un fuoco da metallo presenta tali peculiarità (in ter-mini di caratteristiche e forma del metallo, configurazione dell’incendio ecc.) da non permettere la definizione di un fuoco rappresentati-vo ai fini delle prove.
    L’efficacia degli estintori contro gli incendi di classe D deve essere stabi-lita caso per caso.
    INCENDI EX CLASSE E
    La norma UNI EN 2:2005 non comprende i fuochi di "Impianti ed attrezzature elettriche sot-to tensione" (vecchia classe E) in quanto, gli in-cendi di impianti ed attrezzature elettriche sono ri-conducibili alle classi A o B.
    Gli estinguenti specifici per questi incendi sono le polveri dielettriche e la CO2, mentre non devono essere usati acqua e schiuma.
    Per stabilire se l'estintore può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008. Tale prova non è richiesta per gli estintori a CO2 in quanto l'anidri-de carbonica non è conduttrice di elettricità, ne è richiesta per quegli estintori per i quali non viene chiesto l'impiego per parti elettriche sotto tensione.
    Tutti gli estintori idonei per l'uso su fuochi di classe F devono essere conformi ai requisiti della prova dielettrica.
    Gli estintori portatili che non sono sottoposti a prova dielettrica, o non soddisfano tali requisiti, devono riportare la seguente avvertenza: "AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione" Gli estintori portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base d'acqua conformi alla norma UNI EN 3-7:2008, devono riportare l'indi-cazione della loro idoneità all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all'uso su apparecchiature elettri-che sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro".
    INCENDI CLASSE F
    FuochRecentemente introdotta dalla normaUNI EN 2:2005.
    È riferita ai fuochi di oli combustibili di natura vegetale e/o animale quali quelli usati nelle cuci-ne, in apparecchi di cottura. La formula chimica degli oli minerali (idrocarburi - fuochi di classe B) si distingue da quella degli oli vegetali e/o animali. Gli estinguenti per classe F spengono per azione chimica, effettuando una catalisi negativa per la reazione chimica di combustione. L'utilizzo di estintori a polvere e di estintori a CO2 contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe "F". Tutti gli estintori idonei per l'uso su fuochi di classe F devono essere conformi ai requisiti della prova dielettrica del punto 9 della norma UNI EN 3-7:2008.i che interessano mezzi di cotturaOlio da cucina e grassi vegetali o animali.

    LE SORGENTI D'INNESCO
    Possono essere suddivise in 4 categorie:
     Accensione diretta (Quando una fiamma, una scintilla o altro materiale incandescente entra in contatto con un materiale combusti-bile in presenza di ossigeno. Esempi: operazioni di taglio e salda-tura, fiammiferi e mozziconi di siga-retta, lampade e resistenze elettriche, stufe elettriche, scariche elettrostatiche.)
     Accensione indiretta (Il calore d’innesco avviene nelle forme della convezione, conduzione e ir-raggiamento termico. Esempi: correnti di aria calda generate da un incendio e diffuse attraverso un vano scala o altri collegamenti vertica-li; propagazione di calore attraverso elementi metallici strutturali degli edifici.)
     Attrito (Il calore è prodotto dallo sfre-gamento di due materiali. Esempi: malfunzionamento di parti meccaniche rotanti quali cuscinetti, motori; urti; rottura violenta di materiali metallici.)
     Autocombustione o riscaldamento spontaneo (Il calore viene prodotto dallo stesso combustibile come ad esempio lenti processi di ossidazio-ne, reazione chimiche, decomposi-zioni esotermiche in assenza d’aria, azione biologica.Esempi: cumuli di carbone, stracci o segatura imbevuti di olio di lino, polveri di ferro o nichel, fermenta-zione di vegetali.)

    PRODOTTI DELLA COMBUSTIONE
    GAS DI COMBUSTIONE
    I più comuni sono: ossido di carbonio, anidride carbonica, idrogeno solforato, anidride solforosa, acido cianidrico, aldeide acrilica, fosgene, ammoniaca, ossido e perossido di azoto, acido cloridrico ecc...). Rimangono allo stato gassoso alla temperatura ambiente di riferimento di 15 °C. La produzione di tali gas in un incendio dipende:
    - dal tipo di combustibile;
    - dalla percentuale di ossigeno;
    - dalla temperatura raggiunta.
    Nella maggioranza dei casi, la mortalità per incendio è da attribuire all’inalazione di questi gas che produ-cono danni biologici per anossia o per tossicità. Gas tossici (T) o molto tossici (T+): in caso di inalazione in piccole o piccolissime quantità, possono essere letali oppure provocare lesioni acute o croniche
    FIAMME
    Sono costituite dall’emissione di luce dovuta alla com-bustione di gas. Nell’incendio di combustibili gassosi è possibile valutare approssimativamente il valore raggiunto dalla tempera-tura di combustione dal colore della fiamma.
    FUMI
    L'elemento più caratteristico dell'incendio, ne identifica la presenza anche da grandi distanze. Sono formati da piccolissime particelle solide (aerosol), liquide (nebbie o va-pori condensati). Le particelle solide sono sostanze incombuste e ceneri che si formano quando la combustione avviene in carenza di ossigeno e vengono trascinate dai gas caldi. Rendono il fumo di colore scuro. Impediscono la visibilità ostacolando l’attività dei soccorritori e l’esodo delle persone. Le particelle liquide (nebbie o vapori condensati) sono costituite da vapor d’acqua che al di sotto dei 100 °C condensa dando luogo a fumo di color bianco. Particelle solide (fumo di colore scuro) Particelle liquide (fumo di colore chiaro)
    Nota: Quantità del fumo prodotto da un combustibile: legno 17 m³/kg; benzina 38 m³/kg; alcool etilico 25 m³/kg.
    CALORE
    E la causa principale della propagazione de-gli incendi. Provoca l¡¦aumento della temperatura di tutti i ma-teriali e i corpi esposti, provocandone il danneggiamento fino alla distruzione. Il calore e dannoso per l'uomo potendo causare:
    „Ï disidratazione dei tessuti,
    „Ï difficolta o blocco della respirazione,
    „Ï scottature.

    LA COMBUSTIONE DELLE SOSTANZE SOLIDE
    L¡¦accensione di un combustibile solido rappresenta la fase di superamento di un processo di degrada-zione del materiale superficiale, della sua evaporazione (pirolisi) e combinazione con l¡¦ossigeno circo-stante e quindi, in presenza di innesco, dell¡¦instaurarsi di una reazione esotermica capace di autoso-stenersi.
    Parametri che caratterizzano la combustione delle sostanze solide:
    „Ï Pezzatura e forma (pezzature di piccola taglia e forme irregolari favoriscono la combustione);
    „Ï Porosita (la maggiore porosita favorisce la combustione);
    „Ï Elementi che compongono la sostanza (la presenza di elementi combustibili favorisce la combustione);
    „Ï Umidita (la maggiore umidita non favorisce la combustione);
    „Ï Ventilazione (la maggiore ventilazione favorisce la combustione).
    Inoltre il processo di combustione delle sostanze solide porta alla formazione di braci che sono costituite dai prodotti della combustione dei residui carboniosi della combustione stessa.

    LA COMBUSTIONE DEI LIQUIDI INFIAMMABILI
    Per bruciare in presenza di innesco un liquido infiammabile deve passa-re dallo stato liquido allo stato vapore. L’indice della maggiore o minore combustibilità è fornito dalla temperatura di infiammabilità:
    Categoria A: punto di infiammabilità < 21°C
    Categoria B: punto d’infiammabilità compreso tra 21°C e 65°C
    Categoria C: punto d’infiammabilità > 65°C compreso tra 65°C e 125°C (oli combustibili) superiore a 125°C (oli lubrificanti)

    LA COMBUSTIONE DEI GAS INFIAMMABILI
    Nelle applicazioni civili ed industriali i gas, compresi quelli infiammabili, sono contenuti in recipienti (serbatoi, bom-bole, ecc.) atti ad impedirne la dispersio-ne incontrollata nell¡¦ambiente. I gas possono essere classificati in fun-zione delle loro:
    „Ï Caratteristiche fisiche (densita)
    „Ï Modalita di conservazione
    DENSITA'
    Rapporto tra il peso della sostanza allo stato di gas o vapore e quello di un ugual volume di aria a pressione e temperatura ambiente. Fornisce informazioni sulla propagazione dei gas o vapori dopo l'emissione accidentale. In questo caso intendiamo la densità relativa, cioè il rapporto tra la densità della sostanza in esame e quella di una sostanza presa come rife-rimento, per una data temperatura e pressione, che nel caso dei gas o vapori è rappresentata dall'aria. ES: Acetilene 0,90, Ammoniaca 0,59, Cloro 1,47, Gasolio 3,4, Idrogeno 0,07, Metano 0,55, Idrogeno solforato 1,19, GPL 1,9, Ossido di carbonio 0,97.
    In base alla densità si possono suddividere i gas infiammabili in due categorie:
    Gas leggeri: Gas avente densità rispetto all’aria inferiore a 0,8 (metano, idrogeno, ecc.) Un gas leggero quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare verso l’alto.
    Gas pesanti: Gas avente densità rispetto all’aria superiore a 0,8 (G.P.L., acetilene, etc.) Un gas pesante quando liberato dal proprio contenitore tende a stratificare ed a permanere nella parte bassa dell’ambiente o a penetrare in cunicoli o aperture presenti a livello del piano di calpestio.
    CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLE MODALITA' DI CONSERVAZIONE
    Gas compresso (BAR): Gas che vengono conservati allo stato gassoso ad una pressione supe-riore a quella atmosferica in appositi recipienti (bombole) o trasportati attraverso tubazioni. La pressione di compressione può variare da poche centinaia millimetri di colonna d’acqua (rete di distribuzione gas metano per utenze civili) a qualche centinaio di atmosfere (bombole di gas metano e di aria compressa). ES valori di stoccaggio: metano 300, idrogeno 250, gas nobili 250, ossigeno 250, aria 250, CO2 20.
    Gas liquefatto: Gas che per le sue caratteristiche chimico-fisiche può essere liquefatto a temperatura ambiente me-diante compressione (GPL, butano, propano, ammonia-ca, cloro). Il vantaggio consiste nella possibilità di detenere grossi quantitativi di prodotto in spazi contenuti: Un litro di gas liquefatto può sviluppare nel pas-saggio di fase fino a 800 litri di gas.
    I contenitori debbono garantire una parte del volu-me geometrico sempre libera dal liquido per consentire allo stesso l’equilibrio con la propria fase vapore; pertanto è prescritto un limite massimo di riempimento dei contenitori detto grado di riempimento.
    Gas refrigerato: Gas che possono essere conservati in fase liquida mediante refrigerazione alla temperatura di equilibrio liquido vapore con livelli di pressio-ne estremamente modesti, assimilabili alla pressione atmosferica. Es. Ossigeno liquido: temperatura di liquefazione -182.97 °C (T=90.18 K) Azoto liquido: temperatura di liquefazione -195.82 °C (T=77.35 K)
    La temperatura più bassa che teoricamente si può ottenere rappresenta lo "zero assoluto" , 0 °K e corrisponde a –273,15 °C (–459,67 °F).
    Gas disciolto: Gas che sono conservati in fase gassosa disciolti entro un liquido ad una determinata pressione (ad es.: acetilene disciolto in acetone, anidride carbonica disciolta in acqua gassata - acqua minerale).

    DINAMICA DELL'INCENDIO
    Nell’evoluzione dell’incendio si possono individuare 4 fasi:
     Fase di ignizione
     Fase di propagazione
     Incendio generalizzato (FLASH OVER)
     Estinzione e raffreddamento (e bonifica se boschivo)
    La probabilità di intervenire con successo su un principio di incendio è molto al-ta nella fase di ignizione, nella quale le temperature sono ancora basse. Per questo è importante che gli addetti antincendio siano ben addestrati all'intervento tempestivo, attraverso un buon piano di emergenza e che i mezzi di estinzione siano a portata di mano e segnalati.
    FASE DI IGNIZIONE
    - Infiammabilità del combustibile;
    - Possibilità di propagazione della fiamma;
    - Grado di partecipazione al fuoco del combustibile;
    - Geometria e volume degli ambienti;
    - Possibilità di dissipazione del calore nel combustibile;
    - Ventilazione dell’ambiente;
    - Caratteristiche superficiali del combustibile;
    - Distribuzione nel volume del combustibile, punti di contatto.
    FASE DI PROPAGAZIONE
    - Produzione dei gas tossici e corrosivi;
    - Riduzione di visibilità a causa dei fumi di combustione;
    - Aumento della partecipazione alla combustione dei combustibili solidi e liquidi;
    - Aumento rapido delle temperature;
    - Aumento dell’energia di irraggiamento.
    FASE DI INCENDIO GENERALIZZATO (FLASH-OVER)
    - Brusco incremento della temperatura;
    - Crescita esponenziale della velocità di combustione;
    - Forte aumento di emissioni di gas e di particelle incan-descenti, che si espandono e vengono trasportate in senso orizzontale e soprattutto in senso ascensionale; si formano zone di turbolenze visibili;
    - I combustibili vicini al focolaio si autoaccendono, quelli più lontani si riscaldano e raggiungono la loro temperatura di combustione con pro-duzione di gas di distillazione infiammabili.
    FASE DI ESTINZIONE E RAFFREDDAMENTO
    - L’incendio ha terminato di interessare tutto il materiale combustibile.
    - Inizia la fase di decremento delle temperature all’interno del locale a cau-sa del progressivo diminu-zione dell’apporto termico residuo e della dissipazione di calore attraverso i fumi e di fenomeni di conduzione termica.

    SISTEMI PER OTTENERE LO SPEGNIMENTO DI UN INCENDIO
    Esaurimento del combustibile: allontanamento o separazione della sostanza combustibile dal focolaio d’incendio;
    Soffocamento: separazione del comburente dal combustibile o riduzione della con-centrazione di comburente in aria;
    Raffreddamento: sottrazione di calore fino ad ottenere una temperatura inferiore a quella necessaria al mantenimento della combustione.
    Azione Chimica: Oltre i 3 sistemi visti in precedenza, esiste anche l'azione chimica di estinzione dell'incendio (azione anti-catalitica o catalisi negativa). Sono sostanze che inibiscono il processo della combustione (es. halon, polveri). Gli estinguenti chimici si combinano con i prodotti volatili che si sprigionano dal combustibile, rendendo questi ultimi inadatti alla combustione, bloccando la reazione chimica della combustione. Normalmente per lo spegnimento di un incendio si utilizza una combi-nazione delle operazioni di esaurimento del combustibile, di soffocamento, di raffreddamento e di azione chimica.

    SOSTANZE ESTINGUENTI IN RELAZIONE AL TIPO DI INCENDIO
    L’estinzione dell’incendio si ottiene per raffreddamento, sottrazione del combustibile, soffocamento e azione chimica. Tali azioni possono essere ottenute singolarmente o contemporaneamente mediante l’uso delle so-stanze estinguenti, scelte in funzione della natura del combustibile e delle dimensioni del fuoco. È fondamentale conoscere le proprietà e le modalità d’uso delle principali sostanze estinguen-ti, in modo da valutarne anche l’efficacia in rela-zione alla specifica classe di fuoco. Importante è la conoscenza della possibilità o me-no di utilizzo dell'estinguente su attrezzature elettriche sotto tensione. Le sostanze usate, il tipo di intervento e le modalità di impiego DIPENDONO dai prodotti che hanno preso fuoco e dall'entità dell'incendio.
    Le maggiori sostanze estinguenti usate sono:Acqua
    „Ï Schiuma
    „Ï Polveri
    „Ï Gas inerti
    „Ï Idrocarburi alogenati (HALON), ora illegali causa buco dell'ozono e sostituita da:
    „Ï Agenti estinguenti alternativi all'halon
    Alcune delle sostanze utilizzate oggi sono state sempre usate in passato, mentre altre so-no di più recente scoperta e rappresentano il risultato delle continue ricerche effettuate per disporre di mezzi e sistemi sempre più efficaci nella lotta contro gli incendi. Tali ricerche sono tanto più necessarie quanto più le moderne tecniche e lavorazioni por-tano a concentrare in zone ristrette sempre maggiori quantità di prodotti pericolosi o fa-cilmente combustibili.
    AZIONI USATE PER ESTINZIONE IN BASE ALL'EFFETTIVO CONTRIBUTO USUALMENTE RISCONTRATO DALL'ESTINGUENTE
    Polvere: 1° azione: chimica/2° az: soffocamento/3° az: raffreddamento. Classe ABC
    CO2: 1° az: Raffreddamento/2° az soffocamento. Classe BC
    Schiuma: 1° az soffocamento/2° az raffreddamento. Classe AB
    Halon: ILLEGALE
    Acqua: 1° az raffreddamento/ 2° az soffocamento. Classe AB
    NB: Per quanto riguarda il loro utilizzo su apparecchiature sotto tensione si fa riferimento alla presenza o meno del simbolo di divieto su apparecchiature sotto tensione.
    ESTINGUENTI IN ORDINE DI EFFICACIA PER CIASCUNA CLASSE DI INCENDIO
    Da usare con il metodo "a cascata" (in assenza del primo usare il secondo, i assenza del secondo il terzo ecc...)
    Classe A:1° acqua/2°polvere/3° sostituti all'HALON, 4° CO2
    Classe B: 1° schiuma/2° polvere/3° sostituti all'HALON/ 4° CO2
    Classe C: (il primo metodo di estinguente è eliminare la fonte chiudendone l'erogazione) 1° Polvere/ 2° sostituti all'HALON/ 3° CO2/ 4° Acqua nebulizzata.

    ACQUA
    E la sostanza estinguente principale per la facilita con cui puo essere reperita a bas-so costo.
    Azione estinguente:
    „« Raffreddamento (abbassamento della temperatura) del combustibile;
    „« Soffocamento per sostituzione dell¡¦ossigeno con il vapore acqueo;
    „« Diluizione di sostanze infiammabili solubili in acqua fino a renderle non piu tali;
    „« Imbevimento dei combustibili solidi.
    L’acqua è consigliata per incendi di combustibili solidi (classe A), con esclusione delle sostanze incompatibili quali sodio e potassio che a contatto con l’acqua liberano idrogeno, e carburi che invece liberano acetilene. In alcuni paesi europei questi estintori sono sottoposti alla prova dielettrica, con esito positivo, ottenendo pertanto l'approvazione di tipo. Per stabilire se un estintore a base d'acqua può essere utilizzato su apparecchiature sotto tensione, deve essere effettuata la prova dielettrica prevista dalla norma UNI EN 3-7:2008
    In Italia non viene consentito l'uso su apparecchiature elettriche, in questo caso è obbligatorio riportare l'avver-tenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione”.

    SCHIUMA
    Costituita da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, che per effetto della pressione di un gas fuo-riesce dall’estintore e passa all’interno di una lancia dove si me-scola con aria e forma la schiuma. L’azione estinguente avviene per Soffocamento (separazione del combustibile dal comburente) e per raffreddamento in minima parte.
    Sono impiegate normalmente per incendi di liquidi infiammabili (clas-se B). Non è utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D. È obbligatorio riportare l'avvertenza nella parte terza dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su apparec-chiature elettriche sotto tensione”
    In base al rapporto tra il volume della schiu-ma prodotta e la soluzione acqua-schiumogeno d¡¦origine, le schiume si distinguo-no in:
    „Ï Alta espansione 1:500 - 1:1000
    „Ï Media espansione 1:30 - 1:200
    „Ï Bassa espansione 1:6 - 1:12
    Tipi di liquidi schiumogeni (da impiegare in relazione al tipo di combustibile):
    Liquidi schiumogeni fluoro-proteinici: Formati da una base proteinica addizionata con composti fluorurati.
    Adatti alla formazione di schiume a bassa espansione, hanno un effetto rapido e molto ef-ficace su incendi di prodotti petroliferi.
    Liquidi schiumogeni sintetici Formati da miscele di tensioattivi. Adatti alla formazione di tutti i tipi di schiume e garantiscono una lunga conservabilità nel tempo, sono molto efficaci per azione di soffocamento su grandi superfici e volumi.
    Liquidi schiumogeni fluoro-sintetici (AFFF - Acqueous Film Forming Foam): Formati da composti fluorurati. Adatti alla formazione di schiume a bassa e media espansione che hanno la caratteristica di scorrere rapidamente sulla superficie del liquido incendiato. L’impiego degli schiumoge-ni AFFF realizza una più efficace azione estinguente in quanto consente lo spegnimento in tempi più rapidi con una minore portata di soluzione schiumogena per metro quadrato di superficie incendiata.
    Liquidi schiumogeni per alcoli Formati da una base proteinica additivata con metalli organici. Sono adatti alla formazio-ne di schiume a bassa espansione e sono molto efficaci su incendi di alcoli, esteri, chetoni, eteri, aldeidi, acidi, fenoli, ecc.

    POLVERI
    Sono costituite da particelle solide finissime a base di bicarbonato di sodio, potassio, fosfati e sali organici. L’azione estinguente delle polveri è prodotta dalla loro decomposizione per effetto delle alte temperature, che dà luogo ad effetti chimici sulla fiamma con azione anticatalitica ed alla produzione di CO2 e vapore d’acqua. I prodotti della decomposizione delle polveri separano il com-bustibile dal comburente, raffreddano il combustibile e inibiscono il processo della combustione. L'azione esercitata nello spegnimento è di tipo chi-mico (inibizione del materiale incombusto tramite catalisi negativa), di raffreddamento e di soffocamento. Possono essere utilizzate su apparecchiature elettriche in tensione. Possono danneggiare apparecchiature e macchinari (essendo costituite da particelle solide finissime)
    L¡¦estintore a polvere puo essere utilizzato su:
    „Ï fuochi di classe A, B, C
    „Ï fuochi di classe D (solo con polveri speciali).
    „Ï quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
    Gli estintori a polvere devono riportare l'indicazione della loro idoneita all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro"
    L'utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato pericoloso. Per-tanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe "F". Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri incombuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspirata insieme ad altre sostanze pericolose all’operatore.

    GAS INERTI
    E utilizzata principalmente l'Anidride carbonica (CO2) e in minor misura l'azoto. Utilizzati principalmente in ambienti chiusi. La loro presenza nell¡¦aria riduce la concentrazione del comburente fino ad impedire la combustione.
    L¡¦anidride carbonica:
    „Ï non e tossica;
    „Ï e piu pesante dell¡¦aria;
    „Ï e dielettrica (non conduce elettricita);
    „Ï e normalmente conservato come gas liquefatto;
    „Ï produce, differentemente dall¡¦azoto, anche un¡¦azione estinguente per raffreddamento dovuta all¡¦assorbimento di calore generato dal passaggio dalla fase liquida alla fase gassosa.
    I gas inerti possono essere utilizzati su apparecchiature elettriche in tensione.

    HALON - E SUOI SOSTITUTI
    Detti anche HALON (HALoge-nated - hydrocarbON), sono formati da idrocarburi saturi in cui gli atomi di idrogeno sono stati parzialmente o totalmente sostituiti con atomi di cromo, bromo o fluoro. L’azione estinguente avviene con l’interruzione chimica della rea-zione di combustione (catalisi negativa). Sono efficaci su incendi in ambienti chiusi scarsamente ventilati e l’azione estinguente non danneggia i materiali. Tuttavia, alcuni HALON per effetto delle alte temperature dell’incendio si decompongono producendo gas tossici.
    Il loro utilizzo è stato abolito da disposizioni legislative emanate per la protezione della fascia di ozono stratosferico (D.M. Ambiente 3/10/2001 - Recupero, riciclo, rigenerazione e distribuzione degli Halon).
    AGENTI ESTINGUENTI SOSTITUTI DEGLI HALON
    Gli agenti sostitutivi degli halon impie-gati attualmente sono "ecocompatibi-li" (clean agent), e generalmente combinano al vantaggio della salva-guardia ambientale lo svantaggio di una minore capacità estinguente rispetto agli halon. Esistono sul mercato prodotti inertiz-zanti e prodotti che agiscono per azione

    EFFETTI SULL'UOMO
    Gli effetti sull'uomo sono:
    „Ï Anossia (a causa della riduzione del tasso di ossigeno nell¡¦aria)
    „Ï Azione tossica dei fumi
    „Ï Riduzione della visibilita
    „Ï Azione termica
    Causati dai prodotti della combustione
    DANNI CAUSATI DAI GAS DI COMBUSTIONE
    OSSIDO DI CARBONIO (CO)
    L’ossido (o monossido) di carbonio si sviluppa in incendi covanti in ambienti chiusi ed in carenza di ossigeno. È il più pericoloso tra i tossici del sangue sia per l'elevato livello di tossicità, sia per i notevoli quantitativi generalmente sviluppati.
    Caratteristiche: incolore, inodore, non irritante
    Meccanismo d’azione: Il CO viene assorbito per via polmonare; attraverso la parete alveolare passa nel sangue per combinazione con l’emoglobina dei glo-buli rossi formando la carbossi-emoglobina, bloccando i legami che la stessa ha con l’ossigeno che in condizioni normali forma l’ossiemoglobina. Il CO determina un legame preferenziale con l’emoglobina, in quanto l’affinità di legame tra il CO e l’emoglobina è di circa 220 volte superiore a quella tra l’emoglobina e l’ossigeno.
    Sintomatologia: cefalea, nausea, vomito, palpita-zioni, astenia, tremori muscolari.
    Se si sommano gli effetti del CO sull’organismo umano con quelli conseguenti ad una situazione di stress, panico e con-dizioni termiche avverse, i massimi tempi di esposizione sopportabili dall’uomo in un incendio reale sono (s/parti per milione):
    500/240, 1000/120, 2500/48, 5000/24, 10000/12
    ANIDRIDE CARBONICA
    L’anidride carbonica non è un gas tossico. È un gas asfissiante in quanto, pur non essendo tossi-co per l'uomo, si sostituisce all’ossigeno dell’aria. Quando determina una diminuzione dell'ossigeno a valori inferiori al 17 % in volume, produce asfissia.
    Inoltre è un gas che accelera e stimola il ritmo respiratorio; con una percentuale del 2% di CO2 in aria la velocità e la profondità del respiro aumentano del 50% rispetto alle normali condizioni.Con una percentuale del 3% l’aumento è del 100%, cioè raddoppia.
    Nota: La deficienza di ossigeno e/o l'eccesso di CO2 possono condurre alla perdita di co-noscenza e alla morte per asfissia. Quando la concentrazione dell'ossigeno scende in-torno al 15% l'attività muscolare diminuisce, si ha difficoltà nei movimenti. Quando la concentrazione dell'ossigeno è tra il 10 e il 15% l'uomo è ancora cosciente, anche se, e non necessariamente se ne rende conto, commette valutazioni errate. A concentrazioni di ossigeno tra il 6 e il 10% si ha collasso. Sotto il 6% cessa la respirazione e la morte per asfissia ha luogo nel giro di circa 6 minuti.
    ACIDO CIANIDRICO (HCN)
    L’acido cianidrico si sviluppa in modesta quantità in incendi ordinari attraverso combustioni incomplete (carenza di ossi-geno) di lana, seta, resine acriliche, uretaniche e poliammidiche.Possiede un odore caratteristico di mandorle amare.
    Meccanismo d’azione: È un aggressivo chimico che interrompe la ca-tena respiratoria a livello cellulare generando grave sofferenza funzio-nale nei tessuti ad alto fabbisogno di ossigeno, quali il cuore e il sistema nervoso centrale.
    Vie di penetrazione: inalatoria, cutanea, digerente.
    I cianuri dell’acido cianidrico a contatto con l’acidità gastrica presente nello stomaco vengono idrolizzati bloccando la respirazione cellulare con la conseguente morte della cellula per anossia.
    Sintomatologia: iperpnea (fame d’aria), aumento degli atti respiratori, colore della cute rosso, cefalea, ipersalivazione, bradicardia, ipertensione.
    FOSGENE (COCI2)
    Il fosgene è un gas tossico che si sviluppa durante le com-bustioni di materiali che contengono il cloro, come per esempio alcune materie plastiche.Esso diventa particolarmente pericoloso in ambienti chiusi.
    Meccanismo d’azione: Il fosgene a contatto con l’acqua o con l’umidità si scinde in anidride carbonica e acido cloridrico che è estremamente pericoloso in quanto intensamente caustico e capace di raggiungere le vie respiratorie.
    Sintomatologia: irritazione (occhi, naso, e gola), lacrimazione, secchezza della bocca, costrizione toracica, vomito, mal di testa.
    EFFETTI DEL CALORE
    Il calore è dannoso per l’uomo per la disidratazione dei tes-suti, difficoltà o blocco della respirazione e scottature. Una temperatura dell’aria di circa 150 °C è la massima sopportabile sulla pelle per brevissimo tempo, a condizio-ne che l’aria sia sufficientemente secca. Tale valore si abbassa se l’aria è umida, come negli incendi. Una temperatura di circa 60 °C è da ritenere la massima respirabile per breve tempo. L’irraggiamento genera ustioni sull’organismo umano che possono essere classificate a seconda della lo-ro profondità in ustioni di I (superficiali, facilmente guaribili), II (formazione di bolle e vesciche, necessaria consultazione struttura sanitaria) e III grado (profonde, urgente ospedalizzazione).
    Oltre alle lesioni alla superficie cutanea, l'ustione puo comportare altre gravi patologie che interessano organi vitali:
    „Ï Intossicazioni, dovute all'inalazione di ossido di carbonio, vapori o gas bollenti che possono provocare una compromissione delle vie aeree fino al tessuto polmonare;
    „Ï Infezioni, provocate dall'assenza di protezione esercitata dalla pelle contro l'ingresso di microrganismi;
    „Ï Insufficienza renale, per l'eccessivo sforzo a cui e sottoposto il rene per riassorbire i detriti metabolici provenienti dai tessuti di-strutti.
    ESPLOSIONI
    Rapida espansione di gas, dovuta ad una reazione chimica di combustione, avente come effetto la produzione di ca-lore, un'onda d'urto ed un picco di pressione.
    L'esplosione e detta:
    „Ï Deflagrazione quando la reazione si propaga alla miscela infiammabile non ancora bruciata con una velocita minore di quella del suono;
    „Ï Detonazione se la reazione procede nella miscela con velocita superiore a quella del suono.
    Gli effetti distruttivi delle detonazioni sono maggiori rispetto a quelli delle deflagrazioni. Un’esplosione può aver luogo quando gas, vapori o anche polveri infiam-mabili (es. segatura di legno, farina, ecc.), entro il loro campo di esplosività, vengono innescati da una fonte di inne-sco di sufficiente energia. In particolare in un ambiente chiuso saturo di gas, vapori o polveri l’aumento della temperatura dovuto al processo di combustione sviluppa un aumento di pressione che può arrivare fino ad 8 volte la pressione iniziale. Il modo migliore di proteggersi dalle esplosioni sta nel prevenire la formazione di miscele infiammabili nel luogo ove si lavora, in quanto è estremamente difficoltoso disporre di misure che fronteggiano gli effetti delle esplosioni come è invece possibile fare con gli incendi.
    ESPLOSIVI
    Gli esplosivi sono sostanze che contengono nella loro molecola un quantità di ossigeno sufficiente a determi-nare una combustione (a differenza dei combustibili "tradizionali" in cui il comburente necessario per la combustione è costituito dall’ossigeno contenuto nell'aria). Gli esplosivi sono soggetti alle disposizioni del TULPS "Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza" (R.D. 18 giugno 1931, n. 773), e in base all'art. 82 del "Regolamento per l'esecu-zione del TULPS" (R.D. 6 maggio 1940, n. 635), sono classificati in 5 categorie:
    1^ Cat. - Polveri e prodotti affini negli effetti esplodenti; "Esplosivi deflagranti" (lenti); velocità di detonazione ≃ 100-1000 m/s (polvere nera, polveri senza fumo, cartucce cari-che per fucili, ecc.)
    2^ Cat. - Dinamiti e prodotti affini negli effetti esplodenti; "Esplosivi detonanti secondari"; (dinamiti, tritolo (velocita di detonazione . 7000 m/s), slurries, pulverulenti, AN/FO, micce detonanti con esplosivo .15 gr/m, ecc.)
    3^ Cat. - Detonanti e prodotti affini negli effetti esplodenti; III cat.: "Esplosivi detonanti primari" o da innesco; (detonatori, micce detonanti con esplosivo >15 gr/m, ecc.)
    4^ Cat. - Artifici e prodotti affini negli effetti esplodenti;Artifici, fuochi artificiali, razzi da segnalazione, ecc.
    5^ Cat. - Munizioni di sicurezza e giocattoli pirici. Micce a lenta combustione, bossoli innescati per cartucce, giocattoli pirici, ecc.


    [U]PREVENZIONE INCENDI[/U]
    La sicurezza antincendio è orientata alla salvaguardia dell’incolumità delle persone ed alla tutela dei beni e dell’ambiente, mediante il conseguimento degli obiettivi primari. L’opera deve essere concepita e costruita in modo che, in caso di in-cendio sia garantita (Requisito essenziale n. 2 della Direttiva Europea 89/106/CEE "materiali da costruzione"):
    1. La stabilità delle strutture portanti per un tempo utile ad assi-curare il soccorso agli occupanti.
    2. La limitata produzione di fuoco e fumi all'interno delle opere
    3. La limitata propagazione del fuoco alle opere vicine.
    4. La possibilità che gli occupanti lascino l'opera indenni o che gli stessi siano soccorsi in altro modo.
    5. La possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.
    Il rischio di ogni evento incidentale (l'incendio nel nostro caso) risulta definito da 2 fattori:
    „Ï La Frequenza, cioe la probabilita che l'evento si verifichi in un determinato intervallo di tempo.
    „Ï La Magnitudo, cioe l'entita delle pos-sibili perdite e dei danni conseguenti al verificarsi dell'evento.
    Rischio = Frequenza x Ma-gnitudo Dalla formula appare evidente che quanto piu si riduce la frequenza, la magnitudo, o entrambe, tanto piu si ridurra il rischio.
    IL CONTROLLO E LA GESTIONE DEL RISCHIO
    La possibilita di controllare e gestire un rischio di incendio inaccettabile si attua attraverso l¡¦adozione di misure di tipo Preventivo o Protettivo.
    „Ï L'attuazione delle misure per ri-durre il rischio mediante la ri-duzione della frequenza vie-ne chiamata "prevenzione",
    „Ï L'attuazione delle misure tese alla riduzione della magnitu-do viene chiamata "protezio-ne".
    Le misure di Protezione possono essere di tipo attivo o passivo, a seconda che richiedano o meno un intervento di un operatore o di un impianto per essere attivate

    LE SPECIFICHE MISURE DI PREVENZIONE
    Principali misure di prevenzione: (finalizzate alla riduzione della probabilita di accadimento)
    „Ï Realizzazione di impianti elettrici a regola d'arte. (Norme CEI)
    „Ï Collegamento elettrico a terra di impianti, strutture, serbatoi ecc.
    „Ï Installazione di impianti parafulmine.
    „Ï Dispositivi di sicurezza degli impianti di distribuzione e di utilizzazione delle sostanze infiammabili.
    „Ï Ventilazione dei locali.
    „Ï Utilizzazione di materiali incombustibili.
    „Ï Adozione di pavimenti ed attrezzi antiscintilla.
    „Ï Segnaletica di Sicurezza, riferita in particolare ai rischi presenti nell¡¦ambiente di lavoro.
    IMPIANTI ELETTRICI
    Gli incendi dovuti a cause elettriche ammontano a circa il 30% della totalita di tali sinistri.
    „Ï Misura di prevenzione molto importante.
    „Ï Mira alla realizzazione di impianti elettri-ci a regola d'arte (D.M. sviluppo econo-mico 22 gennaio 2008, n. 37, norme CEI) (il DM n. 37/08 ha sostituito la legge 46/90).
    „Ï Consegue lo scopo di ridurre le probabilita d'incendio, evitando che l¡¦impianto elettrico costituisca causa d¡¦innesco.
    „Ï Molto numerosa e la casistica delle anomalie degli impianti elettrici le quali possono causare principi d'incendio:
    corti circuiti, conduttori flessibili danneggiati, contatti lenti, surriscaldamenti dei cavi o dei motori, guaine discontinue, mancanza di protezioni, sotto-dimensionamento degli impianti, apparecchiature di regolazione mal funzio-nanti, ecc.
    COLLEGAMENTO A ELETTRICO TERRA DI MPIANTI, STRUTTURE SERBATOI
    La messa a terra di impianti, serbatoi ed altre strutture impedisce che su tali apparecchiature possa verificarsi l'accumulo di cariche elettrostatiche prodottesi per motivi di svariata natura (strofinio, correnti vaganti ecc.). La mancata dissipazione di tali cariche potrebbe causare il verificarsi di scariche elettriche anche di notevole ener-gia le quali potrebbero costituire innesco di eventuali in-cendi specie in quegli ambienti in cui esiste la possibilità di formazione di miscele di gas o vapori infiammabili.
    Le scariche atmosferiche costituiscono an-ch'esse una delle principali cause d'incendio.
    INSTALLAZIONE DI DISPOSITIVI PARAFULMINI
    Specialmente nelle zone ad alta attività ce-raunica è necessario realizzare impianti di protezione contro le scariche atmosferiche (parafulmine o "gabbia di Faraday"). Essi creano una via preferenziale per la scarica del fulmine a terra evitando che es-so possa colpire gli edifici o le strutture che si vogliono proteggere.
    DISPOSITIVI DI SICUREZZA DEGLI IMPIANTI DI DISTRIBUZIONE E DI UTILIZZAZIONE DELLE SOSTANZE INFIAMMABILI
    Al fine di prevenire un incendio gli impianti di distribuzione di sostanze infiammabili vengono dotati di di-spositivi di sicurezza quali ad esempio: termostati; pressostati; interruttori di massimo livello, termocoppie per il controllo di bruciatori, dispositivi di allarme, sistemi di saturazione e sistemi di inertizzazione, ecc.
    VENTILAZIONE DEI LOCALI
    Sotto l'aspetto preventivo, la ventilazione naturale o artificiale di un ambiente dove possono accumularsi gas o vapori in-fiammabili evita che in tale ambiente possano verificarsi concentrazioni al di sopra del limite inferiore del campo d'infiammabilità. Nel dimensionare e posizionare le apertu-re o gli impianti di ventilazione necessario tenere conto sia della quantità che della densità dei gas o vapori infiammabili che possono essere presenti.
    UTILIZZO DI MATERIALI E STRUTTURE INCOMBUSTIBILI
    Quanto più ridotta la quantità di strutture o materiali combustibili pre-sente in un ambiente tanto minori sono le probabilità che possa verifi-carsi un incendio. Pertanto potendo scegliere tra l'uso di diversi materiali dovrà sicura-mente essere data la preferenza a quelli che, pur garantendo analoghi risultati dal punto di vista della funzionalità e del processo produttivo, presentino caratteristiche di incombustibilità.
    ADOZIONE DI PAVIMENTI E ATTREZZI ANTISCINTILLA
    Tali provvedimenti risultano di indispensabile adozione qualora negli ambienti di lavoro venga prevista la presenza di gas, polveri o vapori infiammabili.

    ACCORGIMENTI COMPORTAMENTALI PER PREVENIRE GLI INCENDI
    L’obiettivo principale dell’adozione di misure precauzionali di esercizio è quello di permettere, attraverso una corretta gestione, di non aumenta-re il livello di rischio reso a sua volta accettabile attraverso misure di prevenzione e di protezione.
    Le misure precauzionali di esercizio si realizzano attraverso:
     Analisi delle cause di incendio più comuni
     Informazione e Formazione antincendi
     Controlli degli ambienti di lavoro e delle attrezzature
     Manutenzione ordinaria e straordinaria
    ANALISI DELLE CAUSE DI INCENDIO PIU' COMUNE
    Il personale deve adeguare i comportamenti ponendo particolare attenzione a:
    „Ï Deposito e utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili (Ove possibile, il quantitativo dei materiali infiammabili o facilmente combustibili limi-tato a quello strettamente necessario e tenuto lontano dalle vie di esodo. I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali o aree. Ove possibile, sostituire le sostanze in-fiammabili con altre meno pericolose.
    Il deposito di materiali infiammabili deve essere realizzato in luogo isolato o locale separato tramite strutture e porte resistenti al fuoco.)
    „Ï Utilizzo di fonti di calore (Impiego e detenzione delle bombole di gas utilizzate negli apparecchi di riscal-damento (anche quelle vuote); Deposito di materiali combustibili sopra o in vicinanza degli apparecchi di riscaldamento
    „Ï Impianti ed attrezzature elettriche (Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti elettrici e in modo da esse-re in grado da riconoscere difetti. Le prese multiple non devono essere sovraccarica-te per evitare surriscaldamenti degli impianti. In caso di alimentazione provvisoria di un’apparecchiatura elettrica, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria e posi-zionato in modo da evitare danneggiamenti. Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e qualificato. Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore e possono essere causa di incendio.)
    „Ï Il fumo e l'utilizzo di portacenere (Occorre identificare le aree dove il fumo delle siga-rette può costituire pericolo di incendio e disporne il divieto, in quanto la mancanza di disposizioni a ri-guardo è una delle principali cause di incendi. Nelle aree ove sarà consentito fumare, occorre mettere a disposizione idonei portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente. I portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, nè il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti. Non deve essere permesso di fumare nei depositi e nelle aree conte-nenti materiali facilmente combustibili od infiammabili.)
    „Ï Rifiuti e scarti di lavorazione combustibili (I rifiuti non debbono essere de-positati, neanche in via tempora-nea, lungo le vie di esodo (corridoi, scale, disimpegni) o dove pos-sono entrare in contatto con sorgen-ti di ignizione. L'accumulo di scarti di lavorazione deve essere evitato ed ogni scarto o rifiuto deve essere rimosso giornal-mente e depositato in un’area idonea fuori dell'edificio.)
    „Ï Aree non frequentate (Le aree che normalmente non sono frequentate da personale (scantinati, locali deposito) ed ogni area dove un incendio potrebbe svilupparsi senza preavvi-so, devono essere tenute libe-re da materiali combustibili non essenziali. Devono essere adottate precau-zioni per proteggere tali aree contro l'accesso di persone non autorizzate.)
    „Ï Misure contro gli incendi dolosi (Scarse misure di sicurezza e mancanza di controlli possono consentire accessi non autorizzati nel luogo di lavoro, comprese le aree esterne, e ciò può costituire causa di incendi dolosi. Occorre prevedere adeguate mi-sure di controllo sugli accessi ed assicurarsi che i materiali combustibili depositati all'esterno non mettano a rischio il luogo di lavoro.)
    CONTROLLO AMBIENTI DI LAVORO
    È opportuno che vengano effettuati regolari verifiche (con cadenza predeterminata) nei luoghi di lavoro finalizzati ad accertare il manteni-mento delle misure di sicurezza antincendio. In proposito è opportuno predisporre idonee liste di controllo. Potranno essere incaricati singoli lavoratori oppure lavoratori addetti alla prevenzione incendi. I lavoratori devono ricevere adeguate istruzioni in merito alle opera-zioni da attuare prima che il luogo di lavoro sia abbandonato, al termine dell'orario di lavoro, affinché lo stesso sia lasciato in condi-zioni di sicurezza. Vanno controllate periodicamente:
    - Le vie di uscita quali passaggi, corridoi, scale, devono essere controllate per assicurare che siano libere da ostruzioni e pericoli;
    - Le porte sulle vie di uscita devono essere controllate per assicurare che si aprano facilmente.
    - Le porte resistenti al fuoco devono essere controllate per assicu-rarsi che non sussistano danneggiamenti e che chiudano regolarmente.
    - Le apparecchiature elettriche che non devono restare in servizio vanno messe fuori tensione
    - Le fiamme libere devono essere spente o lasciate in condizioni di sicurezza
    - I rifiuti e gli scarti combustibili devono essere rimossi
    - I materiali infiammabili devono essere depositati in luoghi sicuri
    - Il luogo di lavoro deve essere assicurato contro gli accessi incontrollati
    VERIFICHE E MANUTENZIONE SUI PRESIDI ANTINCENDIO(ordinaria e straordinaria)
    Occorre SORVEGLIANZA ma anche CONTROLLO PERIODICO cioe MANUTENZIONE (ORDINARIA e STRAORDINARIA) Devono essere oggetto di regolari verifiche i seguenti impianti:
    „Ï Impianti per l'estinzione degli Incendi
    „Ï Impianti per la rilevazione e l'allarme in caso di Incendio
    „Ï Impianti elettrici
    „Ï Impianti di distribuzione ed utilizzo del gas
    „Ï Impianti a rischio specifico (montacarichi, centrali termiche, cucine, ecc.)
    Devono essere mantenute in efficienza ed essere oggetto di regolari verifiche tutti gli impianti e le misure antincendio previste:
    - per garantire il sicuro utilizzo delle vie di uscita;
    - relative alla illuminazione di sicurezza;
    - per l'estinzione degli incendi;
    - per la rivelazione e l'allarme in caso di incendio.

    Fine parte 1...
    Ultima modifica di Mande; 07-09-11 alle 19: 03

  3. #13
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    Lezione n. 9 - ANTINCENDIO P. 2 (La Protezione Antincendio)
    Insieme delle misure finalizzate alla riduzione dei danni, agendo sulla Magnitudo. Si sud-dividono in misure di protezione attiva o passiva in relazione alla necessità o meno dell’intervento di un operatore o dell’azionamento di un impianto.
    Protezione PASSIVA-->(NON c'è il bisogno di un INTERVENTO)
    Protezione ATTIVA-->(c'è il bisogno di un INTERVENTO)
    La protezione attiva presuppone l'intervento che può avvenire con o senza l'azione umana. L'uso degli estintori o dell'impianto ad idranti presuppone l'intervento umano, mentre l'azionamento di un impianto automatico (es. impianto sprinkler) non presuppone tale l'intervento.

    LA PROTEZIONE PASSIVA
    Non richiedono l¡¦azione di un uomo o l¡¦azionamento di un impianto. Obiettivo: limitazione degli effetti dell¡¦incendio nello spazio e nel tempo (es.: garantire l¡¦incolumita dei lavoratori - limitare gli effetti nocivi dei prodotti della combustione - contenere i danni a strutture , macchinari , beni).
    MISURE DI PROTEZIONE PASSIVA
    ISOLAMENTO DELL'EDIFICIO: DISTANZE DI SICUREZZA
    Interposizione di spazi scoperti con lo scopo di impedire la propagazione dell¡¦incendio principalmente per trasmis-sione di energia termica raggiante.
    „Ï Distanze di sicurezza interne proteggono elementi appartenenti ad uno stesso complesso.
    „Ï Distanze di sicurezza esterne proteggono elementi esterni al complesso.
    „Ï Distanza di protezione distanza misurata orizzontalmente tra il perimetro in pianta di ciascun elemento pericoloso di un¡¦attivita e la recinzione (ove prescritta) o il confine dell¡¦area.
    In pratica:
    - La determinazione delle distan-ze di sicurezza si basa sulle de-terminazioni dell’energia termi-ca irraggiata in un incendio, se-condo modelli di calcolo che forniscono dati molto orientati-vi.
    - Nelle normative antincendio vengono introdotti valori pre-
    stabiliti ricavati empiricamente da dati ottenuti dalle misurazioni dell’energia raggiante effettuata in occasione di incendi reali e in in-cendi sperimentali.
    - Separare una struttura ricorrendo alla sola adozione di distanze di si-curezza comporta l’utilizzo di grandi spazi che dovranno essere la-sciati vuoti e costituire di per se una misura poco conveniente di rea-lizzazione di una barriera antincendio da un punto di vista economico.
    - Pertanto la protezione passiva si realizza anche mediante la realizza-zione di elementi si separazione strutturale del tipo “tagliafuoco”.
    MURI TAGLIAFUOCO
    Elementi di separazione capaci di impe-dire la propagazione di un incendio tra area adiacenti. Le barriere antincendio realizzate me-diante interposizione di elementi struttu-rali hanno la funzione di impedire la pro-pagazione degli incendi sia lineare (bar-riere locali) che tridimensionale (barriere totali) nell’interno di un edificio, nonché, in alcuni casi, quella di consentire la ri-duzione delle distanze di sicurezza.
    RESISTENZA AL FUOCO
    Per oltre 45 anni, la circolare n. 91 del 14/9/1961 ha costituito l’unico strumento proget-tuale in grado di affrontare il tema connesso alla resistenza al fuoco delle costruzioni.
    La circolare n. 91/61 è stata abrogata e sostituita dai nuovi decreti che recepiscono le norme europee: il D.M. 9 marzo 2007 "Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzio-ni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco" e il D.M. 16 febbraio 2007 "Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione", entrati in vigore il 25 settembre 2007.
    Per la protezione delle strutture, in particolare le strutture metalli-che, alcuni particolari rivestimenti tra i quali vernici intumescenti, conseguono una vera e propria azione protettiva delle strutture sulle quali sono applicate, realiz-zando un grado di resistenza al fuoco. Questi elementi protettivi sono ininfiammabili, possiedono capacità isolanti al calore, nonché hanno la particolarità di rigonfiarsi, schiumando, generando così uno strato iso-lante, quando sono investite dalla fiamma o alta temperatura.
    La resistenza al fuoco rappresenta il comportamento al fuoco degli elementi che hanno funzioni portanti o separanti.
    Numericamente rappresenta l’intervallo di tempo, espresso in minuti, di esposi-zione dell’elemento strutturale ad un in-cendio, durante il quale l’elemento costrut-tivo considerato conserva i requisiti pro-gettuali di stabilità meccanica, tenuta ai prodotti della combustione, e di isolamento termico.
    La resistenza al fuoco può definirsi come l’attitudine di un elemento da costruzione (componente o struttura) a conservare:
    Stabilità (R) =attitudine di un prodotto o di un elemento costrut-tivo a conservare la resi-stenza meccanica sotto l'azione del fuoco.
    Tenuta(E) (Étanchéité au feu) = attitudine di un prodotto o di un elemento costruttivo a non lasciar passare nè produrre, se sottoposto all'azione del fuoco su un lato, fiamme, vapori o gas caldi sul lato non esposto al fuoco.
    Isolamento termico (I) = attitudine di un prodotto o di un elemento costruttivo a ridurre, entro un dato limite, la trasmissione del calore. Con il simbolo REI si identifica un elemento co-struttivo che deve conservare, per un determi-nato tempo, la stabilità, la tenuta e l’isolamento termico; con il simbolo RE si identifica un elemento co-struttivo che deve conservare, per un determi-nato tempo, la stabilità e la tenuta; con il simbolo R si identifica un elemento co-struttivo che deve conservare, per un determi-nato tempo, la stabilità; con il simbolo EI si identifica un elemento co-struttivo che deve conservare, per un determi-nato tempo, la tenuta e l’isolamento termico; Gli elementi costruttivi vengono classificati da un numero che espri-me i minuti per i quali conservano le caratteristiche suindicate in fun-zione delle lettere R, E o I, come di seguito indicato per alcuni casi:
    R 45 R 60 R 120 RE 45 RE 60 RE 120 REI 45 REI 60 REI 120 EI 45 EI 60 EI 120
    La classe del compartimento esprime, in minuti, la durata minima di re-sistenza al fuoco da richiedere alla struttura o all’elemento costruttivo in essi contenuto. Le classi sono le seguenti:
    Classe 15 - 20 - 30 - 45 - 60 - 90 - 120 - 180 - 240 - 360
    COMPARTIMENTAZIONE
    Il compartimento antincendio è una parte di edificio delimitata da elementi costruttivi (muri, solai, porte, ecc.) di resistenza al fuoco predeterminata e orga-nizzato per rispondere alle esi-genze della prevenzione incendi.
    Di norma gli edifici vengono suddivisi in compartimenti, an-che costituiti da più piani, di su-perficie non eccedente quella indicata nelle varie norme specifiche. Nello stabilire la superficie massima di un compartimento si tiene conto di vari parametri: carico d’incendio, caratteristiche di infiammabilità dei materiali, destinazione dei locali, affollamento, lunghezza delle vie di esodo, modalità di stoccaggio dei materiali, lavorazioni, ubicazione e accessibilità, altezza dei locali e del fabbricato, presenza di piani inter-rati, impianti antincendio (es. sprinkler), EFC, ecc.
    Per una completa ed efficace compartimentazione i muri tagliafuoco non dovrebbero avere aperture, ma e ovvio che in un ambiente di lavoro e necessario assicurare un¡¦agevole comunicazione tra tutti gli ambienti destinati, anche se a diversa destinazione d¡¦uso. Pertanto e inevitabile realizzare le comunicazioni e dotarle di elementi di chiusura aventi le stesse caratteristiche di resistenza al fuoco del muro.
    Tali elementi di chiusura si possono distinguere in:
    „Ï Porte incernierate (Porte munite di sistemi di chiusura automatica (quali fusibili, cavetti e contrappesi o sistemi idraulici o a molla), che in caso d’incendio fanno chiudere il serramento
    „Ï Porte scorrevoli (porte sospese ad una guida inclinata di pochi gradi ri-spetto al piano orizzontale mediante ruote fissate al pannello. Normalmente stan-no in posizione aperta trattenute da un contrappe-so e da un cavo in cui è inserito un fusibile che in caso d’incendio si fonde liberando il contrappeso e permettendo alla porta di chiudersi
    „Ï Porte a ghigliottina (Porte installate secondo un principio analogo alle porte scorrevoli, con la differenza che il pannello viene mantenuto sospeso sopra l’apertura e le guide sono verticali.)
    LE SCALE PROTETTE
    Scala in vano costituente compartimento an-tincendio avente accesso diretto da ogni piano, con porte di resistenza al fuoco REI predeterminata dotate di congegno di auto-chiusura. Le porte delle scale devono essere mantenute chiuse o libere di chiudersi se comandate da dispositivo automatico (elettromagnete).
    LE SCALE CON FILTRO A PROVA DI FUMO
    Scala in vano costituente com-partimento antincendio avente accesso, per ogni piano, da filtro a prova di fumo.
    Vano delimitato da strutture con resistenza al fuoco REI predeterminata e comunque almeno 60 minuti, dotato di 2 o più porte munite di conge-gno di autochiusura almeno REI 60 (EI 60), ed aerato: Direttamente all’esterno con aperture libere di superficie di almeno 1 m2; Camino di ventilazione sfo-ciante sopra la copertura dell’edificio di sezione almeno 0.10 m2; Sistema di sovrapressione ad almeno 0.3 mbar anche in condizioni di emergenza.
    VIE DI ESODO E PORTE DI SICUREZZA
    Percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro.
    La lunghezza massima del sistema di vie di uscita è stabilita dalle norme (definizione riportata sul DM 30/11/83).
    Le porte delle uscite di sicurezza devono aprirsi nel senso dell’esodo a semplice spinta, e quando aperte non devono ostruire passaggi, corridoi e pianerottoli. Le porte che danno sulle scale devono aprirsi sul pianerot-tolo senza ridurne la larghez-za e non direttamente sulle rampe. Le porte di tipo scorrevole con azionamento automatico so-no utilizzabili come uscite di sicurezza, se le stesse possono essere aperte a spinta verso l'esterno (con dispositivo appositamente segnalato) e resta-re in posizione di apertura in assenza di alimenta-zione elettrica. Il problema dell’esodo delle persone in ca-so di incendio è di enorme importanza, particolarmente in luoghi come Alberghi, Ospedali, Centri Commerciali, Locali di pubblico spettacolo, Scuole, ecc., dove generalmente è presente un grande affollamento di persone dall'età variabile, con presenza, talvolta anche notevole, di persone disabili. Inoltre, nella gestione delle emergenze, per “sicurezza delle persone disabili” ci si riferisce ad un campo molto ampio della sicurezza che ri-guarda non solo coloro che mostrano in modo più o meno evidente dif-ficoltà motorie sensoriali o cognitive, ma anche le persone anzia-ne, i bambini, le donne in stato di gravidanza, le persone con arti fratturati, le persone che soffrono di patologie molto diverse tra loro, come l'asma, i problemi cardiaci ecc. Elementi fondamentali nella progettazione del sistema di vie d¡¦uscita:
    - Dimensionamento e geometria;
    - Sistemi di protezione attiva e passiva;
    - Sistemi di identificazione (segnaletica, illuminazione di sicurezza)
    Il dimensionamento delle vie d¡¦uscita dovra tenere conto:
    „Ï del massimo affollamento ipotizzabile nell¡¦edificio (prodotto tra densita di affollamento [persone al mq] e superficie degli am-bienti soggetti ad affollamento di persone [mq])
    „Ï della capacita d¡¦esodo dell¡¦edificio (numero di uscite, larghezza delle uscite, livello delle uscite rispetto al piano di riferimento)
    SCALA DI SICUREZZA ESTERNA
    Scala totalmente esterna rispetto al fabbricato; La scala deve essere munita di parapetto regola-mentare e realizzata secondo i seguenti criteri:
    i materiali devono essere incombustibili; la parete esterna dell’edificio, compresi gli eventuali infissi, per una larghezza pari alla proiezione della scala, incrementata di 2,5 m per ogni lato, deve essere almeno REI/EI 60.
    In alternativa la scala deve distaccarsi di 2,5 m dalle pareti dell’edificio e collegarsi alle porte di piano tramite passerelle protette con setti laterali REI/EI 60, a tutta altezza.
    SISTEMI DI VENTILAZIONE
    Aperture (porte, finestre, etc.) e prese d'aria proveniente dall'esterno, inserite in una struttura edilizia atte ad assicurare una ventilazione naturale dei vari ambienti della struttura stessa.



    LA PROTEZIONE ATTIVA
    Misure di protezione che richiedono l’azione di un uomo o l’azionamento di un impianto, finalizzate alla precoce rileva-zione dell’incendio, alla segnalazione e all’azione di spegnimento.
    ESTINTORI
    Gli estintori rappresentano i mezzi di primo intervento più impiegati per spegnere i principi di incendio. Non sono efficaci se l'incendio si trova in una fase più avanzata. Vengono suddivisi, in relazione al loro peso complessivo, in:
    - estintori portatili massa complessiva inferiore o uguale a 20 kg
    - estintori carrellati, massa superiore a 20 kg fino a 150 kg
    GLI ESTINTORI PORTATILI
    Vengono classificati in base alla loro capacità estinguente. Classe A fuochi di solidi con formazione di brace Classe B fuochi di liquidi
    Classe C fuochi di gas. Classe D fuochi di metalli. Classe F fuochi che interessano mezzi di cottura. L’estintore è scelto in base al tipo di incendio ipotizzabile. Sull'estintore è riportata un’etichetta (marcatura) di colore contrastante con lo sfondo, suddivisa in 5 parti, con le istruzioni e le condizioni di utilizzo. Sono indicate le classi dei fuochi ed i focolai conven-zionali che è in grado di estinguere (esempio: 34A 233BC). Per norma il colore del corpo deve essere rosso RAL 3000.
    GLI ESTINTORI CARRELLATI
    Hanno le stesse caratteristiche degli estintori portatili ma, a causa delle maggiori dimensioni e peso, una minore praticità d’uso e manegevolezza connessa allo spostamento del carrello di supporto. Hanno una maggiore capacità estinguente e sono da considerarsi in-tegrativi di quelli portatili.
    TIPOLOGIA DI ESTINTORI
    A POLVERE
    La polvere antincendio è composta da varie sostanze chimiche miscelate tra loro con aggiunta di additivi per migliorarne le qualità di fluidità e idrorepellenza.
    Le polveri possono essere di tipo:
     ABC polveri polivalenti valide per lo spegnimento di più tipi di fuoco (legno carta liquidi e gas infiammabili), realizzate generalmente da solfato e fosfato di ammonio, solfato di bario, ecc.
     BC polveri specifiche per incendi di liquidi e gas costituite principalmente da bicarbonato di sodio
    L'azione estinguente è di tipo chimico (inibizione del materiale incombusto tramite catalisi negativa), di soffocamento e di raffreddamento.
    La fuoriuscita della polvere avviene mediante una pressione interna che può essere fornita da una compressione preliminare (azoto) o dalla liberazione di un gas ausiliario (CO2) contenuto in una bombolina (interna od esterna).
    L’estintore a polvere può essere utilizzato su:
    - fuochi di classe A, B, C
    - fuochi di classe D (solo con polveri speciali).
    - quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
    Gli estintori a polvere devono riportare l'indicazione della loro idoneità all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all'uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una distanza di un metro"
    Le polveri essendo costituite da particelle solide finissime, possono danneggiare le apparecchiature e macchinari.
    L'utilizzo di estintori a polvere contro fuochi di classe F è considerato peri-coloso. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma euro-pea UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe "F".
    Una volta spento l’incendio è opportuno arieggiare il locale, in quanto, oltre ai prodotti della combustione (CO, CO2, vari acidi e gas, presenza di polveri in-combuste nell’aria) la stessa polvere estinguente, molto fine, può essere inspi-rata insieme ad altre sostanze pericolose dall’operatore.
    AD ANIDRIDE CARBONICA (CO2)
    L'estintore contiene CO2 compresso e liquefatto.
    È strutturalmente diverso dagli altri in quanto costituito da una bombola in acciaio realizzata in un unico pezzo di spessore adeguato alle pressioni interne, gruppo valvolare con attacco conico e senza foro per attacco manometro né valvolino per controllo pressioni.
    Si distingue dagli altri estintori anche per le colorazioni dell'ogiva (grigio chiaro, anche se non obbligatorio) e dal diffusore di forma tronco-conica. È presente una valvola di sicurezza che interviene quan-do la pressione interna dell’estintore supera i 170 bar, facendo cedere un apposito dischetto metallico. Al momento dell'azionamento la CO2, spinta dalla pressione interna (55/60 bar a 20° C), raggiunge il cono diffusore dove, uscendo all’aperto, una parte evapora istantaneamente provocando un brusco abbassamento di temperatura (-79°C) tale da solidificare l’altra parte in una massa gelida e leggera sotto forma di piccole particelle denomi-nate “neve carbonica” o “ghiaccio secco”. Per la forte evaporazione del gas ha una gittata limitata; È necessario avvicinarsi il più possibile al focolaio, utilizzando dispositivi di protezione individuale. La distanza del getto è non oltre 2 metri.
    La CO2 che fuoriesce da un estintore può provocare ustioni da freddo. Il dispositivo di scarica è composto da un tubo ad alta pressione collegato ad un cono diffusore realizzato in materiale sintetico PVC (resi-stente agli shok termici) con la presenza di un impugnatura, per evita-re all’operatore eventuali ustioni da freddo. Il gas circonda i corpi infiammati, abbassa la concentrazione di ossigeno e spegne per soffocamento e raffreddamento. Il serbatoio dell'estintore ad anidride carbonica deve essere sottoposto a collaudo ogni 5 anni.
    L’estintore a CO2 può essere utilizzato su:
    − fuochi di classe B, C
    − quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V;
    Devono riportare l'indicazione della loro idoneità all'uso su apparecchia-ture elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all'uso su appa-recchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 v ad una di-stanza di un metro". L'utilizzo di estintori a CO2 contro fuochi di classe F è considerato pericolo-so. Pertanto non devono essere sottoposti a prova secondo la norma europea UNI EN 3-7:2008 e non devono essere marcati con il pittogramma di classe "F". L’estintore a CO2 non è adatto sui focolai di classe A, in quanto il gas produce solo un abbassamento momentaneo della temperatura senza l’inibizione delle braci prodotte dall’incendio e quindi dopo la sca-rica si reinnescherebbe nuovamente l’incendio.
    A SCHIUMA
    È costituito da un serbatoio in lamiera d’acciaio la cui carica è composta da liquido schiumogeno diluito in acqua in percentuale dal 3 al 10%. La pressurizzazione dell’estintore può essere per-manentemente o può avvenire al momento dell’uso, grazie ad una bambolina di CO2 posta sotto l’orifizio di riempimento dell’estintore che nel caso di necessità sarà liberata attraverso la sua perforazione da un percussore posto sul gruppo valvolare. L’estintore a schiuma è utilizzabile sui focolai di classe A-B. Il dispositivo di erogazione dell’estinguente è composto da un tubo al cui termine è collegata un lancetta in materiale anticorrosione, alla cui base vi sono dei fori di ingresso aria. All’azionamento dell’estintore ed alla contemporanea uscita della soluzione di liquido schiumogeno, dai forellini posti alla base dalla lancia entrerà aria per effetto venturi che miscelandosi al li-quido in passaggio produrrà la schiuma che sarà diretta sul principio d’incendio.
    La schiuma è un agente estinguente costituito da una soluzione in acqua di un liquido schiumogeno, che per effetto della pressione di un gas fuoriesce dall’estintore e passa all’interno di una lancia dove si me-scola con aria e forma la schiuma. L’azione estinguente avviene per Soffocamento (separazione del combustibile dal comburente) e per raf-freddamento in minima parte. Sono impiegate per incendi di liquidi infiammabili (classe B) Non utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D. È obbligatorio quindi riportare l'avvertenza nella parte ter-za dell’etichetta “AVVERTENZA non utilizzare su appa-recchiature elettriche sotto tensione”.
    DETERMINAZIONE DEL NUMERO DI ESTINTORI DA INSTALLARE
    Il numero risulta determinato solo in alcuni norme specifiche (scuole, ospedali, alberghi, locali di pubblico spettacolo, autorimesse ecc.).
    Negli altri casi si deve eseguire il crite-rio di disporre questi mezzi di primo in-tervento in modo che siano pronta-mente disponibili ed utilizzabili. In linea di massima la posizione deve essere scelta privilegiando la facilità di accesso, la visibilità e la possibilità che almeno uno di questi possa essere raggiunto con un percorso non superiore a 15 m circa. La distanza tra gruppi di estintori deve essere circa 30 m.
    POSIZIONAMENTO DEGLI ESTINTORI
    Debbono essere indicati con l’apposita segnaletica di sicurezza, in modo da essere individuati immediatamente, preferibilmente vicino alle scale od agli accessi. Estintori, di tipo idoneo, devono essere posti in vicinanza di rischi speciali (quadri elettrici, cucine, impianti per la produzione di calore a combustibile solido, liquido o gassoso ecc.). Gli estintori dovranno essere posizionati alle pareti, mediante idonei attacchi che ne consentano il facile sganciamento o poggiati a terra con idonei dispositivi (piantane porta estintore con asta e cartello).

    LA RETE IDRICA ANTINCENDIO
    Può essere collegata direttamente, o a mezzo di vasca di disgiunzione, all’acquedotto cittadino. La presenza della riserva idrica è necessaria se l’acquedotto non garan-tisce continuità di erogazione e sufficiente pressione. In tal caso le caratteristiche idrauliche richieste agli erogatori (idranti UNI 45 oppure UNI 70) vengono assicurate in ter-mini di portata e pressione dalla capacità della riserva idrica e dal gruppo di pompaggio.
    La rete idrica antincendi deve, a garanzia di affidabilità e funzionali-tà, rispettare i seguenti criteri progettuali:
     Indipendenza della rete da altre utilizzazioni.
     Dotazione di valvole di sezionamento.
     Disponibilità di riserva idrica e di costanza di pressione.
     Ridondanza del gruppo pompe.
     Disposizione della rete ad anello.
     Protezione della rete dall’azione del gelo e della corrosione.
     Caratteristiche idrauliche pressione - portata (es. 50 % degli idranti UNI 45 in fase di erogazione con portata di 120 lt/min e pressione residua di 2 bar al bocchello).
     Idranti (a muro, a colonna, sottosuolo o naspi) collegati con tubazioni flessibili a lance erogatrici che consentono, per numero ed ubicazione, la copertura protettiva dell’intera attività.
    IDRANTE A MURO
    Apparecchiatura antincendio composta essenzialmente da:
    - cassetta, o da un portello di prote-zione,
    - supporto della tubazione,
    - valvola manuale di intercettazione,
    - tubazione flessibile completa di raccordi,
    - lancia erogatrice
    Gli idranti a muro (e i naspi) devono:
    „Ï Devono essere posizionati in modo che ogni parte dell'attivita sia raggiungibile con il getto d'acqua di almeno un idrante/naspo.
    „Ï In generale e ammissibile considerare che il getto d'acqua abbia una lunghezza di riferimento di 5 m.
    „Ï Il posizionamento degli idranti a muro e dei naspi deve essere ese-guito considerando ogni compartimento in modo indipendente.
    „Ï Gli idranti e/o i naspi devono essere installati in posizione ben vi-sibile e facilmente raggiungibile.
    „Ï Preferibilmente posizionati in prossimita di uscite di emergen-za o vie di esodo, in posizione tale da non ostacolare l'esodo.
    „Ï Le caratteristiche della rete idranti sono fissate dalla norma UNI 10779.
    IDRANTE A COLONNA SOPRASSUOLO
    Apparecchiatura antincendio, permanentemente collegata a una rete di alimentazione idrica, costituita da una valvola al-loggiata nella porzione interrata dell’apparecchio, manovrata attraverso un albero verticale che ruota nel corpo cilindrico, nel quale sono anche ricavati uno o più attacchi con filettatura unificata. Per ciascun idrante deve essere prevista almeno una dota-zione di una lunghezza unificata di tubazione flessibile, com-pleta di raccordi e lancia di erogazione. Queste dotazioni devono essere ubicate in prossimità degli idranti, in apposite cassette di contenimento, o conservate in una o più postazioni accessibili in sicu-rezza anche in caso d'incendio ed adeguatamente individuate da idonea segnaletica.
    IDRANTE SOTTOSUOLO
    Apparecchiatura antincendio, permanentemente colle-gata a una rete di alimentazione idrica, costituita da una valvola provvista di un attacco unificato ed allog-giato in una custodia con chiusino installato a piano di calpestio. La posizione degli idranti sottosuolo deve essere adeguatamente indicata; devono inoltre porsi in atto misure per evitare che ne sia ostacolato l'utilizzo. Dotazioni in cassetta di conteni-mento individuate da idonea segnaletica.
    NASPI
    Apparecchiatura antincendio costituita da una bobina mobile su cui è avvolta una tuba-zione semirigida collegata ad una estremità con una lancia erogatrice. Per l'impiego anche da parte di personale non addestrato, è un'alternativa agli idranti soprattutto per le attività a minor rischio. I naspi hanno prestazioni inferiori rispetto agli idranti e in alcune attività a basso rischio possono essere collegati direttamente alla rete idrica sanitaria. Dispongono di tubazioni in gomma avvolte su tamburi girevoli e sono provviste di lance da 25 mm con getto regolabile (pieno o frazionato) con portata di 50 lt/min e pressione 1,5 bar.
    ATTACCHI DI MANDATA PER AUTOPOMPA
    È un dispositivo, collegato alla rete di idranti, per mezzo del quale può essere immessa acqua nella rete di idranti in condizioni di emer-genza idrica, o viceversa in caso di incendio prolungato, in modo da eliminare i tempi di rifornimento dell'abp/aps. Ha un diametro DN 70.

    LA RETE DI SPEGNIMENTO AUTOMATICA
    IMPIANTO DI SPEGNIMENTO AUTOMATICO SPRINKLER
    Fonte di alimentazione (acquedotto, serbatoi, vasca, serbatoio in pressione);
     Pompe di mandata;
     Centralina valvolata di controllo e al-larme;
     Condotte montanti principali;
     Rete di condotte secondarie;
     Serie di testine erogatrici (sprinkler).
    L’erogazione di acqua può essere comandata da un impianto di rilevazione incendi, oppure essere pro-vocata direttamente dalla apertura delle teste erogatrici: per fusione di un elemento metallico o per rottura, a determinate temperature, di un elemento termosensibile a bulbo che consente in tal modo la fuoriuscita d’acqua.
    Tipi di impianto sprinkler:
    - Ad umido: tutto l’impianto è permanentemente riempito di acqua in pressione: è il sistema più rapido e si può adottare nei lo-cali in cui non esiste rischio di gelo.
    - A secco: la parte d’impianto non protetta, o sviluppantesi in am-bienti soggetti a gelo, è riempita di aria in pressione: al momento dell’intervento una valvola provvede al riempi-mento delle colonne con acqua.
    - Alternativi: funzionano come impianti a secco nei mesi freddi e ad umido nei mesi caldi.
    - A pre-allarme: sono dotati di dispositivo che differisce la scarica per escludere i falsi allarmi.
    - A diluvio: impianti con sprinklers aperti alimentati da valvole ad apertura rapida in grado di fornire rapidamente grosse portate.
    La progettazione, installazione e manutenzione dei sistemi automatici a sprin-kler sono fissati dalla norma UNI EN 12845.
    IMPIANTI A SCHIUMA
    Gli impianti a schiu-ma sono concettual-mente simili agli sprin-kler ad umido e differi-scono per la presenza di un serbatoio di schiumogeno e di ido-nei sistemi di produzio-ne e scarico della schiuma (versatori).
    IMPIANTI AD HALON, CO2 O POLVERI
    Gli impianti ad anidride carbonica, ad halon, a polvere hanno portata limitata dalla capacità geometrica della riserva (batteria di bombole, serbatoi). Gli impianti a polvere, non essendo l’estinguente un fluido, non sono in gene-re costituiti da condotte, ma da teste sin-gole autoalimentate da un serbatoio in-corporato di modeste capacità. La pressurizzazione è sempre ottenuta mediante un gas inerte (azoto, anidride carbonica). Le concentrazioni di CO2 necessarie per lo spegnimento non permettono la sopravvivenza delle persone, per cui l'installa-zione di questi impianti in locali con presenza di persone im-pone l'adozione di adeguate procedure di sfollamento.

    SISTEMI DI RILEVAZIONE, SEGNALAZIONE E ALLARME ANTINCENDIO
    La funzione di un sistema di rivelazione incendio è di rivelare un in-cendio nel minor tempo possibile e di fornire segnalazioni ed indicazioni. La funzione di un sistema di allarme incendio è quella di fornire se-gnalazioni ottiche e/o acustiche agli occupanti di un edificio. Le funzioni di rivelazione incendio e allarme incendio possono essere combinate in un unico sistema. L'incendio può essere "scoperto" da un rivelatore (automaticamente) o dall'uomo (manualmente): Sistemi fissi automatici di rivelazione d’incendio, che hanno la funzione di rivelare e segnalare un incendio nel minore tempo possibile. Sistemi fissi di segnalazione manuale, che permettono una segnalazione, nel caso l’incendio sia rilevato dall’uomo. Tali impianti rientrano quindi tra i prov-vedimenti di protezione attiva e sono fi-nalizzati alla rivelazione tempestiva del processo di combustione prima che questo degeneri nella fase di incendio generalizzato.
    Sii deduce che è fonda-mentale riuscire ad avere un tempo d’intervento possibilmente inferiore al tempo di prima propagazione, ossia intervenire prima che si sia verificato il “flash over". Siamo infatti ancora nel campo delle temperature relativamente basse, l’incendio non si è ancora esteso e quin-di è più facile lo spegnimento ed i danni sono ancora contenuti.
    Dalle figure precedenti si può vedere che l’entità dei danni, se non si in-terviene prima, ha un incremento notevole non appena si verifica il “flash over”. La norma di riferimento è la UNI 9795 “Sistemi fissi automatici di rivelazione, di segnalazione manuale e di allarme d'incendio”, che rimanda a disposizioni contenute in altre pubblicazioni, in particola-re alla serie delle norme UNI EN 54 “Sistemi di rivelazione e di se-gnalazione d'incendio”.
    Un impianto di rivelazione automatica consente:
     di favorire un tempestivo esodo delle persone, degli animali, sgombero dei beni;
     di attivare i piani di intervento;
     di attivare i sistemi di protezione contro l’incendio (manuali e/o automatici di spegnimento).
    RILEVATORI D'INCENDIO
    Classificazione in base al fenomeno chimico-fisico rilevato:
     rivelatore di calore sensibile all'aumento della temperatura.
     rivelatore di fumo (a ionizzazione o ottici) sensibile alle particelle dei prodotti della combustione e/o pi-rolisi sospesi nell'atmosfera (aero-sol).
     rivelatore di gas: Rivelatore sen-sibile ai prodotti gassosi della combustione e/o della decomposizione termica.
     rivelatore di fiamme sensibile alla radiazione emessa dalle fiamme di un incendio.
     rivelatore multi-criterio: sensibile a più di un fenomeno causato dall'incendio.
    Classificazione in base al metodo di rivelazione:
    - statico da l'allarme quando l'entità del fenomeno misurato supera un certo valore per un periodo di tempo determinato
    - differenziale da l'allarme quando la differenza (normalmente piccola) tra i livelli del fenomeno misurato in 2 o più punti supera un certo valore per un periodo di tempo determinato
    - velocimetrico da l'allarme quando la velocità di variazione nel tempo del fenomeno misurato supera un certo valore per un periodo di tempo determinato
    Classificazione in base al tipo di configurazione:
    - puntiforme Rivelatore che risponde al fenomeno sorveglia-to in prossimità di un punto fisso
    - lineare Rivelatore che risponde al fenomeno sorvegliato in prossimità di una linea continua
    - multi-punto: Rivelatore che risponde al fenomeno sorvegliato in pros-simità di un certo numero di punti fissi
    RILEVATORI E RIVELATORI D'INCENDI
    Un "rivelatore automatico d’incendio” è un dispositivo installato nella zona da sorvegliare che è in grado di misurare:
    - come variano nel tempo grandezze tipi-che della combustione;
    - la velocità della loro variazione;
    - la somma di tali variazioni nel tempo.
    Inoltre trasmette un segnale d’allarme in un luogo opportuno quando il valore della grandezza tipica misurata supera un valo-re prefissato (soglia). “L’impianto di rivelazione” è un insie-me di apparecchiature fisse per rilevare e segnalare un principio d’incendio.
    Lo scopo è quello di segnalare tempestivamente ogni principio d’incendio, evitando i falsi allarmi, in modo che possano essere messe in atto le misure necessarie per circoscrivere e spegnere l’incendio.
    Un impianto rilevazione automatica d’incendio deve comprendere i se-guenti componenti essenziali (UNI 9795):
     Rilevatori d’incendio;
     Centrale di controllo e segna-lazione;
     Dispositivi d’allarme incendio;
     Punti di segnalazione manua-le (comandi di attivazione);
     Apparecchiatura di alimentazione.
    Vi possono essere impianti che hanno altri componenti (considerati non essen-ziali), in più rispetto a quelli elencati:
    - Dispositivo di trasmissione dell'allarme incendio
    - Stazione di ricevimento dell'allarme incendio
    - Comando del sistema automatico antincendio
    - Sistema automatico antincendio
    - Dispositivo di trasmissione dei segnali di guasto
    - Stazione di ricevimento dei segnali di guasto
    La centrale di controllo e segnalazione garantisce l’alimentazione elet-trica (continua e stabilizzata ) di tutti gli elementi dell’impianto ed è di solito collegata anche ad una “sorgente di energia alternativa” (batterie, gruppo elettrogeno, gruppo statico ecc.) che garantisce il funzionamen-to anche in caso di mancanza di energia elettrica della rete.
    Avvenuto l’incendio, l’allarme può essere
     locale oppure
     trasmesso a distanza.
    L’intervento può essere di due tipi:
     manuale (azionamento di un estintore o di un idrante, intervento squadre VV.F.)
     automatico (movimentazione di elementi di compartimentazione e/o aerazione, azionamento di impianti di spegni-mento automatico, d’inertizzazione, predisposizione di un piano esodo).
    È opportuno quindi perseguire soluzioni equilibrate che prevedono un grado d’automazione compatibile con le soluzioni tecnologiche già ampiamente collaudate af-fidando all’uomo il compito di effettuare i controlli che si rendessero necessari.
    Tali tipi d’impianti trovano valide applicazioni in presenza di:
    - Depositi intensivi;
    - Depositi di materiali e/o sostanze ad elevato calore specifico;
    - Ambienti con elevato carico d’incendio, non compartimentabili;
    - Ambienti destinati ad impianti tecnici difficilmente accessibili e con-trollabili (cunicoli, cavedii, intercapedini al di sopra di controsoffitti ecc.).
    Un impianto di segnalazione manua-le, prevede una suddivisione in zone dell'ambiente da sorvegliare, di su-perficie ≤ 1600 m2.
    In ciascuna zona deve essere instal-lato un numero di punti di segna-lazione manuale tale che almeno uno possa essere raggiunto da ogni parte della zona stessa con un per-corso non maggiore di 40 m. I punti di segnalazione manuale devono essere almeno due per zona. Devono essere installati in posizione chiaramente visibile e facilmente accessibile, ad un'altezza compresa tra 1 m e 1,4 m.
    Nel caso di punto sottovetro, deve essere disponibile un martelletto per la rottura del vetro.
    DIFFERENZA TRA RILEVAZIONE E RIVELAZIONE
    Rilevazione: è la misura di una grandezza tipica legata ad un fenome-no fisico provocato da un incendio.
    Rivelazione: Avvenuta la rilevazione “la notizia” che si sta sviluppando l’incendio viene comunicata (rivelata) al “sistema” (uomo o dispositivo automatico) demandato ad intervenire.
    Si tratta tuttavia di definizioni non ufficiali, in quanto i due vocaboli vengono spesso utilizzati in vari testi, come sinonimi.
    In diverse regole tecniche vengono utilizzati i due termini indifferente-mente (es. nei DM 20/5/1992: musei, DM 26/8/1992: scuole, DM 18/03/1996: impianti sportivi, DM 22/2/2006: uffici).. Nelle norme tecniche si fa riferimento al termine "rivelazione" e laddove è riportato il termine "rilevazione" deve intendersi "rivelazione".

    SEGNALETICA D'EMERGENZA
    Il titolo V del D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 e gli allegati da Allegato XXIV a Allegato XXXII stabiliscono le prescrizioni per la segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro nei settori di attività privati o pubblici rientranti nel campo di applicazione del decreto. (Il D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81 ha sostituito, per quanto concerne la segnaletica di salute e sicurezza sul lavoro, il D.Lgs 14 agosto 1996, n. 493).
    Definizioni (Art. 162)
    Segnaletica di sicurezza e di salute sul luogo di lavoro: una segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad un’attività o ad una situazione determinata, fornisce un’indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro, o che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale;
    Segnale di divieto: un segnale che vieta un comportamento che potrebbe far cor-rere o causare un pericolo;
    Segnale di avvertimento: un segnale che avverte di un rischio o pericolo;
    Segnale di prescrizione: un segnale che prescrive un determinato comporta-mento;
    Segnale di salvataggio o di soccorso: un segnale che fornisce indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio
    Caratteristiche intrinseche
     Forma e colori sono definiti in funzione dell'impiego (cartelli di divieto, avvertimento, prescrizione, salvataggio e per le attrezzature antincendio).
     I pittogrammi devono essere semplici, e possono differire leggermente, purché il significato sia equivalente e non equivoco.
     I cartelli devono essere costituiti di materiale resistente (urti, intemperie, aggressio-ni ambientali).
     Le dimensioni e le proprietà dei cartelli devono garantire una buona visibilità e comprensione.
    Per le dimensioni si raccomanda di osservare la formula: A > L2/2000, ove A rappresenta la superficie del cartello espressa in m2 ed L la distanza, misurata in metri, alla quale il cartello deve essere ancora riconoscibile. La formula applicabile fino ad una distanza di circa 50 metri.
     Per le caratteristiche cromatiche e fotometriche dei materiali si rinvia alla normativa di buona tecnica dell'UNI.
    Condizioni d'impiego
     I cartelli vanno sistemati tenendo conto di eventuali ostacoli, ad un'altezza e in una po-sizione appropriata, all'ingresso alla zona interessata in caso di rischio generico o nelle imme-diate adiacenze di un rischio specifico o dell'oggetto che s'intende segnalare e in un posto bene illumi-nato e facilmente accessibile e visibile.
     In caso di cattiva illuminazione naturale utilizzare colori fosforescenti, materiali riflet-tenti o illuminazione artificiale.
     Il cartello va rimosso quando non sussiste più la situazione che ne giustificava la pre-senza.
    CARTELLI DI DIVIETO
    Vietano un comportamento. Forma rotonda. Pittogramma nero su fondo bianco; bordo e banda (verso il basso da sinistra a destra lungo il simbolo, con un’inclinazione di 45°) rossi (il rosso deve coprire almeno il 35% della superficie del cartello).
    CARTELLI DI AVVERTIMENTO
    Avvertono di un pericolo. Forma triangolare. Pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero (il giallo deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).
    CARTELLI DI PRESCRIZIONE
    Prescrivono un comportamento. Forma rotonda. Pittogramma bianco su fondo azzurro (l’azzurro deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).
    CARTELLO DI SALVATAGGIO
    Forniscono indicazioni (es: sulle uscite di sicurezza). Forma quadrata o rettangolare. Pittogramma bianco su fondo verde (il verde deve coprire almeno il 50% della su-perficie del cartello).
    CARTELLI DI INDICAZIONE ANTINCENDIO
    Forniscono indicazioni sui presidi antincendio. Forma quadrata o rettangolare Pittogramma bianco su fondo rosso (il rosso deve coprire almeno il 50% della superficie del cartello).
    Per motivi di comodità, per poter prendere visione dei singoli cartelli, vi posto il Dlgs 81/08 (titolo V- allegato XXV - pp. 255-259):
    http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyre...09_Dlgs_81.pdf

    ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA
    L’illuminazione di sicurezza, come definita dalla Norma UNI EN 1838, fa parte del sistema più generale dell’illuminazione di emergenza.
    Mentre l’illuminazione di riserva ha la funzione di consenti-re il proseguimento dell’attività lavorativa, l’impianto di illuminazione di sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura princi-pale della energia elettrica e quindi di luce artificiale, un’illuminazione suffi-ciente a permettere di evacuare in sicurezza i locali (intensità mi-nima di illuminazione 5 lux). Devono essere illuminate le uscite di sicu-rezza, le vie di esodo, e tutte quelle parti che è necessario percorrere per raggiungere un’uscita verso luogo sicuro. L’Impianto deve essere alimentato da un’adeguata fonte di energia quali batterie in tampone o batterie di accumulatori con dispositivo per la ricarica automatica (con autonomia variabile da 30 minuti a 3 ore, a secondo del tipo di attività e delle circostanze) oppure da apposito ed idoneo gruppo elettrogeno. L’intervento deve avvenire in automatico, in caso di mancanza della fornitura principale dell’energia elettrica, entro 5 secondi circa (se si tratta di gruppi elettrogeni il tempo può rag-giungere i 15 secondi).

    EVACUATORI DI FUMO E CALORE
    Tali sistemi di protezione attiva sono di fre-quente utilizzati in combinazione con impianti di rivelazione e sono basati sullo sfruttamen-to del movimento verso l’alto delle masse di gas caldi generate dall’incendio che, a mezzo di aperture sulla copertura, vengono evacua-te all’esterno. Gli EFC devono essere installati, per quanto possibile, in modo omo-geneo nei singoli compartimenti, a soffitto in ragione, ad esempio, di uno ogni 200 m2 (su coperture piane o con pendenza minore del 20 %) come previsto dalla regola tecnica di progettazione costituita dal-la norma UNI - VVF 9494.
    Gli evacuatori di fumo e calore (EFC) consentono di:
    „Ï Agevolare lo sfollamento delle persone e l¡¦azione dei soccorritori grazie alla maggio-re probabilita che i locali restino liberi da fumo almeno fino ad un¡¦altezza da terra tale
    da non compromettere la possibilita di movimento.
    „Ï Agevolare l¡¦intervento dei soccorritori rendendone piu rapida ed efficace l¡¦opera.
    „Ï Proteggere le strutture e le merci contro l¡¦azione del fumo e dei gas caldi, ridu-cendo il rischio e di collasso delle strutture portanti.
    „Ï Ritardare o evitare l¡¦incendio a pieno sviluppo - ¡§flash over¡¨.
    „Ï Ridurre i danni provocati dai gas di combustione o da eventuali sostanze tossiche e corrosive originate dall¡¦incendio.
    Esistono vari tipi di EFC:
    Lucernari a soffitto
    possono essere ad apertura comandata dello sportello o ad apertura per rottura del vetro, che deve essere allora del tipo semplice
    Ventilatori statici continui
    la ventilazione in questo caso avviene attraverso delle fessure laterali continue.
    L’ingresso dell’acqua è impedito da schermi e cappucci opportunamente disposti. In taluni casi questo tipo è dotato di chiusura costituita da una serie di sportelli con cerniera centrale o laterale, la cui apertura in caso d’incendio avviene automaticamente per la rottura di un fusibile
    Sfoghi di fumo e di calore
    il loro funzionamento è in genere automatico a mezzo di fusibili od altri congegni. La loro apertura può essere anche manuale.
    È preferibile avere il maggior numero possibile di sfoghi, al fine di ottenere che il sistema di ventilazione entri in funzione il più presto possibile in quanto la distanza tra l’eventuale incendio e lo sfogo sia la più piccola pos-sibile
    Aperture a shed
    si possono prestare ad ottenere dei risultati soddisfacenti, se vengono predi-sposti degli sportelli di adeguate dimensioni ad apertura automatica o manuale
    Superfici vetrate normali
    vetri semplici che si rompono sotto l’effetto del calore; può essere consentito a condizione che sia evi-tata la caduta dei pezzi di vetro per rottura accidentale mediante rete metallica di protezione.



    LUOGO SICURO
    DM 10/3/98: Luogo dove le persone possono ritenersi al sicuro dagli effetti di un incendio. D.Lgs n. 81/08: Luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'in-cendio o altre situazioni di emergenza Si tratta di definizioni diverse, meno rigide rispetto a quella riportata nel DM 30/11/1983 "Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi"
    Luogo sicuro:
    „Ï Spazio scoperto
    „Ï Compartimento antincendio separato da altri compartimenti mediante: spazio scoperto o filtri a prova di fumo. avente caratteristiche idonee a ricevere e contenere un predeterminato numero di persone (luogo sicuro statico), o a consentirne il movimento ordinato (luogo sicuro dinamico). Nelle norme specifiche ove si fa esplicito riferimento al "luogo sicuro", occorre attenersi alla definizione riportata nel DM 30/11/1983. Nelle attivita non normate, qualora si riten-ga di applicare il DM 10/3/98 per analogia anche alle attivita soggette a controllo VV.F., un luogo sicuro puo essere considerato un compartimento antincendio adiacente rispetto ad un altro, dotato di vie d'uscita.

    Fine parte 2...
    Ultima modifica di Mande; 17-09-11 alle 00: 30

  4. #14
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    LEZIONE N. 9 - ANTINCENDIO P.3 (Tecniche operative e procedure da adottare in caso di incendio)

    PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
    IL PIANO DI EMERGENZA INCENDI
    Nel piano di emergenza sono contenute le informazioni-chiave da mettere in atto per i primi momenti secondo i seguenti obietti-vi principali:
    „Ï Salvaguardia ed evacuazione delle persone (obiettivo primario);
    „Ï Messa in sicurezza degli impianti;
    „Ï Confinamento dell¡¦incendio;
    „Ï Protezione dei beni e delle attrezza-ture;
    „Ï Tentare l¡¦estinzione dell¡¦incendio.
    In caso di emergenza è fondamentale affrontare i primi momenti, nell’attesa dell’arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco.
    Un buon piano di emergenza è l’insieme di poche, semplici ed es-senziali azioni comportamentali.
    SCOPO
    Consentire la migliore gestione possi-bile degli scenari incidentali ipotizzati, determinando una o più sequenze di azioni che sono ritenute le più idonee.
    OBBIETTIVI
    Analisi: individuare i peri-coli e analizzare i rischi pre-senti nell'attività lavorativa;
    Struttura: raccogliere in un documento organico quelle in-formazioni che non è possibile ottenere facilmente durante l’emergenza;
    LINEE GUIDA - PROCEDURE OPERATIVE STANDARD (POS)
    Procedure comportamentali che rappresen-tano le migliori azioni da intraprendere in emergenza. In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed in-comprensione.
    VERIFICA
    Il Piano di Emergenza deve individuare persone o gruppi - chiave, dei quali descrivere le azioni da intraprendere e quelle da non fare. Deve tener conto anche della presenza di eventuali clienti, i visitatori, i dipen-denti di altre società di manutenzione ecc.
    IL GESTORE DELL'EMERGENZA
    Nel Piano di Emergenza deve essere individuato il Gestore Aziendale dell’Emergenza (Datore di lavoro o suo delegato) al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitra-rie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.
    AZIONI
    Le azioni devono essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni.
    Il piano di emergenza va strutturato tenendo conto che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità. Poche, semplici, efficaci azioni so-no meglio che una serie di incarichi complicati. È necessario effettuare esercitazioni pratiche e addestramento. In emergenza le azioni che riescono meglio sono le azioni che abbiamo saputo rendere più “automati-che” (tenuto conto di stress e panico in un’emergenza).
    MODALITA'/PIANO DI EVACUAZIONE
    L’obiettivo principale del piano di emergenza è la salvaguardia delle persone e la loro evacuazione.
    Il piano di evacuazione è un “piano nel piano”. Esplicita tutte le misure adottate e tutti i comporta-menti da attuare per garantire la completa evacua-zione dell’edificio di tutti i presenti. Il piano di evacuazione deve prevedere di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni non ortodosse.

    PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
    „Ï Dare l'allarme al Gestore Aziendale dell'Emergenze;
    „Ï Dare l¡¦allarme al 115 dei Vigili del Fuo-co;
    „Ï Valutare la possibilita di estinguere l¡¦incendio con i mezzi a disposizione;
    „Ï Iniziare l¡¦opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura al-le proprie spalle e con l¡¦assistenza di altre persone;
    „Ï Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.;
    „Ï Chiudere le porte per limitare la propagazione del fumo e dell¡¦incendio;
    „Ï Accertarsi che l¡¦edificio venga evacuato;
    „Ï Se non si riesce a controllare l¡¦incendio in poco tempo, portarsi all¡¦esterno dell¡¦edificio e dare adeguate indicazioni ai Vigili del Fuoco.

    PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI ALLARME
    „Ï Mantenere la calma (in tal senso la conoscenza delle procedure e impor-tante, cosi come l¡¦addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza
    con le operazioni da intraprendere);
    „Ï Evitare di trasmettere il panico;
    „Ï Prestare assistenza a chi si trova in difficolta;
    „Ï Attenersi al piano di emergenza;
    „Ï Allontanarsi secondo le procedure;
    „Ï Non rientrare nell¡¦edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità.
    Non impiegare ascensori o al-tri mezzi meccanici per recarsi o scappare dal luogo dell’incendio. Procedere verso il focolaio di in-cendio assumendo una posizione il più bassa possibile per sfuggire all’azione nociva dei fumi. Prima di abbandonare il luogo dell’incendio verificare che il focolaio sia effettivamente spento e sia esclusa la possibilità di una riaccensione. Accertarsi che focolai nascosti o braci non siano capaci di reinnestarlo ed as-sicurarsi che non siano presenti gas o vapori tossici o asfissianti. Abbandonare il luogo dell’incendio, in particolare se al chiuso, non appe-na possibile. Controllare che le strutture portanti non siano lesionate. Per incendi di grosse propor-zioni queste verifiche devono essere fatte da personale qualificato.

    PROCEDURE PER CHIAMATE DEI SERVIZI DI SOCCORSO
    E importante la corretta attivazione delle squadre di soccorso.
    Deve essere individuata la persona (ed un suo sostituto) incaricata di diramare l¡¦allarme.
    Schema di richiesta di soccorso (dati essenziali):
    „Ï Indirizzo e numero di telefono;
    „Ï Tipo di emergenza;
    „Ï Persone coinvolte/feriti;
    „Ï Reparto coinvolto;
    „Ï Stadio dell¡¦evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.);
    „Ï Altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessita di fermare mezzi a distanza, ecc.);
    „Ï Indicazioni sul percorso (Nei casi di non agevole individuazione del sito, co-me ad esempio zone rurali o contrade senza numero civico, puo essere utile tenere a disposizione le coordinate GPS del luogo o predisporre una pagina fax che indica i per-corsi per raggiungere).

    COLLABORAZIONE CON I VIGILI DEL FUOCO IN CASO DI INTERVENTO
    Dopo aver gestito i primi momenti dell’emergenza secondo le poche basila-ri operazioni che prevede il piano di emergenza, al momento dell’arrivo dei Vigili del Fuoco la gestione dell'emergenza passa a loro.
    Il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco è quello di mettere a disposizione la conoscenza dei luoghi.

    ESEMPLIFICAZIONE DI UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA
    I passi per la strutturazione di un piano di emergenza possono essere schematiz-zati come segue:
    1. Raccolta di informazioni e dati;
    2. Predisposizione delle griglie “evolu-zione dell’evento/persone coinvol-te/azioni”;
    3. Realizzazione delle schede procedu-rali/comportamentali delle diverse figure;

    VALUTAZIONE DEL RISCHIO
    È una fase molto importante.
    Nel documento di valutazione dei rischi sono raccolte tutte le informa-zioni che permettono di strutturare il processo di pianificazione dell’emergenza.

    PIANIFICAZIONE
    Nella pianificazione di emergenza deve essere coinvolto tutto il personale dell’azienda.
    Quanto più le persone coinvolte “fanno proprio” il piano di emergenza, tanto più questo avrà possibilità di successo.
    Tra i vari eventi possibili evidenziati dalla valutazione dei rischi, occorre stabilire quali presentano i maggiori rischi ed ini-ziare a pianificare delle procedure di emergenza. Il coinvolgimento delle persone nella materia di gestione dell'emergenza è determinante per la buona riuscita delle operazioni e degli interventi di soccorso.
    Si puo partire schematizzando una griglia, dove vengono indicati:
    „Ï il tipo di evento incidentale
    „Ï il reparto interessato
    „Ï la sequenza temporale di azioni da intraprendere
    „Ï le persone/gruppi coinvolti
    „Ï i compiti che ogni singola perso-na/gruppo deve portare a termine.
    Dopo aver identificato ed elencato le per-sone/gruppi interessati dall’emergenza, si inizia a tracciare un’evoluzione dell’evento “fotografando” queste persone nei diversi momenti e si descrivono brevemente “per titoli” le attività/operazioni che stanno svolgendo.
    Schematizzando in questo modo, ci si può rendere conto se qualcuno è “sovrac-caricato” di compiti.
    È possibile determinare le interazioni tra le diverse figure per rendersi conto se il piano è realizzabile in quel modo.
    Dopo la schematizzazione, si passa alla realizzazione delle schede delle singole persone/gruppi.
    Nelle singole schede riassuntive si pos-sono effettuare descrizioni più dettagliate dei compiti della singola figura o gruppo.
    Ogni scheda va classificata, numerata, datata e ufficializzata con la firma dei Responsabili.
    Queste schede possono essere anche di dimensioni tascabili plastificate, oppure appese nei punti dove prestano servizio le persone interessate. La scheda di ogni persona/gruppo deve essere veramente "una scheda".
    Non può esistere una valida gestione dell'emergenza se il personale deve perde-re parecchio tempo per lo studio di un ma-nuale di procedure ultra-particolareggiato. Per un’evoluzione favorevole dell’evento incidentale occorre che ciascuno esegua quelle poche fondamentali operazioni, nella giusta sequenza, coordinate con gli altri.

    SPERIMENTAZIONE
    Non si può pretendere che fin dalla prima stesura il piano di emergenza sia un do-cumento perfetto. È bene iniziare fin da subito il processo di pianificazione. Man mano si applicheranno le nuove parti del piano che vengono sviluppate.

    ADDESTRAMENTO PERIODICO E AGGIORNAMENTO
    Una procedura, per quanto sia scritta con precisione e semplicità, rischia di risultare completamente inefficace se le perso-ne che devono metterla in atto non si addestrano periodicamente. L’addestramento periodico è uno dei punti chia-ve nella preparazione alla gestione di un’emergenza, e consente di ottenere anche dei risultati correlati come la verifica e controllo delle attrezzature. È consigliabile prevedere la prova delle procedure di emergenza almeno 2 volte l’anno. Allo scopo di raffinare le procedure, oltre agli aggiornamenti a sca-denza prefissata (in occasione di cambiamenti di processo, introduzione di nuovi macchinari e comunque in linea di massima, annuale) è opportuno aggiornare il piano di emergenza anche a seguito di ogni fase di addestramento.


    ESERCITAZIONI PRATICHE

    PRIONCIPALI ATTREZZATURE E IMPIANTI ANTINCENDIO
    ESTINTORI PORTATILI
    Una delle attrezzature antincendio più diffu-se ed utilizzate per intervenire sui principi di incendio. Sono particolarmente preziosi per la pron-tezza di impiego e l’efficacia. Nei piccoli incendi ed in caso di primo inter-vento può essere sufficiente l’utilizzo di uno o al massimo due estintori. Per incendi più gravi l’utilizzo degli estintori può essere utile per rallen-tare la propagazione delle fiamme, in attesa dell’utilizzo di mezzi antincendio più potenti che hanno tempi di approntamento più lunghi.
    IDENTIFICAZIONE - COLORE
    Il colore del corpo deve essere rosso RAL 3000, come specificato nel Farbregister RAL-841-GL.
    MARCATURA
    La marcatura sull’estintore deve essere di colore contrastante con lo sfondo, e deve essere suddivisa in 5 parti.
    Per le parti 1, 2, 3 e 5 deve essere contenuta nella stessa etichetta o nella stessa cornice. L’etichetta (o cornice) deve essere in una posizione tale da poter essere letta chiaramente quando l’estintore si trova sul supporto. La marcatura richiesta per la parte 4 può trovarsi anche in altra posi-zione sull’estintore.
    ETICHETTA
    1. Parola "ESTINTORE", Tipo, Ca-rica nominale, Classe di spegnimento:
    deve contenere le seguenti informazioni in sequenza:
    - le parole "ESTINTORE D’INCENDIO", o "ESTINTORE" più l’agente, o "ESTINTORE D’INCENDIO" più l’agente;
    - il tipo di agente estinguente e la carica nominale;
    - la classe o le classi di spegnimento dell’estintore.
    2. Istruzioni per l’uso, Pittogrammi
    deve contenere le seguenti informazioni:
    Istruzioni per l’uso che devono comprendere uno o più pitto-grammi, ognuno con una spiegazione. Il testo delle istruzioni per l’uso deve essere nella lingua del paese di utilizzo; le diverse azioni da ese-guire sono mostrate l’una dopo l’altra, dall’alto al basso. I pittogrammi si trovano tutti nella stessa po-sizione rispetto ai relativi testi e la direzione dei movimenti da eseguire è indicata da frecce.
    I pittogrammi rappresentanti i tipi di incendio. I pittogrammi di classe A e B sono utilizzati solo quando la marcatura indica la classe di spegnimen-to corrispondente. Il pittogramma di classe C è applicato solo sugli estintori a polvere con marcatura indicante l’idoneità alla classe C. I pittogrammi sono disposti orizzontalmente su una singola riga, sotto le istruzioni per l’uso. I pittogrammi che rappresentano i tipi di incendio sono inseriti in caselle quadrate con il lato di almeno 20 mm per gli estintori fino a 3 kg o 3 l, e di almeno 25 mm per gli estintori con carica maggiore di 3 kg o 3 l. Sull’angolo di ciascun pittogramma, deve essere presente un quadrato contenente una lettera. Gli estintori idonei alla classe D non devono essere marcati come idonei per altre classi di incendio.
    3. Pericoli, Avvertenze
    deve contenere informazioni relative a eventuali limitazioni d’uso o pericoli, in particolare associati a tossicità e rischio elettrico.
    Esempi di pericoli o avvertenze: "NON ESPORSI AI FUMI E AI GAS" "DOPO L'UTILIZZAZIONE IN LOCALI CHIUSI AERARE" Gli estintori d’incendio portatili che utilizzano acqua o schiuma e non sono sottoposti a prova, o non soddisfano i requisiti di tale punto, de-vono riportare la seguente avvertenza: "AVVERTENZA: non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione". Gli estintori d’incendio portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base d’acqua conformi ai requisiti, devono riportare l’indicazione della loro idoneità all’uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all’uso su apparecchiature elettriche sotto ten-sione fino a 1000 V a una distanza di 1 m".
    4. Istruzioni, Informazioni, Raccomandazioni, Approvazione
    deve contenere almeno:
    - istruzioni per la ricarica dopo il funzionamento;
    - istruzioni per la verifica periodica e per l’uso solo di prodotti e parti di ricambio conformi al modello stabilito per la ricarica e la manutenzione;
    - la definizione dell’agente estinguente e, in particolare, la definizione e la percentuale degli additivi per gli agenti a base d’acqua;
    - se pertinente, la definizione del gas propellente;
    - il numero o il riferimento relativo all’approvazione dell’estintore;
    - la definizione del modello del costruttore;
    - il campo di temperature d’esercizio;
    - un’avvertenza contro il rischio di congelamento per gli estintori a base d’acqua;
    - un riferimento alla norma europea EN 3
    5. Dati identificativi del costruttore e/o fornitore
    nome e indirizzo del costruttore e/o del fornitore dell’estintore d’incendio portatile;
    Inoltre, sull’estintore portatile deve essere indicato l’anno di fabbrica-zione
    CAPACITA' DI SPEGNIMENTO (UNI EN 3-7/2008)
    La capacità di spegnimento deve essere sottoposta a prova in conformi-tà alla norma UNI EN 3-7:2008.
    Prima di eseguire le prove, gli estintori a polvere devono essere sotto-posti al procedimento di compattazione.
    Un estintore d'incendio portatile soddisfa i requisiti relativi alla capacità di spegnimento quando è in grado di estinguere 2 focolari di prova su una serie di 3. Una serie di prove è completa dopo che è stata ese-guita su 3 focolari, o quando i primi 2 focolari sono stati entrambi estin-ti o entrambi non estinti. Ciascuna serie di prove deve essere completa-ta prima di iniziare la successiva. Non vi è limite al numero di serie che possono essere eseguite sullo stesso tipo di estintore d'incendio portati-le senza modifiche, ma una serie deve comprendere focolari consecutivi e i relativi risultati non devono essere ignorati. Se solo un focolare di prova di una serie di 3 è estinto, tale risultato positivo può essere utilizzato una sola volta come risultato iniziale della serie successiva di focolari di prova per lo stesso modello di estintore a una classe inferiore di capacità estinguente.
    REGOLE GENERALI PER L'UTILIZZO DEGLI ESTINTORI
    Qualunque sia l’estintore e contro qualunque fuoco l’intervento sia diretto è necessario attenersi al-le istruzioni d’uso, verificando che l’estinguente sia adatto al ti-po di fuoco. Togliere la spina di sicurezza Premere a fondo la leva im-pugnando la maniglia di so-stegno Azionare l’estintore al-la giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compa-tibilmente con l’intensità del calore della fiamma. La distanza può variare a seconda della lunghezza del getto, tra 3 e 10 metri. All’aperto è ne-cessario operare a una distanza ridotta, in presenza di vento. Operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dell’incendio ed il percorso di propagazione più pro-babile delle fiamme.
    Dirigere il getto della sostanza estinguente alla base delle fiam-me. Agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi prosegui-re verso quelle più di-stanti. Non attraversare con il getto le fiamme, nell’intento di aggredire il focolaio più esteso, ma agire progressiva-mente, cercando di spegnere le fiamme più vicine per aprirsi la strada per un’azione in profondità.
    Durante l’erogazione muovere leggermen-te a ventaglio l’estintore.
    Può essere utile con alcune sostanze estin-guenti a polvere per poter avanzare in pro-fondità e aggredire da vicino il fuoco.
    Non sprecare inutil-mente sostanza estin-guente, soprattutto con piccoli estintori. Adottare, se consentito dal tipo di estintore, un’erogazione inter-mittente.
    In incendi di liquidi, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente; ciò potrebbe causare la propagazione dell’incendio. (colpendo i lati del recipiente, e non la sostanza). Operare sempre sopra vento rispetto al focolare.
    Nel caso di incendio all’aperto in presenza di vento, operare sopra vento rispetto al fuoco, in modo che il getto di estin-guente venga spinto verso la fiamma anziché essere deviato o disperso. Sopra vento = in direzione del vento Sottovento = in direzione contraria del vento. L’azione coordinata dei 2 estintori risulta in vari casi la più valida. Si può avanzare in un’unica direzione mantenendo gli estinto-ri affiancati a debita distanza. Si può anche agire da diverse angolazioni.
    In tal caso si deve operare da posizioni che formino un ango-lo massimo di 90° in modo tale da non proiettare parti cal-de, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori. Attenzione a non dirigere il getto contro le persone, anche se avvolte dalle fiamme in quanto l’azione del-le sostanze estinguenti sul corpo umano specialmente su parti ustio-nate, potrebbe provocare conse-guenze peggiori delle ustioni; in questo caso ricorrere all’acqua oppure avvolgere la persona con coperte o in-dumenti.
    Indossare i mezzi di protezione indivi-duale prescritti (DPI). Spegnendo la fiamma di gas con estintore è necessario ero-gare il getto in modo che la so-stanza estinguente segua la stessa direzione della fiamma.
    Non tagliare trasversalmente e non colpire di fronte la fiamma.

    TUBAZIONI ED ACCESSORI DEGLI IMPIANTI IDRICI ANTINCENDIO
    TUBI DI MANDATA 45 E 70, LORO IMPIEGO
    La distesa (stendimento) della manichetta deve avvenire con tubazio-ne avvolta in doppio, per non creare una serie di spirali che strozzan-do il tubo non permettono il passaggio dell'acqua. Nella distesa delle tubazioni, il raccordo maschio deve essere diretto verso l'incendio.
    RIPARTITORE 70/45 A TRE VIE
    Questo componente è utile:
     per la formazione di un secondo getto;
     per il prolungamento della tubazione senza intervenire sull'idrante;
     per il comodo scarico della colonna d'acqua in una tubazione mon-tante al termine del servizio.

    ATTREZZATURE DI PROTEZIONE INDIVIDUALE
    MASCHERE ANTIGAS
    Utili per la protezione degli organi della respira-zione in ambienti contaminati da gas o vapori nocivi.
    Provvedono, a mezzo di filtri di tipo adatto al tossico o gruppo di tossici dai quali occorre di-fendersi, a depurare l'aria inspirata trattenendo gli agenti nocivi o trasformandoli in sostanze non dannose all'organismo umano.
    E costituita di 2 parti collegabili fra loro:
    „Ï Maschera propriamente detta, che copre tut-to il viso;
    „Ï Filtro, contenente le sostanze atte alla depurazione dell'aria.
    Limitazioni nell’impiego della maschera antigas
     L’aria purificata attraverso il filtro deve essere respirabile, ossia contenere non meno del 17% di ossigeno.
     La concentrazione dell'agente inquinante non deve essere superiore al 2% in quanto i filtri non sono idonei a neutralizzare tale quantità.
     Ogni filtro è specifico per un solo agente (ad es. ossido di carbo-nio) o per una classe di agenti (ad es. vapori organici).
    La maschera antigas non è un dispositivo di protezione universale che possa essere usato indiscriminatamente per la difesa da qual-siasi agente inquinante. La protezione a filtro è possibile solo quando si conosca esattamente la natura dell'inquinante e si disponga del filtro idoneo.
    La maschera deve essere indossata senza filtro avvitato al facciale, secon-do la seguente procedura:
    „Ï Appoggiare la mentoniera al mento;
    „Ï Indossare il facciale in modo che aderisca perfettamente al viso;
    „Ï Tendere i tiranti superiori, facendoli passare sopra il capo, e sistemarli sulla nuca;
    „Ï Agire immediatamente su tutti i cinghiaggi;
    „Ï Chiudere ermeticamente col palmo della mano la sede di avvitamen-to per il filtro;
    „Ï Aspirare profondamente: non si dovra avvertire infiltrazione d'aria;
    „Ï Una volta tolto il filtro dalla borsa-custodia, controllare che il tappo di gomma al fondello ed il coperchio metallico al bocchello siano impe-gnati nella loro sede. Togliere i tappi ed applicare il filtro al bocchet-tone, avvitando a fondo.
    FILTRI ANTIGAS
    Servono a trattenere, per azione fisica o chimica, i gas o vapori noci-vi dell'aria inalata.
    Meccanismo di azione:
    „Ï Assorbimento: e normalmente compiuto da mate-riali che hanno la capacita di trattenere le sostanze nocive, assorbendole. L'assorbente piu comunemente usato e il carbone attivo, che presenta una porosita
    elevatissima, ottenuto mediante la carbonizzazione di sostanze vege-tali e la loro successiva attivazione.
    „Ï Reazione chimica: nei casi in cui il carbone attivo e insufficiente, si usano composti chimici in grado di reagire con il tossico da filtrare, neutralizzandolo o trasformandolo in prodotti di reazione gassosi non tossici o almeno tollerabili all'organismo umano. Sono prodotti chimici in forma granulare (alcali, ossidi metallici, ecc.) o di composti chimici supportati da mate-riali vari come carboni attivi, pomice e gel di silice o carboni attivi impregnati.
    „Ï Catalisi: un particolare sistema che viene riservato normalmente ai filtri destinati alla protezione da ossido di carbonio.
    I filtri individuali antigas possono essere raggruppati in 3 tipi:
     monovalenti, proteggono da un solo gas nocivo;
     polivalenti, proteggono da più gas nocivi;
     universali, proteggono da qualsiasi gas nocivo.
    Esistono anche filtri con avvisatore olfattivo che produce un odore ca-ratteristico poco prima dell'esaurimento del filtro stesso.
    I vari tipi di filtri, a seconda dei tossici, sono suddivisi in serie contrad-distinte da una lettera (A, B, ecc.) e da una determinata colorazione dell'involucro. Se occorre assicurare oltre alla protezione da gas o vapori, anche quella da polveri ed aerosol, il filtro viene contrassegnato da 2 lettere, quella relativa al gas o vapore (A,B, ecc..) e una f minuscola (Af, Bf, ecc.), e la colorazione dell'involucro è attraversata da una fa-scia o anello bianco. Bisogna tener presente che non esiste un’unificazione in materia; pertanto è opportuno, al fine di evitare pericolosi errori, individuare il filtro anche dalla scritta figurante sull'invo-lucro ed indicante l'agente o la classe di agenti per cui il filtro stesso è efficace.
    I maggiori produttori italiani hanno adottato le lettere e le colorazioni proposte dalla Norma DIN 3181 riportata nella tabella seguente (gas-classe-colore):
    VAPORI ORGANICI- A - Marrone
    Vapori organici + aerosol - Af - Marrone con fascia bianca
    GAS O VAPORI ACIDI INORGANICI E ALOGENI - B - Grigio
    Gas o vapori acidi inorganici e alogeni + aerosol - Bf - Grigio con fascia bianca
    OSSIDO DI CARBONIO - CO - Alluminio con fascia nera
    Ossido di carbonio + aerosol - COf - Alluminio con fascia nera e bianca
    ANIDRIDE SOLFOROSA - E- Giallo
    Anidride solforosa + aero-sol - Ef - Giallo con fascia bianca
    ACIDO CIANIDRICO - G - Azzurro
    Acido cianidrico + aerosol - Gf - Azzurro con fascia bianca
    VAPORI DI MERCURIO - Hf - Nero con fascia bianca
    AMMONIACA + aerosol - Kf - Verde con fascia bianca
    IDROGENO SOLFORATO (acido solfidrico)- L - Giallo - Rosso
    Idrogeno solforato + aerosol - Lf - Giallo - rosso con fascia bianca
    IDROGENO ARSENICALE (arsina) - O - Grigio - Rosso
    IDROGENO FOSFORATO (fosfina) idrogeno arsenicale + ae-rosol - Of - Grigio - Rosso con fascia bianca
    FUMI E GAS D’INCENDIO - Vf - Bianco - rosso
    (escluso ossido di carbo-nio
    UNIVERSALE - U - Rosso con fascia bianca
    L'efficienza protettiva di un filtro cessa dopo un certo tempo d'uso, che dipende da vari fattori, tra cui:
    - la concentrazione del tossico nell'aria
    - la capacità del filtro
    - il regime respiratorio dell'utente
    - le condizioni ambientali (umidità, pressione, temperatura ecc.)
    Risulta difficile stabilire esattamente la durata di un filtro.
    L'esaurimento del filtro è avvertibile attraverso l'olfatto o altri sensi, ol-tre che per una certa difficoltà di respirazione dovuta alla graduale sa-turazione; parte dei gas o vapori tossici possiede un odore particolare o produce effetti caratteristici (lacrimazione, tosse, ecc.) percepibili prima che la concentrazione del tossico diventi pericolosa per l'organismo. Vanno conservati in luogo fresco ed asciutto, chiusi come forniti.
    I filtri possono subire una notevole o totale diminuzione dell'efficienza se impiegati anche una sola volta o se sono stati dissigillati e aperti.
    AUTORESPIRATORI
    Apparecchi di respirazione costituiti da un’unità funzionale autonoma, portata dall'operatore che può quindi muoversi con completa libertà di movimenti.
    È un mezzo protettivo più sicuro: isola completamente l'operatore dall'esterno.
    Necessità di impiego:
     Ambiente povero o privo di ossi-geno;
     Tasso d'inquinamento atmosferi-co elevato;
     Non si conosce la natura dell'in-quinante;
     In tutti i casi in cui è dubbia l'efficacia dei dispositivi filtranti.
    AUTORESPIRATORI A CICLO APERTO A RISERVA D'ARIA
    L'aria espirata viene dispersa all’esterno attraverso la valvola di scarico.
    L’aria proveniente dalla bombola passa attraverso un riduttore di pressione (1° stadio), che ne riduce la pressione da 150÷200 atm a 6÷8 atm;
    Poi l'aria raggiunge il riduttore del 2° stadio (posto all’interno della maschera facciale in prossimità del sistema erogatore), che permette una seconda ridu-zione ad una pressione respirabile (poco più di 1 atm)
    Quando l'operatore inspira, si crea una pressione negativa (depressio-ne) che favorisce l'ingresso dell'aria attivando la valvola di immissione.
    In fase di espirazione la valvola di immissione si chiude e si aprono quelle di esalazione.
    Modalita di funzionamento:
    „Ï A domanda: l'afflusso d'aria sara proporzionale alla richiesta, per-mettendo di risparmiare aria e quindi di aver maggior autonomia;
    „Ï In sovrapressione: l'aria affluira in quantita maggiore, creando nel vano maschera una sovrapressione di circa 2,5 mbar che provvede ad un¡¦ulteriore protezione da eventuali infiltrazioni di tossico dalla maschera, possibili per una non perfetta aderenza al viso della
    stessa.
    Gli attuali autorespiratori hanno la possibilita di funzio-nare a domanda o in sovrapressione, con manovra au-tomatica o manuale, ad esempio mediante la semplice rotazione di un volantino posto sull¡¦erogatore.
    In entrambi i casi la massima portata di aria e di 300¡Ò400 lt/min.
    L'autonomia e proporzionale al volume della riserva d'aria, e quindi alle dimensioni della bombola. Tenendo conto che per un lavoro medio un operatore addestrato consuma circa 30 litri d'aria al minuto, conoscendo il volume delle bombole e possibili valutarne l'autonomia dellfapparecchio. (Bisogna pero tener conto che in condizioni di stress o durante lfesecuzione di lavori pe-santi lforganismo consuma piu ossigeno)
    Esempio:
    Volume bombola = 7 lt
    Pressione = 200 atm
    Autonomia = 7 x 200 : 30 . 45 minuti
    Quando la pressione all’interno della bombola scende sotto le 50 atm circa, un sistema d'allarme acustico (fischio) avverte che la bombola è prossima all'esaurimento dell'aria e quindi l'operatore dovrà abbando-nare l’intervento.

    Fine lezione antincendio.....
    Ultima modifica di Mande; 17-09-11 alle 21: 46

  5. #15
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    LEZIONE N. 10 - PRIMO SOCCORSO - LAICO - LINEE GUIDA 05
    Il primo soccorso è l’aiuto dato al soggetto infortunato o malato, da personale non sanitario, in attesa dell’intervento specializzato.

    LE FONTI DI RISCHIO
    Le fonti di rischio sanitario nell’ambito delle emergenze di protezione civile sono molteplici e dipendenti dalla tipologia di evento. Il rischio sanitario è comunque sempre presente in tutti gli eventi di PC nella fase di emergenza e nel post emergenza.
    Alcune fonti di rischio più probabili sono:
    1. Crolli o macerie
    2. Agenti chimici e biologici
    3. Incendi e esplosioni

    TIPOLOGIA DI INCIDENTE
    I tipi di incidente che si verificano con maggiore
    frequenza sono:
    1. Cadute
    2. Urti
    3. Tagli
    4. Ustioni
    5. Ipotermia

    P.A.S.
    P.A.S. = Proteggere, Avvertire, Soccorrere
    PROTEGGERE
     se stessi
     la persona a cui si presta soccorso
     eventuali astanti
    Mantenere la calma, osservare bene se la Situazione e l’ambiente sono sicuri, se vi sono rischi adottare misure idonee per rimuoverli o evitarli
    Sul luogo dell’evento, il soccorritore si trova ad affrontare tutta una gamma d’ostacoli che vanno ad interferire con la valutazione del paziente, ed il conseguente processo decisionale. Tali difficoltà possono riassumersi in:
    1. Pericolosità del luogo dell’intervento (incendio, crollo, sostanze pericolose);
    2. Ambiente sfavorevole (pioggia, freddo, caldo, mancanza di spazio);
    3. Condizioni disagevoli (rumore, buio, troppa luce);
    4. Luogo disagevole (terreno sconnesso, fango, acqua, rottami, macerie);
    5. Numero delle vittime.
    SICUREZZA DELLA SCENA
    Se queste condizioni non esistono, oppure sono dubbie, sarà compito dell’équipe stessa “mettere in sicurezza la scena” (esempio: Pericolo di crollo, persone violente , pericolo d’incendio o esplosione, ambiente saturo di gas,esalazioni di vapori provenienti da sostante tossiche, ecc.) comunicando alla centrale operativa la necessità di avere un eventuale supporto di componenti non sanitarie (Vigili del fuoco, Polizia , ecc.).
    AVVERTIRE
    118 - CENTODICIOTTO - (o ancora meglio) UNO UNO OTTO
    SOCCORRERE
    Agire con calma e determinazione, iniziare i primi soccorsi salvaguardando la sicurezza propria e dei soccorritori, fare ciò che si conosce e si sa fare.
    La valutazione delle condizioni di un paziente si basa sulla conoscenza dell’anatomia, ovvero della struttura dell’organismo, e sulla fisiologia, ovvero come
    funziona l’organismo.

    L'APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO
    L’apparato muscoloscheletrico si trova in tutte le parti del corpo. Lo scheletro è costituito dal cranio, dalla colonna vertebrale, dalle coste, dallo sterno, dalle scapole, dalle ossa degli arti superiori, dalla pelvi e dalle ossa degli arti inferiori.
    All’apparato scheletrico sono funzionalmente e anatomicamente collegati i muscoli, le articolazioni (collegano le ossa fra loro) e i tendini ( collegano il muscolo con l’osso).
    L'apparato muscoloscheletrico svolge tre funzioni particolari:
     Mantenere la struttura del corpo
     Proteggere gli organi interni vitali
     Permettere lo svolgimento dei movimenti corporei
    IL CRANIO
    Il cranio è la struttura ossea della testa e si divide in due parti:
     Il cranio propriamente detto
     Lo scheletro della faccia che comprende la mandibola, l’osso mascellare, le ossa zigomatiche, le ossa nasali e le cavità orbitali.
    Protegge l’encefalo e permette la masticazione
    IL RACHIDE
    La colonna vertebrale (denominata anche rachide) costituisce un fondamentale elemento di struttura e sostegno del corpo e accoglie e protegge il midollo
    spinale. Consta di 33 vertebre separate e sovrapposte aperte al centro a formare il canale vertebrale che accoglie il midollo spinale. Si suddivide in 5 regioni:
    - Cervicale(collo) 7 vertebre
    - Toracica, dorsale (torace, coste, parte superiore del dorso) 12 vertebre
    - Lombare (regione lombare) 5 vertebre
    - Sacrale (parte posteriore del bacino) 5 vertebre
    -Coccigea (regione coccigea) 4 vertebre
    Poiché il midollo spinale è essenziale per il movimento, la sensibilità e le funzioni vitali, le lesioni della colonna possono comportare paralisi e perfino la morte.
    IL TORACE
    Parte del tronco interposta tra il collo e l’addome. Le ossa del torace delimitano uno spazio interno denominato cavità toracica. Contiene il cuore, i polmoni e alcuni tra i principali vasi sanguigni La funzione principale è quella di proteggere tali organi. È costituito da 12 paia di coste che si articolano con 12 vertebre toraciche. Nella parte frontale 10 paia di coste si articolano con lo sterno. 2 paia restano prive di articolazione anteriore e si dicono “fluttuanti”.
    I MUSCOLI
    Come lo scheletro, i muscoli proteggono il corpo, gli conferiscono la forma e ne permettono il movimento.
    Si dividono in tre tipi:
     Volontari: Sono sottoposti al controllo consapevole del cervello. Sono connessi alle ossa e formano la massa muscolare principale Sono direttamente responsabili dei movimenti
     Involontari: Si trovano nell’apparato gastrointestinale, nei polmoni, nell’apparato urinario. Rispondono direttamente dagli ordini che provengono
    dal cervello senza un’intenzione cosciente per utilizzarli.
     Muscolatura cardiaca: Si trova solo nel cuore. È un muscolo involontario specializzato che ha la proprietà di generare impulsi elettrici autonomamente È estremamente sensibile alla diminuzione di ossigeno nel sangue.

    L'APPARATO RESPIRATORIO
    Lo scopo dell’apparato respiratorio è sia di portare ossigeno nella corrente ematica sia di eliminare dal sangue l’anidride carbonica. Per illustrare l’anatomia seguiremo la via dell’aria attraverso l’apparato stesso.
    L’aria entra attraverso la bocca e il naso e passa dalla faringe. Raggiunge la trachea passando dall’epiglottide (valvola) e dalla laringe (contiene le corde vocali). La trachea è il condotto che porta l’aria ai polmoni.All’altezza dei polmoni la trachea si biforca in due rami denominati bronchi. I bronchi continuano a ramificarsi diminuendo di diametro e terminando alla fine negli alveoli. Gli alveoli sono piccole cavità in cui avvengono gli scambi gassosi con il sangue
    FISIOLOGIA DELL'APPARATO RESPIRATORIO
    L’inspirazione è un processo attivo.
     I muscoli intercostali e il diaframma si contraggono
     Il diaframma si abbassa e i muscoli intercostali si muovono verso l’alto e in fuori
     La cavità toracica si espande e l’aria viene risucchiata all’interno dei polmoni
     L’espirazione è un processo passivo
     I muscoli e il diaframma si rilasciano
     Le coste si muovono verso il basso e l’interno mentre il diaframma si solleva
     Questo provoca una diminuzione del volume e in tal modo la fuoriuscita dell’aria dai polmoni
    FASI DEL RESPIRO
    Inspirazione: - Inspirazione dell'aria attraverso il naso
    - Diminuzione della pressione intratoracica e dilatazione dei polmoni
    - contrazione e abbassamento del diaframma
    Espirazione: - L'aria viene espirata attraverso il naso
    - Il diaframma si rilascia e risale comprimendo i polmoni
    LO SCAMBIO GASSOSO
    L'ossigeno passa dagli alveoli al sangue, che viene rilasciato ai tessuti, mentre l'anidride carbonica viene rilasciata dai tessuti al sangue , per poi pasasre agli alveoli, ed entrare nel circolo dell'espirazione.
    OSSERVAZIONI PEDIATRICHE
    Nei bambini tutte le strutture anatomiche sono più piccole e più facilmente ostruibili. La lingua occupa uno spazio maggiore. La trachea è più stretta. Poiché la parete toracica è più morbida tendono di più a utilizzare il diaframma per respirare con movimenti alternati torace-addome in caso di difficoltà.

    L'APPARATO CARDIOVASCOLARE
    È composto dal cuore e dai vasi sanguigni, attraverso i quali il sangue può circolare e raggiungere tutte le parti del corpo.
    IL CUORE
    È un organo muscolare (miocardio) della grandezza di un pugno e posto al centro della cavità toracica. Presenta 4 cavità: due superiori denominate atri e due inferiori denominate ventricoli.
    IL CIRCOLO
    Gli atri si contraggono spingendo il sangue nei ventricoli che si contraggono a loro volta pompando il sangue all’esterno del cuore.
    IL PICCOLO CIRCOLO
    Le vene cave portano sangue(povero di ossigeno) al cuore attraverso l’atrio destro. Il ventricolo destro si contrae e pompa il sangue nel circolo polmonare
    attraverso le arterie polmonari. Giunto a livello alveolare il sangue si carica di ossigeno e ritorna al cuore attraverso le vene polmonari.
    IL GRANDE CIRCOLO
    L’atrio sinistro riceve il sangue (ricco di ossigeno) dalle vene polmonari, si contrae e spinge il sangue nel ventricolo sx. Il ventricolo sx si contrae e attraverso
    l’aorta spinge il sangue in tutto l’organismo.
    LA PERFUSIONE
    Il movimento del sangue attraverso il cuore e i vasi sanguigni viene denominato circolazione. L’adeguato rifornimento di ossigeno e sostanze nutritive a organi e tessuti, con la contemporanea rimozione dei prodotti del catabolismo viene denominato perfusione.
    L’ipoperfusione denominata anche shock è una condizione grave in cui vi è una circolazione inadeguata del sangue in uno o più organi o strutture anatomiche. I fattori possono essere diversi ( mal funzionamento della pompa o interruzione dei vasi)

    IL SISTEMA NERVOSO
    È il sistema comprendente il cervello, il midollo spinale e i nervi periferici che trasmettono gli impulsi nervosi Provvede alla sensibilità, al movimento, al pensiero, e controlla sia le attività volontarie che quelle involontarie.
    IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
    È costituito dall’encefalo (di cui fa parte il cervello) e dal midollo spinale. Riceve le informazioni, le elabora e trasmette informazioni sotto forma di impulsi elettrici. Il midollo spinale si estende fino alla regione lombare della colonna vertebrale.
    IL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO
    È costituito dai nervi che partono dal SNC e raggiungono tutto il corpo.Due tipi di nervi : sensitivi e motori. I nervi sensitivi ricevono le informazioni e le trasmettono al SNC. I nervi motori portano i messaggi dal SNC alla periferia. Il sistema nervoso autonomo controlla le funzioni motorie involontarie.

    L'APPARATO TEGUMENTARIO
    La cute svolge diverse funzioni, connesse con la protezione, la regolazione della temperatura corporea, con le attività di escrezione (perspiratio insensibilis) e con l’assorbimento dei traumi.
    GLI STRATI CUTANEI
    La cute presenta tre strati principali denominati: epidermide, derma e ipoderma.L’epidermide è priva di vasi sanguigni e nervi. Il derma è ricco di vasi sanguigni di nervi e strutture specializzate e per questo di maggiore interesse per il soccorritore.


    L'ORGANIZZAZIONE DEL PRIMO SOCCORSO
    1.Evitare e contenere i danni ambientali
    2.attivazione in modo corretto dell'UNO UNO OTTO
    3.Protezione della persona coinvolta
    4. Controllo dell'incidente
    5.Realizzazione di un primo soccorso in attesa di personale sanitario.
    EMERGENZA
    Condizione statisticamente poco frequente che coinvolge uno o più individui vittime dieventi che necessitano di “IMMEDIATO” ed “ADEGUATO” intervento
    URGENZA
    Condizione statisticamente ordinaria che riguarda uno o pochi individui colpiti daprocessi patologici per i quali , pur nonesistendo immediato pericolo di vita, è
    tuttavia necessario adottare entro “BREVETEMPO” un “ADEGUATO” intervento terapeutico.

    SEQUENZA DELLE OPERAZIONI DI SOCCORSO A-B-C-D-E-F-G
    A. E’ il tempo che intercorre dall’incidente al momento in cui il soccorritore vede l’accaduto
    B. E’ il tempo necessario al soccorritore per:
     dominare l’ansia, la paura, l’agitazione
     Osservare bene quanto successo
     proteggere l’infortunato per evitare un peggioramento della situazione.
    C. E’ il tempo necessario per raggiungere un telefono
    D. è il tempo di contatto e di colloquio con la CO
    E. è il tempo che impiega la CO ad Individuare il mezzo idoneo più vicino
    F. è il tempo che impiega il mezzo di soccorso individuato a giungere sul posto
    G. è il tempo che utilizza l’equipe di soccorso per le prime cure e il successivo trasporto in ospedale, se necessario.
    COSA FARE NELL'ATTESA?
     Se cosciente rassicurare il paziente
     Proteggerlo da eventi atmosferici o rischi evolutivi
     Se sospettate lesioni della colonna vertebrale non muoverlo o se cosciente invitarlo a non muoversi
     Non fare diagnosi (al massimo "sospettare" es: sospetta crisi epilettica, sospette lesioni rachide ecc...)
     Se incosciente e non si sospettano lesioni C.V. PLS.

    VALUTAZIONI DELLO STATO DI COSCENZA
    La valutazione dello stato di coscienza del soggetto è la capacità dello stesso di rispondere agli stimoli esterni. La persona deve essere scossa leggermente per le spalle e chiamata ad alta voce; le va presa anche la mano e va fatta richiesta di stringere quella del soccorritore. Se non reagisce a nessuno di questi
    stimoli allora la persona è definita incosciente.
    PLS - POSIZIONE LATERALE DI SICUREZZA
    La posizione laterale di sicurezza, o PLS, è una tecnica di primo soccorso utilizzata per permettere ad un infortunato in stato di incoscienza di respirare liberamente.Nonostante l'utilità di questa manovra, chiunque si trovi di fronte ad un infortunato non può operarla immediatamente, ma deve sempre osservare un preciso comportamento, volto a garantire innanzitutto la sicurezza del soccorritore e, quindi, la sicurezza e la salvaguardia del soggetto da soccorrere (primo soccorso).E' di fondamentale importanza ricordare che posizionando un soggetto in PLS si muove la colonna vertebrale, ed è quindi una manovra da evitare qualora si abbia il sospetto, o la certezza, di un trauma alla stessa in base alla dinamica dell'incidente o ai dati evidenti. Per poter eseguire questa manovra bisogna assicurarsi il soggetto respiri ed abbia un battito cardiaco presente. In caso contrario bisogna allertare il 118 e praticare il BLS. La posizione laterale di sicurezza permette di evitare il rischio di soffocamento per ostruzione delle vie respiratorie, il che può avvenire, in particolare, se la persona è supina e priva di coscienza. Il soffocamento avviene per due cause possibili: Ostruzione meccanica: un oggetto blocca le vie respiratorie. In molti casi si tratta della lingua della persona stessa, che cade all'indietro (quindi nella faringe) a causa della perdita di tono muscolare dovuta allo stato di non coscienza. In alternativa alla PLS, la fase A (Airways) della procedura ABC permette di gestire questa eventualità. Ostruzione dovuta a fluidi, ad esempio nel caso in cui il vomito del malcapitato si fermi nella faringe, ostruendola. Può capitare che la perdita di tono muscolare porti alla fuoriuscita di parte del contenuto dello stomaco; in questo caso, si parla (in lingua inglese) di passive regurgitation. È possibile, inoltre, che parte dei contenuti rigurgitati finisca nei polmoni, corrodendoli a causa della acidità degli acidi dello stomaco. La PLS permette all'infortunato di respirare liberamente proprio perché impedisce alla lingua di scivolare verso la gola e, in caso di vomito, i liquidi non vanno ad ostruire le vie aeree ma scorrono verso l'esterno del cavo orale.
    A partire da un soggetto in posizione supina con gli arti allineati lungo il corpo si deve innanzitutto individuare il lato su cui questo andrà ad appoggiare, dopodiché: il soccorritore si posiziona dal lato scelto, controlla che nella bocca non ci siano oggetti (dentiera, gomme da masticare, etc...) in grado di ostruirlo. Se sono presenti bisogna asportarli, sul suo lato il soccorritore piega il ginocchio dell'infortunato ed estende accanto a sé il braccio del soggetto, lasciando il gomito flesso. Il braccio ed il torace formano così un angolo di circa 90 gradi sul terreno, il ginocchio forma invece un angolo meno esteso e verticale. il soccorritore posizione la mano dell'arto superiore opposto a sé tra la testa dell'infortunato e la spalla dal proprio lato, o poco più in basso.
    infine afferra il soggetto per la spalla e per il fianco opposti a sé e, tirando, fa ruotare il corpo dell'infortunato, che dovrebbe ritrovarsi accovacciato sul lato prescelto, con la mano del lato opposto sotto la testa. Se presente, un secondo soccorritore può sostenere il capo durante la rotazione per evitare movimenti bruschi. Dopo aver eseguito la manovra, è importante restare per effettuare il controllo periodico della presenza e della regolarità del respiro e del battito cardiaco e, comunque, non abbandonare il soggetto.

    VALUTAZIONE-AZIONE PAZIENTE
    - Verificare la coscenza del pz.
    - Apertura vie aeree, procedere con lo svuotamento del cavo orale solo se sono evidenti corpi estranei solidi o in caso di storia di sospetto corpo estraneo. se il pz è traumatizzato (con impossibilità di aprire vie aeree) in nessun altro modo eseguire una modifica estensionale del capo: l'assenza di respiro è peggio di un rischio di danno al rachide cervicale
    - Verificare MO.TO.RE., MOvimento TOsse REspiro (max 10 sec) e il G.A.S. Guardo (l'espansione del torace, più eventuali movimenti), Ascolto (il rumore del respiro), Sento (il flusso dell'aria). Se il respiro è presente procedere con la PLS, altrimenti in caso di respiro assente (gasping):
    -Procdedere con manovra RCP (Rianimazione-cardio-polmonare), 30 compressioni, più due insufflazioni, fino a ripristino MO.TO.RE.
    ]MANOVRA BLS DI RCP
    Posizionare il pz su un piano rigido, scoprire il torace, posizionarsi a lato del pz, reperire il punto di repere (
    PUNTO DI REPERE
    Posizionare la mano al centro del torace sulla metà inferiore dello sterno. Appoggiare sopra l’altra mano. Intrecciare le dita
    MASSAGGIO CARDIACO ESTERNO (MCE)
    • Comprimere 1/3-1/2 del diametro A/P del torace
    • Tempo Compressione = Tempo Rilasciamento
    • Rilasciamento completo del torace
    • Non staccare mai le mani dal torace
    • Limitare le interruzioni del MCE
    FREQUENZA 100 compressioni/minuto
    POSIZIONE DEL SOCCORRITORE
    •Braccia perpendicolari al torace del paziente
    •Gomiti rigidi
    •Fulcro sul bacino
    •Utilizzare il proprio peso come forza di compressione
    In caso di mancanza di spazio l'RCP può essere svolta a cavalcioni del pz o dietro la testa.
    VENTILAZIONE
    Ipertendere il capo, Otturare ne vie aeree nasali, Insufflare dolcemente, volume sufficiente a sollevare il torace (500/600 ml - 5-6ml/kg). DURATA: circa 2 secondo ognuna.Lasciare espirare. Controllare l’efficacia (ESPANSIONE TORACICA). Evitare insufflazioni rapide e forzate.
    Rivalutare ogni 5 cicli, se MO.TO.RE. è assente riprendere con manovre di rcp, se presente controllare G.A.S. se assente riprendere le ventilazioni e ritornare al MO.TO.RE., se presente vuol dire che è in stato di coscenza, quindi prestare assistenza.
    VEDERE AGGIORNAMENTO LINEE GUIDA BLS LAICO


    OSTRUZIONE VIE AEREE
    - Dare colpi interscapolari sulla schiena.
    -Procedere con la manovra di Heimlich
    MANOVRA DI HEIMLICH
    -Posizionarsi dietro la vittima
    - Porre una mano sotto l’arcata costale, con il pugno chiuso e il pollice all’interno
    - Somministrare un colpo deciso verso l’alto e verso l’interno
    - Ripetere max 5 volte
    - Ricontrollare il cavo orale
    MANOVRE DI DISOSTRUZIONE VIE AEREE
    Alternare 5 colpi interscapolari a 5 di Heimlich, fino a liberazione vie aeree o a incoscenza del pz; in caso di incoscenza subentra l'ostruzione grave di disostruzione e bisogna procedere secondo queste manovre:
    - Posizionare la vittima supina su un piano rigido
    - 30 compressioni toraciche
    - 2 (+ 2 ventilazioni nel primo ciclo)
    - Estendere il capo e controllare cavo orale
    - RCP 30:2 per 2 minuti (5 cicli)
    - Se ventilazione efficace controlla Mo.To.Re.


    FERITE ED EMORRAGIE
    Si intende per ferita qualunque soluzione di continuità
    della cute. Tutte le ferite SANGUINANO. Attenzione dunque alle ferite penetranti nelle grandi cavità (torace, addome) per la possibilità di gravi complicazioni. Perdite di sangue rapide, anche se lievi, provocano shock.
    CLASSIFICAZIONE DELLE FERITE
    Ø abrasione
    Ø da punta
    Ø da taglio
    Ø da punta e taglio
    Ø lacero-contusa
    Ø da arma da fuoco
    COSA FARE
    1. Lavare abbondantemente con detergenti la cute circostante per evidenziare l’estensione della ferita
    2. con tecnica asettica (lavaggio delle mani, uso di bendaggi sterili) lavare la ferita con acqua ossigenata, per l’azione di profilassi antitetanica, antisettica e di pulizia meccanica che questa esplica. Togliere con una pinzetta eventuali corpi estranei
    3. arrestare l’emorragia.
    EMORRAGIE VENOSE E ARTERIOSE
    Ø Se di tipo venoso (sangue rosso scuro senza getti né alternanze, più o meno copiosa a secondo del numero e dei vasi interessati): comprimere modicamente la ferita con garza sterile prestando attenzione a non peggiorare la situazione (ad esempio
    con ferite da oggetti penetrati a fondo nella cute). Porre in alto l’arto dove c’è l’emorragia
    Ø Se di tipo arterioso (sangue rosso vivo, getto ad alternanze, direttamente in rapporto con la pressione del sangue nei vasi e con le contrazioni cardiache. La perdita di sangue può essere abbondante e rapida): ricercare fra la ferita ed il cuore i battiti dell’arteria principale che nutre la regione ferita, comprimere fra le masse muscolari in direzione delle ossa.
    LACCIO EMOSTATICO
    La compressione manuale o la fasciatura compressiva hanno il vantaggio di chiudere solo l’arteria lesa permettendo un sufficiente passaggio del sangue all’arto per poter irrorare i tessuti. L’uso del laccio emostatico o simili può essere usato qualora
    l’emorragia sia particolarmente abbondante o ci siano amputazioni traumatiche; ricordarsi di usare materiali che non danneggino i tessuti molli, ad esempio cinture, tubi di gomma, ecc. (mai filo elettrico, corda). Non lasciare continuatamene il laccio
    emostatico in loco per più di un’ora e comunque annotare sulla fronte della vittima o l’ora di posizionamento.
    EMORRAGIE INTERNE
    La presenza di un’emorragia interna può
    essere riconosciuta da:
    Ø pallore del viso, delle labbra e delle congiuntive
    Ø sensazione intensa di fame d’aria e sete
    Ø battito del polso rapido e appena percettibile
    Ø addome talvolta dolente
    In caso di emorragia interna il paziente deve essere posizionato con le gambe più in alto della testa.
    EMORRAGIA NASALE
    Rinoraggia
    Sanguinamento dal naso a causa di un trauma del naso o del capo cui l’emorragia è dovuta dalla frattura delle ossa nasali e/o del cranio
    Cosa fare
    1. non arrestare l’emorragia con tamponi per il rischio di spostare frammenti ossei e di mandare il sangue a comprimere il cervello
    2. evitare l’accumulo di sangue in gola facendo assumere al paziente la posizione idonea: se cosciente seduto con la testa in avanti, se incosciente in posizione di sicurezza
    Epistassi
    È un emorragia dovuta ad un trauma anche modesto all’interno del naso (dita o oggetti vari) o ad uno stato congestizio passeggero della mucosa con rottura di piccole vene.
    Cosa fare
    1. comprimere con il pollice la narice che sanguina e mantenerla compressa per alcuni minuti contro il setto nasale
    2. evitare l’accumulo di sangue in gola facendo assumere al paziente la posizione idonea, seduto con la testa in avanti.

    LESIONI TRAUMATICHE
    Compiti del soccorritore:
    • classificazione lesione
    • comunicazione alla centrale per eventuale
    soccorso avanzato
    • soccorso fisico e psicologico
    Segni e sintomi:
    • Lesioni chiuse: dolore riferito, dolore alla pressione, gonfiore, alterazione colore pelle, immobilità, ematoma o ecchimosi, shockesposizione parte, ghiaccio sintetico, immobilizzazione, curare shock, sospettare sempre il peggio..
    • Lesioni aperte: interruzione continuità della cute, vedo sangue e tessuti sottostanti, dolore, emorragia, possibile oggetto conficcato, possibile eviscerazione, possibile amputazione o semiamputazione, possibile asportazionedi parti molli, possibili fori sulla cute, shock.
    SOCCORSO DI LESIONI APERTE
    Escoriazione : esporre con cautela, lavare con fisiologica, disinfezione parte, medicazione sterile,fissaggio medicazione con cerotti e benda, curare shock.
    Taglio esporre con cautela, lavaggio con fisiologica, disinfezione, emostasi, se emorragiaO2 curare shock
    Lacero contusa esporre parte, non scostare i margini, pulizia con fisiologica, garza sterile, bendaggio,curare shock, ridurre i movimenti al minimo.
    Punta “senza”: scoprire parte, emostasi se emorragia, pulizia con fisiologica, coprire con telinosterile, bendaggio compressivo, curare shock, O2.
    Punta “con” esporre con cautela, non rimuovere, immobilizzazione oggetto, bendaggio di fissaggio,curare shock, O2.
    Avulsione e arma da fuoco pulizia parti circostanti, ribalto la parte sulla ferita / conservo parte in telo sterile,copertura con telo sterile, bendaggio compressivo, shock, O2.
    Eviscerazione esporre con cautela, non far rientrare visceri, telo sterile, curare shock, O2, gambeflesse.
    Amputazione parziale emostasi con bendaggio compressivo e con punto di compressione a distanza,curare shock, O2.
    Amputazione totale emostasi con bendaggio compressivo e con punto di compressione a distanza,curare shock, O2. Raccogliere e conservare in sterilità e freddo la parte amputata.

    USTIONI
    Classificazioni
    Le ustioni sono lesioni della pelle causate dall'azione di diversi agenti (tipo agenti termici, chimici, elettrici).
    Classificazione in base alla fonte:
    • termiche: fiamme, calore eccessivo, liquidi bollenti, oggetti caldi,...
    • chimiche: sotenza chimiche (acidi, basi,...)
    • luminose: forte irradiazione, in particolare ultravioletta (es. ustioni da esposizione solare)
    Classificazione in base alle conseguenze sulla pelle:
    1° grado: lesioni all'epidermide: arrossamenti, leggero gonfiore.
    2° grado: lesione più profonda: flittene (non romperle), dolore intenso.
    3° grado: lesione profonda: normalmente aree carbonizzate
    [GRAVITA'
    La gravità di un'ustione si valuta secondo la profondità e secondo l'estensione della zona ustionata, più estese sono le ustioni e maggiore è il pericolo di vita per l'infortunato. Tale gravità viene espressa in percentuali del corpo che viene colpito.
    Se si ha più di un terzo del corpo ustionato, si rischia il blocco renale, perché
    la pelle lesa non compie più il suo lavoro e si ha un sovraccarico dei reni.
    Sono considerate gravi le ustioni:
    • qualsiasi ustione complicata da lesioni al tratto respiratorio, ai tessuti molli ed alle ossa;
    • le ustioni di secondo e terzo grado al volto, all'inguine, alle mani, ai piedi ed alle articolazioni principali;
    • particolare attenzione agli ultra sessantenni ed ai bambini al di sotto degli 8 anni.
    REGOLA DEL 9
    Per determinare la prognosi si valuta la percentuale di area interessata dall'ustione che in genere viene stimata con la "regola del 9". Quest'ultima assegna una percentuale ad ogni parte del corpo: 9% ad ogni arto superiore e alla testa; 18% ad ogni arto inferiore e alla parte anteriore o posteriore del tronco; alla parte genitale viene assegnato l'1%. Inoltre è importante tener conto anche della profondità dell'ustione, dell'età, della sede e della tipologia del trauma.
    In genere, vengono considerate gravi le ustioni che interessano una superficie superiore al 20% e gravissime quelle superiori al 40%.
    PROTOCOLLO DA SEGUIRE
    1. valutare grado ed estensione
    2. verificare la presenza di problemi respiratori causati da residui di inalazione di sostanze tossiche
    3. attenzione allo shock
    4. spogliare il paziente senza rimuovere le parti di vestiario a contatto della cute lesa
    5. lavare con fisiologica
    6. coprire la parte lesa con telini sterili bagnati di fisiologica o con telo ustioni
    7. coprire l'infortunato con metallina
    8. controllare costantemente le funzioni vitali
    NOTE
    • non usare mai disinfettanti di alcun genere, nè ghiaccio o unguenti.
    • in caso di ustioni alle dita di mani o piedi, porre garze sterili fra loro
    • ustioni agli occhi: bendare, senza comprimere, tutti e due gli occhi
    • ustioni chimiche: la gravità della lesione dipende dalla quantità di sostanza e dal tempo di permanenza.Se si interviene in tempo occorre immediatamente lavare con un forte getto d'acqua in modo da togliere la sostanza impedendole di reagire con l'acqua (è il
    caso degli acidi, reagiscono producendo calore).
    •cercare sempre di individuare la sostanza chimica responsabile.
    • nel caso di ustioni chimiche agli occhi, sciacquare immediatamente gli occhi con acqua, detergendolo continuamente.
    USTIONI DOVUTE AD ELETTRICITA'
    Prestare la massima attenzione il luogo può essere pericoloso, non tentare di soccorrere il paziente se la sorgente elettrica è ancora attiva. L'azione della corrente comporta che la pelle presenta due lesioni, uno di entrata e uno di uscita, lungo il percorso i
    tessuti vengono danneggiati dal calore.In alcuni casi particolari è importante non lavare perché aggraverebbe la situazione. Ad esempio nel caso della calce secca bisogna asportare “spazzolando".
    USTIONI DA FREDDO
    Si può in questi casi definire come per le ustioni un grado di congelamento a seconda della profondità cui è arrivato, cioè a seconda dei tessuti che sono congelati:
    • 1° grado (superficiale): Indolenzimento della parte Insensibilità Alterazione del colorito da rossastro a biancastro. Interessa il primo strato della pelle.
    • 2° grado (profonda): Insensibilità Colore bianco cereo o violaceo giallastro Presenza di bolle. Interessa gli strati sottocutanei.
    • 3° grado (estremo): La parte è completamente congelata, i tessuti sono cristallini e non c’è più sensibilità, la parte è fragilissima. Interessa tutto l’arto.

    TRAUMATOLOGIA
    Tipi di lesioni scheletromuscolari:
    • fratture: rottura totale o parziale di un osso
    • lussazioni: fuoriuscita dei capi articolari dalla loro sede, con impossibilità a tornare al posto naturale
    • distorsioni: fuoriuscita dei capi articolari dalla loro sede con immediato ritorno in loco
    • strappi muscolari: rottura di uno o più fasci di fibre muscolari
    • crampi: contrazione improvvisa di un muscolo accompagnata da dolore
    FRATTURE
    Caratteristiche
    • chiusa/esposta: c'è oppure è assente la fuoriuscita dei monconi ossei dalla pelle.
    • composta / scomposta
    Sintomi e segni di frattura
    • dolore (spesso forte e costante) che aumenta con i movimenti
    • deformazione
    • posizione anomala dell’arto
    • gonfiore ed alterazione del colore della pelle
    • perdita di funzionalità
    • perdita del polso a valle
    • perdita della sensibilità
    • osso esposto
    PROTOCOLLO OPERATIVO
    • evitare il più possibile i movimenti
    • rimettere in posizione anatomica le fratture delle ossa lunghe. Interrompere
    se vi sono resistenze o un aumento
    significativo del dolore (massimo 1 tentativo)
    • NON riallineare se la frattura è esposta o in presenza di una lussazione.
    • non ridurre le fratture
    • immobilizzare con stecche a depressione tutte le volte che è possibile
    • imbottire gli spazi vuoti
    • se il polso è assente prima dell’immobilizzazione, accelerare le procedure
    • se il polso è assente dopo l’immobilizzazione, allentare la stecca e ricontrollare
    • O2
    • prevenire e trattare lo shock
    • monitorizzare i parametri vitali
    NELLE FRATTURE ESPOSTE
    • pulizia con fisiologica
    • eventuale emostasi
    • copertura con telini sterili
    LUSSAZIONI, DISTORSIONI, CRAMPI
    Vi è lussazione quando in un’articolazione il capo articolare esce dalla sua sede e non rientra spontaneamente nella propria sede, se invece vi rientra spontaneamente si ha una distorsione; in una distorsione, vi può essere una lesione parziale o totale dei legamenti.Nel caso che il trauma interessi i fasci muscolari, si parla di strappi muscolari. I Crampi sono uno stato doloroso dovuti all’affaticamento prolungato dei muscoli, si tratta di un dolore intenso ma in genere di breve durata.In genere le lussazioni e le distorsioni presentano gonfiore e dolore al movimento dell’arto, il quale dev’essere immobilizzato bloccando l’articolazione superiore ed inferiore al punto del trauma Importante: immobilizzare tutte le lussazioni nella posizione in cui si
    trovano senza riposizionare l'arto.
    EPILESSIA E DISTURBI CONVULSIVI
    Crisi: sono scatenate dell'instaurarsi di un'attività elettrica cerebrale irregolare. A volte si verificano come movimenti muscolari involontari ed incontrollabili, in questi casi si parla di CONVULSIONI. Le crisi non sono la malattia, ma sono il segno di una patologia sottostante.
    COSA FARE ?
    Durante la crisi:
    a) adagiare il paziente a terra
    b) se possibile aspirare i liquidi dalla bocca
    c) allentare gli abiti stretti
    d) allontanare gli oggetti che potrebbero ferirlo
    e) NON tentare di tenerlo fermo durante le convulsioni
    Dopo la crisi:
    a) mantenere il paziente calmo
    Attenzione: non mettere niente in bocca al paziente: potrebbe rompersi ed ostruire le vie aeree.
    Al personale 118 riferire:
    • cosa stava facendo il paziente prima della crisi.
    • che tipo di movimenti ha compiuto durante la crisi.
    • se ha perso il controllo sfinteriale.
    • quanto è durata la crisi.
    • che cosa ha fatto dopo la crisi. (ha dormito, era vigile, rispondeva alle domande)
    Fine.....
    Ultima modifica di Mande; 29-02-12 alle 17: 47

  6. #16
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    LEZIONE N. 11 - ORGANIZZAZIONE DI AREU (Azienda regionale emergenza-urgenza) 118 LOMBARDIA
    Nota: questa lezione è incentrata sull'AREU della Regione Lombardia, con particolare riferimento al SSUEM della provincia di Monza e Brianza

    3 Grandi Obiettivi nella missione dell’A.R.E.U.
    Garantire in modo omogeneo ed efficace il soccorso sanitario in emergenza urgenza, coordinare il trasporto di organi, tessuti e di équipe nelle attività di prelievo e trapianto, acquisire le attività di scambio e compensazione di sangue ed emocomponenti.

    ORGANIZZAZIONE AREU
    L'AZIENDA
    L'AREU è un'Azienda Sanitaria regionale attivata il 2 aprile 2008 (delibera n° VIII/6994 della Giunta regionale) con il compito di promuovere l'evoluzione del sistema di emergenza e urgenza sanitaria (SSUEm 118) sviluppando l'integrazione a rete dell'assistenza intra ed extraospedaliera e fornendo valore aggiunto alla gestione delle patologie acute e complesse (infarto del miocardio, ictus, trauma cranico,...). La sua mission è quella di garantire, implementare e rendere omogeneo, nel territorio della Regione, il soccorso sanitario di emergenza urgenza, anche in caso di maxiemergenze; ha inoltre il compito di coordinare il trasporto di persone, organi e tessuti, le attività trasfusionali, di scambio e compensazione di sangue ed emocomponenti.
    All' AREU afferiscono:
    * nell'area del soccorso: 12 Articolazioni Aziendali territoriali (AAT) che per ogni ambito di riferimento (di norma il territorio provinciale) ricomprendono:- La Centrale Operativa dell'Emergenza Urgenza (COEU) - Il sistema di postazioni di soccorso presenti sul territorio afferente alla singola COEU di riferimento (Bergamo, Brescia Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Monza, Pavia, Sondrio, Varese).Il personale che opera nelle AAT riceve indicazioni operative, obiettivi e disposizioni organizzative dalla Direzione dell'AREU, pur rimanendo dipendente dall'Azienda ospedaliera di riferimento. L'AREU organizza e coordina il soccorso sanitario in urgenza ed emergenza sull'intero territorio regionale anche attraverso il servizio di Elisoccorso, con cinque basi: Bergamo, Brescia, Como, Milano e Sondrio.
    * nell'area trasfusionale; 15 Dipartimenti di Medicina Trasfusionale ed Ematologia (uno per ogni provincia più 4 dell'area della provincia di Milano).
    DIREZIONE STRATEGICA
    La Direzione Strategica (DG DS DA) ha come obiettivo principale la realizzazione di una visione gestionale sistemica e complessiva, favorendo la condivisione delle scelte e delle responsabilità anche con l'istituzione di alcuni momenti di confronto strutturati, all'interno dei quali assumere le decisioni relative a tematiche riguardanti gli indirizzi strategici e di adozione di scelte organizzative aziendali.In particolare la Direzione Strategica:
    - definisce le linee strategiche aziendali conseguenti alle direttive degli organismi istituzionali di controllo ed indirizzo nazionali e regionali,
    - individua ed assegna gli obiettivi annuali delle singole Strutture aziendali, ripartisce le risorse,
    - verifica gli stati di avanzamento delle attività ed i risultati ottenuti;definisce
    - verifica l'attuazione delle azioni correttive in caso di scostamento dai piani strategici programmati.
    PIANO DI ORGANIZZAZIONE AZIENDALE
    l Piano di Organizzazione Aziendale approvato dalla Giunta Regionale con DGR nr.8365 del 05.11.2008 costituisce il documento di riferimento per le modalità di governo dell'Azienda attraverso l'alleanza con tutti gli attori del sistema. Così come più volte richiamato nel PSSR 2007-2009 solo un effettivo governo partecipato (governance) può consentire ad un'azienda di servizi, ed in particolare di servizi alla persona, di soddisfare le esigenze che le vengono rappresentate.
    In questo quadro l'assunzione di responsabilità diffusa ai diversi livelli del sistema implica la condivisione di valori che sostengono la cultura organizzativa quale strumento attivo per il cambiamento e l'innovazione. Peraltro l'organizzazione di un'azienda moderna, efficiente ed efficace deve essere snella e flessibile, mai appesantita da strutture che non siano funzionali al perseguimento delle sue finalità, sempre pronta ad adattarsi alle nuove esigenze sia quelle programmabili e prevedibili, ma soprattutto quelle emergenti ed improvvise. Nella consapevolezza di quanto è stato realizzato negli ultimi quindici anni nell'ambito del Sistema Sanitario di Urgenza ed Emergenza (S.S.U.Em.) in Lombardia, recependo le linee guida regionali per l'adozione del POA, si è predisposto questo documento con una definizione di Missione e di Visione aziendali conformi ai tempi e specifiche per i compiti che l'Azienda deve assolvere oggi e nei prossimi anni.
    COLLEGIO SINDACALE
    l Collegio Sindacale esercita il controllo sulla regolarità amministrativa e contabile, verificando la legittimità, la regolarità e la correttezza dell'azione amministrativa e contabile, con riferimento non solo alla legittimità degli atti, ma anche alla ragionevolezza dei processi. I componenti del Collegio Sindacale ispirano l'esercizio delle loro funzioni al principio della massima collaborazione e della sinergia operativa, favorendo costanti e reciproche forme di coinvolgimento e di consultazione, con particolare riferimento alla fase istruttoria dei provvedimenti più incidenti sul processo di programmazione e di gestione dell'Azienda.
    L'AREU E IL VOLONTARIATO
    Il 3° settore è, da sempre parte attiva del Sistema di Emergenza urgenza regionale e nel settore della donazione di sangue, organi e tessuti. Nell'area del soccorso e trasporto sanitario le articolazioni regionali ANPAS Lombardia, Croce Bianca, Croce Rossa Italiana, insieme ad altre numerose realtà appartenenti al mondo del volontariato, contribuiscono ad affinare percorsi gestionali, amministrativi e formativi a valenza regionale; a garantire modalità di collaborazione nei settori di intervento in contesti attinenti l'attività di soccorso e assistenza territoriale (gestione degli eventi sportivi, manifestazioni, attività di soccorso in aree cantieristiche ecc) a garantire adeguati livelli qualitativi sia nelle attività di urgenza emergenza quotidiana che in occasione delle maxiemergenze nazionali e internazianali.
    Nel settore della donazione di organi, le Associazioni concorrono, insieme con i Dipartimenti ospedalieri, al duplice obiettivo di perseguire l'autosufficienza di sangue, emocomponenti ed emoderivati all'interno della Regione e di contribuire all'autosufficienza nazionale e alla cooperazione internazionale.
    Svolgono inoltre un'intensa attività divulgativa e didattica sui temi della donazione di sangue ed emocomponenti proprio in considerazione del fatto che tali Associazioni sono interlocutori attivi e propositivi nell'ambito dell'emergenza urgenza e della donazione di sangue, all'interno dell'AREU è prevista la costituzione della Consulta delle Associazioni di Volontariato del soccorso e della Consulta delle Associazioni di Volontariato del Sangue, organi consultivi della Direzione aziendale in cui sono rappresentati gli organismi del volontariato.
    PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
    Il Sistema di programmazione e controllo economico di AREU viene svolto principalmente dalla struttura Controllo di Gestione in stretta collaborazione con la struttura Economico Finanziario. In quest'ambito il sistema di programmazione e controllo è fortemente caratterizzato dalla struttura organizzativa e di coordinamento (si pensi al rapporto funzionale tra AREU e le Articolazioni Aziendali Territoriali - AAT) dell'attività di emergenza urgenza extraospedaliera, in cui AREU si inserisce. Infine, dal punto di vista del sistema di finanziamento la Giunta Regionale, nell'ambito delle risorse definite con la Delibera di gestione del Servizio Sanitario Regionale, assegna preventivamente ad AREU il finanziamento in conto esercizio, necessario sia alla remunerazione delle prestazioni di emergenza e urgenza extraospedaliera definite in via convenzionale con le aziende sanitarie pubbliche interessate (AO, ASL, Fondazioni), sia alla remunerazione dei costi di Funzionamento dell'azienda. Trimestralmente e a consuntivo, le aziende sanitarie convenzionate produrranno una rendicontazione sulla base della quale saranno verificate le spese effettivamente sostenute per l'attività di emergenza urgenza.
    LA QUALITA' E IL RISCHIO
    Uno degli obiettivi dell'AREU è di svolgere le proprie attività utilizzando un metodo di lavoro comune e condiviso da tutti gli operatori del sistema regionale 118.
    Tale metodo prevede di adottare le stesse modalità di lavoro (descritte in procedure e protocolli uniformi nell'ambito del territorio regionale), di verificare l'applicazione degli stessi e delle attività svolte, anche utilizzando sistemi di confronto con standard di riferimento nazionali ed internazionali e di analizzare e risolvere le criticità che nel tempo si possono manifestare.
    Queste attività, svolte nel quadro degli obiettivi ministeriali e regionali e sostenute dalla Direzione Strategica AREU, coinvolgono gli operatori a tutti i livelli e sono finalizzate ad attivare un percorso virtuoso di crescita, organizzativa e professionale, finalizzato al miglioramento.

    AAT - ARTICOLAZIONI AZIENDALI TERRITORIALI
    IL SSUEM (SISTEMA SANITARIO EMERGENZA URGENZA
    Il S.S.U.Em. (Servizio Sanitario Urgenza Emergenza) 118 è un servizio pubblico presente su tutto il territorio nazionale con l'obiettivo di garantire tutto l'anno, 24 ore al giorno, una risposta adeguata alle situazioni di urgenza o emergenza sanitaria e delle maxiemergenze mediante l'invio di mezzi di soccorso adeguati. E' previsto che il 118 garantisca, nel prossimo futuro, anche il coordinamento dei trasporti interospedalieri urgenti nonché il coordinamento del trasporto degli organi, dei tessuti e delle equipe di trapianto.
    Il 118: come opera
    Le principali funzioni svolte dalla centrale operativa sono:
    lla gestione degli ingressi telefonici e la fase di processo della richiesta di
    soccorso
    l'invio dei mezzi idonei per la gestione delle attività di soccorso
    l'accompagnamento assistito del paziente nelle Strutture ospedaliere di riferimento.
    la registrazione degli eventi
    le comunicazioni tra Centrali Operative e mezzi di soccorso
    la connessione con centrali di altre istituzioni coinvolte nell?attività di urgenza ed emergenza (112,113 ecc)
    L'operatore del 118, ricevuta la richiesta di soccorso, assegna un "codice colore" in base alla valutazione di gravità e invia il mezzo di soccorso più adeguato e più vicino al luogo in cui è stato segnalato l'evento. Eseguito l'intervento di soccorso, il paziente viene trasportato nel presidio ospedaliero di riferimento o, su decisione della Centrale Operativa, presso il presidio ospedaliero più idoneo ad affrontare e risolvere la situazione sanitaria di emergenza.
    Ad ogni evento, in relazione alle informazioni raccolte, viene associato un codice colore che è riportato nella tabella sottostante. L'utilizzo da parte dei mezzi di soccorso dei dispositivi supplementari acustici e visivi (sirena e lampeggianti) è previsto solo per i codici giallo (urgenza) e rosso (emergenza).
    Ogni provincia ha il suo SSUEM con AAT 118 AREU.

    ALCUNI NUMERI DEL SOCCORSO EXTRA-OSPEDALIERO
    AREU LOMBARDIA
    - 9.666.280 residenti in Lombardia + 512.00 c.a. domiciliati
    - 1546 comuni
    -1.646.054 chiamate annue
    -695.429 interventi di soccorso sul territorio
    -12 CO
    -186 Mezzi di Soccorso di Base (MSB)
    -40 mezzi con infermiere a bordo (MSI)
    -64 automediche o ambulanze medicalizzate (MSA)
    -5 elicotteri di soccorso
    AAT MONZA E BRIANZA
    -834.00 residenti
    -57 comuni
    -89.270 chiamate di soccorso processate annue
    -44.111 interventi
    -3/4 MSA
    - 2 MSI
    -12 MSB in convenzione + una miriade di MSB a gettone!
    -23 medici + 1 responsabile
    -18 infermieri + 1 coordinatore
    -1 referente tecnico
    -6 autisti soccorritori

    L'AREU E LA POPOLAZIONE
    Oltre al soccorso, l'AREU si impegna in modo approfondito nello sviluppo di progetti e attività che hanno lo scopo di migliorare ed elevare la risposta della popolazione alle problematiche dell'Emergenza-Urgenza con:
    -Campagne educative
    -Corsi alla popolazione
    -Attività culturali
    Fine....
    Ultima modifica di Mande; 18-09-11 alle 20: 43

  7. #17
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    LEZIONE N. 12 - LA MAXIEMERGENZA


    CATASTROFE
    • Improvviso
    • Violento
    • Grandi dimensioni
    • Ingenti danni materiali e feriti
    - Sproporzione tra domanda ed offerta

    LE FIGURE DI RIFERIMENTO DEL 118
    DIRETTORE SOCCORSI ASNITARI
    Giacca rossa (giacca alta visibilità senza maniche, con loghi e scritte 118 e nome/qualifica operatore 118).
    • Medico esperto in grandi emergenze, con capacità organizzative;
    • Assume controllo e coordinamento di tutte le operazioni sanitarie;
    • Mantiene contatti con C.O. 118;
    • Richiede mezzi e personale necessari sul luogo dell’evento;
    • Concorda con il Direttore P.M.A. modalità di evacuazione feriti;
    • Collabora con responsabili FFOO, VVFF, Protezione Civile nel coordinamento e funzionamento del P.C.A.;
    • NON TRATTA VITTIME.
    • Garantisce adeguato cambio al personale presente sulla scena e ne controlla lo stato psico-fisico
    DIRETTORE TRIAGE
    Giacca gialla.
    • Primo Infermiere che arriva in posto successivamente
    infermiere U.M.S.S. ;
    • Coordina recupero ed evacuazione della scena (Piccola Noria) ;
    • Supervisiona operazioni di estrazione e recupero dei feriti in coordinamento con VVFF
    • Responsabile dell’area di raccolta dei feriti;
    • Regola il flusso delle vittime verso il P.M.A.;
    • Mantiene contatti con D.S.S. e Direttore P.M.A;
    DIRETTORE POSTO MEDICO AVANZATO
    Giacca bianca
    • Medico che coordina personale del P.M.A.;
    • Assume controllo e coordinamento di tutte le operazioni sanitarie;
    • Supervisiona attività di triage entrata e uscita;
    • Supervisiona procedure di stabilizzazione;
    • Verifica corretta compilazione cartellino triage;
    • Concorda con il D.S.S. modalità di evacuazione feriti
    DIRETTORE DEI TRASPORTI
    Giacca blu
    • Personale tecnico della C.O. 118 (autista U.M.S.S.)
    • Organizza e gestisce zona di arrivo mezzi di trasporto sanitario aerei e
    terrestri;
    • Organizza zona di imbarco dei pazienti per l’evacuazione verso gli ospedali;
    • Mantiene contatti con C.O. 118 per la gestione della “Grande Noria”;
    • Tiene traccia del flusso di pazienti e dei mezzi inviati agli ospedali;
    • Monitorizza adeguatezza n°mezzi / necessità locale di mezzi e personale necessari sul luogo dell’evento;
    • Si attiene alle disposizione del Direttore P.M.A. circa le modalità di evacuazione feriti;
    COORDINATORE INCIDENTE MAGGIORE
    Giacca scacchi giallo-rossi
    Personale tecnico o sanitario della centrale
    Funzioni:
    * Responsabile della gestione tecnico sanitaria dell’evento
    *Coordinamento con il DSS del personale operativo nella catena dei soccorsi
    L'INFERMIERE
    COADIUVA ATTIVITA’:
    • in AREA RACCOLTA FERITI (triage sanitario)
    • in P.M.A. collabora alla stabilizzazione delle vittime insieme al medico
    • Eventuale trasporto protetto della vittima
    IL MEDICO
    • in P.M.A. stabilizza le vittime;
    • Eventuale trasporto protetto della vittima;

    IL PMA - POSTO MEDICO AVANZATO
    Dispositivo funzionale di selezione e trattamento delle vittime,localizzato ai margini esterni dell’area di sicurezza o in una zona centrale rispetto al fronte dell’evento. Può essere sia una struttura (tenda , containers),sia un’area funzionalmente deputata al compito di radunare le vittime, concentrare le risorse di primo trattamento e organizzare l’evacuazione sanitaria dei feriti. Possono essere utilizzati tutti i luoghi disponibile di varie tipologia (chiese, palestre, impianti sportivi ecc...)
    CARATTERISTICHE
    • Sempre in zona di sicurezza al di fuori dell’eventuale rischio evolutivo.
    • Ben segnalato e possibilmente non lontano dal Posto
    Comando Avanzato.
    • Ben illuminato.
    • Percorso unidirezionale (flusso in avanti)
    FUNZIONI.
    • Accettazione
    • Stabilizzazione
    • Evacuazione

    IL TRIAGE
    CARATTERISTICHE
    • Facile da ricordare
    • Facile da eseguire
    • Veloce
    • Utilizzabile da tutti gli operatori
    • Attendibile nello stabilire le priorità
    Il processo di Triage rappresenta la metodologia di approccio più corretta perché consente di individuare necessità a cui rispondere con soluzioni idonee a soddisfare le esigenze operative dell’intera equipe sanitaria.
    QUANTI TRIAGE?
    - Primo triage: Sul luogo del crash.
    -Secondo triage: In entrata al PMA
    - Terzo triage: In uscita dal PMA per il trasporto ospedaliero
    Un quarto triage verrà effettuato all'arrivo in ospedale
    IL TRIAGE START - SIMPLE TRIAGE AND RAPID TREATMENT (TRIAGE SEMPLICE E TRATTAMENTO RAPIDO)
    *Sviluppato inizio anni ’80 in California (Hoag Hospital e Fire and Marine Department di Newport Beach)
    *Utilizzato dagli U.S.A, Arabia Saudita, Francia, Israele e Italia (D.L. 13/02/2001)
    *Consolidato utilizzo negli incidenti maggiori/catastrofi
    *Trattamento rapido di un elevato numero di pazienti con vari gradi di urgenza
    *Classificazione prioritaria per “codice colore"
    COLORI DEL TRIAGE
    - Codice verde: urgenza minima (ambulatory or walking wounded)
    - Codice giallo: Urgenza relativa (delayed)
    - Codice rosso Estrema urgenza (immediate)
    - Codice nero: Deceduto o non salvabile (dead or non salvageable)
    Ogni mezzo di soccorso è dotato di un dispenser da 50 braccialetti in base al codice-colore
    Per personale sanitario è presente inoltre una scheda triage.
    CARATTERISTICHE DEI DISPOSITIVI TRIAGE
    * Facilità di applicazione
    * Alta visibilità
    * Resistenza ad eventi atmosferici e potenziali agenti lesivi
    * Disponibilità in quantitativi adeguati su tutti i mezzi di soccorso
    * Tracciabilità del percorso della vittima attraverso codici numerati
    * Registrazione di tutte le informazioni relative al paziente, al trattamento e alla destinazione
    PROTOCOLLO START PER PERSONALE SANITARIO
    Se il paziente cammina è un codice verde, se non cammina bisogna controllare il respiro, se non respira respira si procede con l'intubazione, se non respire codice NERO, se respira codice ROSSO, se invece viene trovato respirante se il respiro è tra i 10 e 30 atti al minuto è un codice rosso, se minore bisogna controllare il polso radiale e verificare l'esecuzione di ordini semplici, se entrambi sono presenti sarà un codice GIALLO, se assenti codice ROSSO
    PROTOCOLLO START PER PERSONALE SOCCORRITORE
    Se il paziente cammina è un codice VERDE, se non cammina, il respiro non è regolare (neanche con l'intubazione), e non è presente polso radiale (o presente ma non esegue ordini semplici) sarà un codice ROSSO, se esegue ordini semplici è un codice GIALLO

    FINE....[COLOR="NAVY"][COLOR="NAVY"]
    Ultima modifica di Mande; 18-09-11 alle 21: 14

  8. #18
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    LEZIONE 13 - RIPRISTINO DEI SERVIZI DI BASE E RICOSTRUZIONE DOPO L'EVENTO

    RUOLO DEL COMMISSARIO STRAORDINARIO PER L'EMERGENZA
    ESEMPIO FVG:
    IL COMMISSARIO STRAORDINARIO,NOMINATO AI SENSI DELL' ART. 5 DELLA LEGGE 8 DICEMBRE 1970,N. 996, PUÒ PRENDERE,SENTITA LA REGIONE FRIULI-VENEZIA GIULIA,OGNI INIZIATIVA ED ADOTTARE, ANCHE IN DEROGA ALLE NORME VIGENTI, IVI COMPRESE LE NORME SULLA CONTABILITÀ GENERALE DELLO STATO, E CON IL RISPETTO DEI PRINCIPI GENERALI DELL'ORDINAMENTO GIURIDICO, OGNI PROVVEDIMENTO OPPORTUNO E NECESSARIO PER IL SOCCORSO E L'ASSISTENZA ALLE POPOLAZIONI INTERESSATE E PER GLI INTERVENTI NECESSARI PER L'AVVIO DELLA RIPRESA CIVILE,AMMINISTRATIVA,SOCIALE ED ECONOMICA DEI TERRITORI INTERESSATI. IL COMMISSARIO,OLTRE ALLE FUNZIONI PREVISTE DAGLI ARTICOLI 5 E 6 DELLA CITATA LEGGE, ESERCITA A TALE SCOPO TUTTE LE FUNZIONI ATTRIBUITE AI
    SINGOLI MINISTERI, PROVVEDENDO ALTRESÌ AL COORDINAMENTO DEGLI INTERVENTI URGENTI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, ANCHE PER LA RIATTIVAZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI, ESCLUSI IN OGNI CASO I PIANI E LE PROCEDURE PER LA RICOSTRUZIONE DEFINITIVA.

    L'ORDINANZA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
    L’Ordinanza del P.C.M. è uno strumento eccezionale, disciplinato dall’articolo 5 della legge 225, la cui funzione è quella di favorire ed accelerare il più possibile il superamento dell’emergenza. Essa può essere emanata solo per esigenze di protezione civile, di norma a seguito di dichiarazione di “Stato di emergenza”, e generalmente contiene:
    ▶ Finanziamenti immediati per la gestione economica dell’emergenza.
    ▶ Agevolazioni e ristori per i privati danneggiati.
    ▶ Risorse per la ricostruzione pubblica.
    ▶ Deroghe a svariate normative per facilitare e accelerare le procedure gestionali.
    ▶ Provvedimenti urgenti a tutela della popolazione

    PROCEDURE D'EMERGENZA
    -Il comune segnala l'evento alla Regione, la Regione chiede lo stato di emergenza al Gocerno, il Consiglio dei Ministri delibera lo stato di emergenza, il Presidente del Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza ed emana una o più ordinanze

    LA COMMISSIONE NAZIONALE GRANDI RISCHI
    Costituisce la “mente” consultiva del Presidente del Consiglio in vista delle decisioni operative. Assiste il Capo del Dipartimento nelle sue decisioni. (Ultima riorganizzazione : DPCM 3 aprile 2006).

    COMITATO OPERATIVO
    Si riunisce presso il DPC e assicura la direzione unitaria e il Coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni e enti interessati. Fanno parte del comitato operativo (in ordine decrescente): Capo DPC, CNVVF, FFOO, Volontariato di PC, CRI, Corpo nazionale del Soccorso Alpino, CNR, conferenza stato regioni e autonomie locali, INGV, ENEA, Ministero della salute, CCPP, CFS, FFAA, ENEL, Poste Italiane, Telecom, Vodafone, Wind, Tim, Rai, RTI, ENAC, Autostrade, ANAS.

    LE ORDINANZE DI PROTEZIONE CIVILE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
    Le ordinanze di protezione civile del Presidente del Consiglio consentono al Sindaco di
    - ottenere le provvidenze economiche con cui finanziare gli interventi urgenti;
    - Agire in un regime derogatorio efficacissimo per la gestione dell’emergenza;
    - Esercitare con pienezza di poteri le attribuzioni dell’art. 15 della legge 225/92;
    - Dare risposte operative e amministrative non consentite nell’ordinario;
    - Garantire ristori economici e agevolazioni fiscali e burocratiche ai privati;
    - Gestire l’amministrazione locale per qualche tempo con maggiore flessibilità;
    - Sospendere temporaneamente le principali scadenze amministrative comunali;
    - Mettere il comune al riparo da possibili sbilanci o dissesti finanziari;
    - Organizzare la ricostruzione e il suo più puntuale ed efficace finanziamento;
    IMPORTANTE: Per garantire la migliore conduzione possibile dell’emergenza da parte dei poteri locali, l’Ordinanza del P.C.M. non va da questi attesa messianicamente. La sua elaborazione va, anzi, governata da
    Regione ed EE.LL., attraverso la segnalazione puntuale e tempestiva delle diverse necessità gestionali per un loro inserimento nel testo originale. Ciò eviterà ritardi e obbligo di interventi successivi con ulteriori ordinanze.

    FUNZIONI FONDAMENTALI DI COMUNI ED ENTI LOCALI
    Considerata la condizione di forte rischio del nostro Paese, e compreso che il governo nazionale non poteva essere il solo attore a gestirla, abbiamo trovato una “via italiana” alla protezione civile. In una parola, a comuni, province e regioni, grazie alla loro autonomia finanziaria e organizzativa rispetto allo Stato, è oggi richiesto di assicurare i «servizi indispensabili» di salvaguardia della popolazione; Essi hanno pertanto come “dovere” quello di gestire e finanziare le funzioni amministrative relative alla protezione civile.
    I NUOVI POTERI ALLE AUTONOMIE LOCALI
    Le leggi sul decentramento intervenute a partire dal 1990 danno a ciascuna autonomia locale – e soprattutto a comuni e sindaci - una competenza assoluta e una grandissima responsabilità sull’insieme delle attività tese a salvaguardare la popolazione.
    Prima del 1990: abbiamo una gestione centralizzata del Governo nazionale.Vi sono 100 centri locali di Protezione Civile (le Prefetture)
    Dopo il 1990: si rafforzano la sovranità regionale e la capacità locale.Ci sono oggi 8200 centri locali di Protezione civile (100 Province + 8100 Comuni)
    NASCONO LE AUTONOMIE LOCALI E IL FEDERALISMO
    Le conseguenze della rivoluzione normativa degli anni ‘90:
    - riavvicinamento dei cittadini alle istituzioni
    - rapporto più diretto con il sindaco eletto
    - uso della leva fiscale per i servizi
    - snellimento della burocrazia della P.A.
    - modifica dei rapporti fra enti e organi
    - ingresso di nuovi bisogni sociali
    In pratica si rovescia la struttura centralistica di Roma per la gestione dei soccorsi, iniziando dai comuni dando ampi poteri e autonomia alle realtà comunali ponendo all'ultimo scalino della piramide il governo centrale di Roma
    PERCHE' IL COMUNE PIU' DEGLI ALTRI ENTI?
    Per i civili, la Protezione civile non può essere solo un Piano di Emergenza, ma molto di più. Il comune deve garantire l’erogazione dei servizi, la gestione dei procedimenti, la tutela degli interessi diffusi. La protezione civile deve costituire dunque un autentico
    “progetto sociale” del Sindaco per i suoi cittadini .


    COME SI RICHIEDE LO STATO DI EMERGENZA
    Lettera tipo di richiesta stato emergenza:
    COMUNE di ___________
    Provincia di _________
    - Alla Regione ___________
    e p.c. - Al Dipartimento della Protezione Civile
    e p.c. - Al Prefetto di ________

    Oggetto: Richiesta dichiarazione stato di emergenza.
    Attesa gravissima situazione determinatasi, causa evento_------------- del
    ------------------- , che ha interessato il territorio comunale, e riscontrata l’impossibilità di fronteggiare l’evento con mezzi e poteri ordinari, si rappresenta
    l’urgente necessità di richiedere al competente organo la “dichiarazione di stato emergenza”, ai sensi dell’articolo 5, comma 1, della legge 24.2.1992 n. 225, nonché l’attivazione urgente degli interventi di cui all’articolo 3 della legge 27.12.2002 n. 286. L’area interessata comprende le frazioni/località di
    _______________________________. E’ in corso l’accertamento e la valutazione dei danni,
    stimati provvisoriamente nel modo seguente:
    __________________________________________________ _______________________________
    In attesa di ulteriori opportune determinazioni si richiede, ai sensi dell’art. 15 comma 4 della sopracitata legge 225/92, l’impiego di forze e risorse aggiuntive per l’affrontamento dell’emergenza. Si comunica altresì di aver provveduto, ai sensi dell’art. 15 comma 3 della medesima Legge 225/92, a garantire i primi interventi di soccorso e di assistenza a favore delle popolazioni colpite.
    lì____________________
    IL SINDACO

    QUALI LE DEROGHE IMPORTANTI CHE SERVONO AI SINDACI?
    Legge sugli appalti
    Testo Unico
    - Scadenze finanziarie di bilancio
    - Permessi agli amministratori
    - Divieto di assunzione
    - Norme vincolanti (L. 241/90, D.lgs. 165/01)
    - Escavazione dei fiumi
    - Patto di stabilità interno
    - V.I.A. , vincoli urbanistici e di parco
    - Norme regionali
    - Contratti di lavoro

    PRINCIPALI ATTIVITà DA GARANTIRE IN COMUNE IN STATO DI EMERGENZA
    1. Manovre di bilancio ove possibile
    2. Gestione di interventi in economia
    3. Attività di raccordo e coordinamento
    4. Censimento dei danni
    5. Superamento e riorganizzazione
    6. Piani di intervento per la ricostruzione

    PRINCIPALI ADEMPIMENTI DI UN SINDACO- PROTEZIONE CIVILE
    - Valutazione evento
    - Organizzazione interventi tecnico-amministrativi
    - Organizzazione delle risorse di intervento
    -Gestione domanda - offerta
    - Ripristino servizi interrotti
    - Riapertura strade interrotte
    - Monitoraggio e valutazione in progress della situazione idro-meteopluviometrica
    - Gestione piano di emergenza
    - Ripristino radio - telecomunicazioni
    - Rapporti con altre funzioni
    - Altro

    PRINCIPALI ADEMPIMENTI DELLA POLIZIA LOCALE - PROTEZIONE CIVILE
    - Valutazione evento
    - Organizzazione cancelli e rimozione code stradali
    - Attivazione e coordinamento strutture operative sulle strade
    - Istruttoria e stesura di atti amministrativi (ordinanze, verbali di somma urgenza, ecc.)
    - Organizzazione di un servizio di informazione pubblica
    - Adempimenti amministrativi
    - Attività di problem solving tecnico - amministrativo
    - Rapporti con altre funzioni
    - Altro

    COLONNA MOBILE REGIONALE
    Secondo le più recenti procedure organizzative , in caso di grande calamità o per un intervento all’estero, il Dipartimento della protezione civile coinvolge le Regioni italiane, per portare aiuto [risorse umane, trasporti, materiali] presso le aree colpite.e.g. Le colonne mobili regionali sono gestite dalle autorità regionali sotto il coordinamento del Dipartimento nazionale.
    ]IL PROGETTO E’ FINALIZZATO A DISPORRE, IN CASO DI EMERGENZA NAZIONALE, DI UN NUMERO SUFFICIENTE DI RISORSE, IN TERMINI DI MEZZI, ATTREZZATURE E SQUADRE OPERATIVE, ED HA COME OBIETTIVO GARANTIRE LA TEMPESTIVITA’ E L’EFFICIENZA DEL LORO IMPIEGO
    CARATTERISTICHE
    - STANDARDIZZAZIONE DELLE RISORSE
    - DISTRIBUZIONE SULL’INTERO TERRITORIO NAZIONALE
    - STRUTTURE MODULARI INTERCAMBIABILI ED INTEGRABILI
    I MODULI
    LA COLONNA MOBILE E’ COMPOSTA DAI SEGUENTI MODULI
    - MODULO ASSISTENZA ALLA POPOLAZIONE
    - MODULO PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE PASTI
    - MODULO SANITARIO
    - MODULO TELECOMUNICAZIONI DI EMERGENZA
    - MODULO SEGRETERIA E COMANDO
    - MODULO SOCCORRITORI
    - MODULO LOGISTICO PER GLI ADDETTI ED I SOCCORRITORI
    - MODULO DI INTERVENTO RISCHIO IDRAULICO
    - MODULO PER LA RICERCA DELLE PERSONE SOTTO LE MACERIE
    I MODULI SONO INTEGRATI DA TEAM DI TECNICI ESPERTI IN:
    - RIPRISTINO DI INFRASTRUTTURE SERVIZI ESSENZIALI
    - VALUTAZIONE VULNERABILITA EDIFICI
    - EMERGENZA VETERINARIA
    - SUPPORTO PSICOLOGICO NELL’EMERGENZA
    I MODULI SONO AUTOSUFFICIENTI ED AUTONOMI. I MODULI DELLE REGIONI SONO COMPLEMENTARI ALLE FUNZIONI ED ALLE
    ATTIVITA’ SVOLTE DALLE DIVERSE STRUTTURE OPERATIVE DEL SERVIZIO NAZIONALE (VIGLI DEL FUOCO, FORZE ARMATE, FORZE DI POLIZIA, VOLONTARIATO DI PROTEZIONE CIVILE ECC ……)
    DISTRIBUZIONE E MANUTENZIONE DELLE RISORSE
    In ciascuna delle 20 regioni è presente una serie di moduli acquistati tramite i finanziamenti del Dipartimento della Protezione Civile
    TRASPORTABILITA'
    LE REGIONI PROVVEDONO AL TRASPORTO VIA TERRA. IL TRASPORTO AEREO O VIA MARE VIENE GARANTITO DAI MEZZI DELLE STRUTTURE OPERATIVE DEL SERVIZIO NAZIONALE DELLA PROTEZIONE CIVILE.
    ATTIVAZIONE
    Al verificarsi di un evento calamitoso di carattere nazionale la Sala Situazione Italia, in cui sono rappresentate le strutture operative del servizio nazionale della protezione civile, tra cui anche il referente delle regioni, attiva le sale operative regionali al fine di disporre l’impiego della colonna mobile.
    INSEDIAMENTI ABITATIVI D'EMERGENZA
    L’ultima fase di assistenza prevede il trasferimento progressivo della popolazione colpita in moduli abitativi prefabbricati, generalmente in legno, che si avvicinano, per dimensioni, qualità costruttiva e comfort, ad una residenza ordinaria. Si tratta di un ritorno ad una “normalità precaria” di carattere provvisorio ma di più lunga durata, nell’attesa che si completi l’opera di ricostruzione dei centri danneggiati dal terremoto (Non si tratta in alcun modo del Progetto C.A.S.E. della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto tale progetto prevedeva delle abitazioni complete e normali a norma antisismica, pregettate per durare nel tempo).
    FINE.....
    Ultima modifica di Mande; 27-09-11 alle 20: 38

  9. #19
    Maresciallo L'avatar di Mande
    Data Registrazione
    Aug 2009
    Località
    Villasanta (MB)
    Messaggi
    727

    Predefinito

    Lezione n. 14 - FORME MODERNE DI TERRORISMO E NOZIONI DI BASE NBCR.


    TERRORISMO
    Il terrorismo è una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni clamorose, violente e premeditate come attentati, omicidi, stragi, sequestri, sabotaggi, ai danni di enti quali nazioni, governi, gruppi etnici o fedi religiose. Generalmente i gruppi terroristici sono organizzazioni segrete costituite da un numero ridotto di individui: a volte i terroristi si considerano l'avanguardia di un costituendo esercito, dei guerriglieri che combattono per i diritti o i privilegi di un gruppo o pro/contro i predetti enti. Gli atti terroristici hanno per concreto scopo principale, spesso, non tanto gli effetti diretti derivanti dai danni a persone o cose, morti e feriti inclusi, quanto quello delle loro ricadute indirette. Queste sono la modifica di linea politica dei destinatari finali delle azioni o la risonanza mediatica che le stesse azioni conseguono. Si sfruttano ad esempio i mezzi di comunicazione di massa come cassa di risonanza che, amplificando e diffondendo la notizia del gesto. Scopo finale delle azioni può essere una modifica, anche radicale di uno status quo, così come paradossalmente il suo mantenimento terroristico, richiamano attenzione, apportando eventualmente nuovi aderenti alla causa.
    Questa è la sintesi, mediata, di una voce per cui non esiste una definizione universalmente condivisa, da cui origina il reiterato aforisma in inglese: One man's terrorist is another man's freedom fighter.

    NUOVE FORME DI TERRORISMO: AL QAEDA E NUOVE BRIGATE ROSSE
    l nuovo secolo è iniziato con una recrudescenza a livello mondiale del terrorismo di matrice fondamentalista islamista, con i tristemente noti attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. La risposta degli USA è giunta con l'operazione militare in Afghanistan, avente ufficialmente quale scopo principale quello di porre sotto il proprio controllo le aree geografiche dove si suppone al-Qa'ida avesse base. Successivamente gli Stati Uniti e alcuni alleati hanno dichiarato guerra all'Iraq, che non aveva avuto alcuna relazione con al-Qa'ida ma che rappresentava l'obiettivo principale di quello che il presidente USA George W. Bush definiva l'Asse del Male.
    Le due operazioni militari, pur instaurando governi di ispirazione occidentale nei paesi, non hanno portato all'eliminazione di al-Qa'ida. Molti osservatori ritengono anzi che la strategia armata statunitense abbia solo acuito il conflitto, trasformando un paese prima estraneo al terrorismo, l'Iraq, in un vero e proprio focolaio di organizzazioni guerrigliere o terroriste. Infatti, i successivi grandi attentati - Madrid (11 marzo 2004) e Londra (7 luglio 2005) - sono stati ufficialmente attribuiti all'organizzazione islamica ed hanno colpito capitali di stati partecipanti all'occupazione militare dell'Iraq.
    Sia negli USA, con il Patriot Act, che in altri paesi occidentali, l'emergenza antiterroristica ha portato inoltre alla modificazione di molti aspetti legali relativi ai diritti della persona e alle possibilità di indagine. In Italia ciò è avvenuto in particolar modo con un appesantimento delle leggi speciali varate nel periodo degli anni di piombo, con l'ampliamento dei compiti della polizia di prevenzione e con l'inasprimento della sanzione per i reati associativi e di pericolo presunto.
    In Italia negli anni 2000 la preoccupazione per attentati di matrice islamista si è saldata a quella per atti di terrorismo di natura politica, anche se di dimensione enormemente più lieve. Gruppi di estrema sinistra (poi scoperte essere varie sigle facenti parte delle nuove Brigate Rosse ispirate alla componente cosiddetta della Prima Posizione) hanno compiuto due assassini - Massimo D'Antona (Roma 1999) e Biagi (Bologna 2003), entrambi consulenti del Ministero del lavoro - ed altre azioni dimostrative quali bombe inesplose, o esplose in luoghi deserti e poi rivendicate. L'organizzazione è stata comunque smantellata dagli inquirenti tra il marzo 2003 (con l'arresto di Nadia Desdemona Lioce) e il novembre 2003 quando anche gli altri appartenenti alla banda armata, priva di qualunque continuità operativa e di prospettiva strategica, sono stati arrestati. Si sono inoltre registrati alcuni attentati con pacchi bomba confezionati artigianalmente a istituzioni e caserme, attribuiti dagli inquirenti al terrorismo di matrice anarco-insurrezionalista. Da quanto emerge dal Rapporto 2006 di Europol sul terrorismo, presentato al Parlamento europeo, nel 2006 in Italia ci sono stati 11 attacchi terroristici, rivendicati da gruppi anarchici di matrice rossa e nera. Nell'insieme la recrudescenza di questi fenomeni, nonostante il richiamo alle precedenti forme di lotta armata verificatasi in Italia negli anni 1970, non ha comportato quel pericolo per la stabilità dell'ordinamento democratico e costituzionale dello Stato che l'emergenza è volta a contrastare, né ha mostrato di ottenere credito e seguito a livello sociale.

    NBCR
    EVENTI NON CONVENZIONALI DI MATRICE NBCR
    La sigla NBCR è l'abbreviazione di:
    -Nucleare
    -Biologico
    -Chimico
    -Radioattivo
    I pericoli NBCR sono causati da agenti Nucleari, Biologici, Chimici, Radioattivi che possono provocare gravi danni a persone, flora e fauna.

    EVENTI DIPENDENTI DALL'UOMO
    - Non intenzionali: incidenti industriali, incidenti stradali, errori umani nella manipolazione e nello stoccaggio dei materiali ecc... S'intende per incidente NBCR un qualsiasi rilascio di sostanze contaminanti causato da errori antropici o conseguenza di errori antropici non volontari. Si parla inoltre di incidente NBCR nel caso in cui la diffusione di contaminanti sia la causa diretta o indiretta di un evento naturale quale terremoti, alluvioni ecc.... Solitamente all'evento NBCR, rispetto agli eventi convenzionali, corrisponde una risposta e un contrasto più tempestivo della media.
    -Intenzionale: Nei casi in cui l'uomo interviene in modo volontario nel produrre tale tipi di eventi, come ad esempio per eventi bellici o terroristici.Un evento NBCR cagionato intenzionalmente potrà, di massima, evidenziarsi come evento che presenta fin dall'inizio le caratteristiche tipiche della presenza di agenti NBCR, evento convenzionale (incendio, incidente stradale, atti di vandalismo ecc...) ma che coinvolge ambienti, mezzi o contenitori in grado di provocare emissioni pericolose, o eventi non riconducibili a nessun scenario.

    NON DIPENDENTI DALL'UOMO
    Quando le strutture in cui le sostanze vengono prodotte, manipolate o depositate subiscono lesioni per cause naturali (terremoti, alluvioni, diffusione naturale, pandemie eccc...)
    E' pertanto evidente che è difficile se non impossibile fornire un elenco completo di possibili scenari, mentre si possono individuare alcune modalità con cui gli eventi non convenzionali di matrice NBCR potrebbero essere effettuati.
    Gli eventi non convenzionali di matrice NBCR possono determinare serie di conseguenze soprattutto se avvengono in zone affollate, ambienti chiusi, edifici pubblici, luoghi di riunione, mezzi di trasporto o determinano la contaminazione dell'aria, alimenti, acqua e terreno.

    IL PIANO ITALIANO PER LA DIFESA DA ATTENTATI NBCR
    IL QUADRO NORMATIVO
    Per quanto riguarda l'Italia, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha elaborato uno specifico piano riservato, Piano di difesa da attacchi terroristici di tipo NBCR (2001) diretto ad affrontare un'emergenza terroristica con l'impiego di materiale NBCR. In esso si tiene conto dei possibili eventi che possono avvenire con l'uso di agenti NBCR specificando cosa si intende per evento NBCR, quali sono i possibili indicatori e definendo le principali linee di intervento, soprattutto a carattere tecnico-operativo. Nel piano sono inoltre documentate le misure di prevenzione, sorveglianza, soccorso e trattamento delle persone coinvolte.
    Scopo del piano è quello di:
    -garantire le più efficaci capacità di difesa e di protezione dei civili e le istituzioni del Paese contro attacchi NBCR
    -Definire le linee guida sui provvedimenti da adottare per fronteggiare tali minacce
    -Stabilire i compiti per ciascun Ministero indicando le procedure da seguire e le forme di cooperazione da porre in atto, ponendo, ovviamente particolare attenzione alla tutela degli operatori.
    Da tale piano sono discese pianificazioni di competenza per ciascuna Amministrazione/Ente. Esse sono state elaborate con un criterio di priorità basato sull'urgenza di pianificare puntualmente le azioni di risposta in caso di evento NBCR, sulla necessità di disporre di idonei mezzi , materiali ed equipaggiamenti e tenendo conto delle leggi/disposizioni in vigore per ciascuna Amministrazione.
    IL MODELLO DI INTERVENTO
    La linea organizzativa di intervento si ispira, a livello centrale, al modello previsto dalla normativa vigente e più specificamente al Manuale Nazionale Gestione Crisi, individuando nella figura del Presidente del Consiglio dei Ministri, nel Consiglio dei Ministri, dal Comitato Politico Strategico, gli Organismi nazionali decisionali e dal Nucleo Politico-Militare il coordinamento nazionale. Quest'ultimo si avvale della Commissione Interministeriale Tecnica per la Difesa Civile che opera presso il Ministero dell'Interno: ad essa dipende il coordinamento della Difesa Civile a livello centrale.
    Il coordinamento delle attività di Difesa Civile a livello provinciale dipende, invece, dal prefetto. In caso di incidente il prefetto nomina un responsabile per le operazioni di soccorso sul luogo dell'evento, che sarà un dirigente dei VVF per l'aspetto dell'emergenza, e dell'aspetto sanitario personale del 118 che si coadiuvano insieme. La zona di interventoviene ripartita in aree allo scopo di identificare i luoghi contaminati e sicuri. Nell'area contaminata, per il recupero delle vittime intervengono i vvf, o personale specializzato in NBCR, cui compete il concorso alla bonifica e rilevamenti postumi. Le vittime una volta recuoerae sono condotte da personale del 118 che opera il triage, la prima decontaminazione e il primo soccorso (stabilizzazione delle funzioni vitali) e, se il caso li trasferisce presso ospedali attrezzati. All'esterno dell'area contaminata le FFOO, coadiuvati da volontari di PC non specializzati in NBCR un'attività di controllo degli accessi alla zona e (solo FFOO) allo svolgimenti di attività investigative. Al termine della decontaminazione vi è la dichiarazione di agibilità dell'area luogo dell'evento.

    CONSIDERAZIONI OPERATIVE
    A valle dell'emanazione del Piano, le attività sul campo, hanno evidenziato alcuni aspetti di seguito esposti e relativi alle diverse funzioni organizzative e operative, da approfondire e su cio poter intervenire con una serie di azioni migliorative.
    ALLARME INIZIALE
    Il momento più delicato di un evento NBCR risulta essere il momento di allarme iniziale. Non è infatti scontato che le persone presenti sul posto, incluso il personale addetto, siano in grado di individuare con immediatezza il tipo di emergenza in corso anche perchè non può essere esclusa, sia in caso di attentati che di incidenti, la concomitanza con altri eventi, come ad esempio un'esplosione o un incendio, il quale può non essere l'elemento di crisi NBCR, ma l'elemento scatenante della crisi stessa. Una parte importante in questa prima fase è rivestita, quindi, dagli operatori delle strutture colpite, i quali non debbono solo dare l'allarme, ma debbono porre in essere le prime misure precauzionali, quali l'interruzione del condizionamento/ventilazione, le indicazioni al pubblico presente nella struttra, l'isolamento di aree, l'evacuazione degli edifici, l'autoprotezione ed altro, in modo da poter efficacemente mitigare la gravità dei danni. Come si è potuto constatare, anche dall'esame degli eventi NBCR passati, molto facilmente le persone coinvolte non si rendono conto della gravità della situazione e ciò può comportare:
    -Arrivo di soccorritori impreparati che diventano a loro volta vittime;
    - Ritardo nell'isolamento della zona che provoca la dispersione dei colpiti, fonte, a loro volta, di contaminazione;
    - Arrivo spontaneo delle vittime contaminate nei vari ospedali, prima ancora che questi siano allertati, sia dei mezzi pubblici di trasporto, che di pronto soccorso;
    - Possibile avvio di fenomeni di panico incontrollato che, specie nell'ambiente urbano-metropolitano, possono portare a ingorghi e di fatto bloccare/vanificare qualsiasi operazione di soccorso.
    Per queste motivazioni si deve porre una particolare attenzione:
    -All'informazione alla popolazione sui possibili profili di rischio NBCR e sui principali comportamenti da tenere in caso di evento;
    -alla formazione del personale responsabile delle grandi infrastrutture come metropolitane, ferrovie,porti, aeroporti, addetti agli stadi, centri congressi, centri commerciali ecc.....
    Un ruolo importante riveste anche la formazione specifica relativa al rischio NBCR dagli operatori di CO degli enti di soccorso. Dalle informazioni contenute nelle chiamate infatti, e dal loro esame congiunto, possono essere estratti elementi tali da indicare di essere alla presenza di un evento non convenzionale cosa che, assieme all'inquadramento compiuto nello scenario di intervento, ci consente di poter tempestivamente adottare tutte le azioni di risposta relative ad un evento non convenzionale.
    INTERVENTO DELLE FFOO E VOLONTARI PC NON SPECIALIZZATI IN NBCR
    L'azione delle FFOO e volontari di Protezione civile non specializzati in rischio NBCR, riveste una particolare delicatezza in quanto deve riuscire, ponendosi all'esterno della zona di possibile contaminazione, a controllare gli ingressi alla zona creando dei check point vietando l'ingresso e l'allontanamento di essa, controllando e identificando le persone coinvolte nell'evento e/o presenti sul luogo. Tutto ciò comporta una specifica esigenza di formazione degli operatori e la disponibilità di idonei mezzi ed equipaggiamenti per la protezione individuale.
    INTERVENTO DEI VVF E GRUPPI SPECIALIZZATI RISCHIO NBCR
    Nel caso di emergenza che richieda la protezioneche richieda protezione di carattere totale e con numero elevato di vittime bisogna osservare come, le attuali protezioni integrali comprensive di respiratore autonomo a pressione positiva, comportino:
    -Tempi di lavoro abbastanza bvrevi a causa della pur sempre limitata autonomia delle bombole;
    - Rapido affaticamento del personale, anche se addestrato:
    - Limitato numero di vittime trasportabili per operatore per ora specie in ambienti dove esistano numerose barriere architettoniche.
    Agli operatori spetta effettuare un primo triage, ovvero una prima classificazione della gravità delle lesioni riportate della vittima. In tale contesto andrebbero intraprese azioni di preparazione degli operatori, per lo specifico compito di triage, anche con l'ausilio di sistemi automatizzati e Procedure Operative Standard.
    SOCCORSO SANITARIO
    Anche dal punto di vista sanitario, alla luce delle esperienze maturate, possono essere definiti alcuni aspetti che necessitano di approfondimento. Tra questi:
    - In caso di contaminazione con elevato numero di persone colpite la possibilie difficoltà di allestire in tempi rapidi stazioni di decontaminazione di capacità adeguata:
    - Possibilità che, un'aliquota di persone colpite, non possa essere isolata, e quindi decontaminata, sia perchè allontanarsi dall'area dell'evento prima della sua cinturazione, sia perchè esuberante rispetto alle sue potenzialità di decontaminazione campale.
    Inoltre, qualora i soggetti contaminati arrivino direttamente agli ospedali si potrebbe determinare la necessità di:
    -Procedere alla decontaminazione del personale del Pronto soccorso posto a contatto con vittime non ancora decontaminate e di procedere alla decontaminazione da parte degli ospedali stessi;
    - dover controllare potenziali situazioni di panico tra il personale medico/soccorritore e altri pz.
    Nell'ambito specifico della decontaminazione e dell'isolamento delle vittime contaminate poi dovrebbero essere previste adeguate risorse umane, tecniche e strumentali, presenti omogeneamente su tutto il territorio nazionale, che, assieme ad una capillare e specifica formazione degli operatori, possano idoneamente rispondere alle necessità in caso di crisi.
    MEZZI ED EQUIPAGGIAMENTI
    Le varie Amministrazioni ed enti operativi coinvolti nelle azioni di risposta in caso di evento NBCR attualmente operano con sistemi, mezzi, materieli, attrezzature, equipaggiamenti e procedure le cui caratteristiche sono riconducibili alla tipicità della struttura di appartenenza. E' necessario che, tutti gli attori coinvolti in un'emergenza NBCR, abbiamo metodologie di risposta e risorse strumentali, oltre che secondo le specifiche necessità quali-quantitative, rispondenti a stanadrd comuni tali da garantire l'interoperabilità dura durante le fasi di gestione dell'evento.
    PUBBLICA INFORMAZIONE
    Per una corretta gestione della crisi non si può prescindere della gestione della pubblica informazione che inizi all'atto stesso dell'allarme e segua le varie fasi delle operazioni di soccorso. Questo allo scopo di:
    - Evitare il panico indiscriminato;
    - Fornire tempestivamente le corrette informazioni sull'accaduto;
    - Indirizzare con continuità la popolazione sulle azioni da compiere (misure di autoprotezione, itinerari da salvaguardare, zone di raccolta, ecc)
    - Esercitare un rapido ed efficace controllo sulle emittenti radio e televisive locali e nazionali.


    Fine del corso..... per me si può anche iniziare a postare, però è meglio attendere il via ufficiale da Matty91, che ha chiesto di non postare per comodità nella pubblicazione del messaggio..... con la pubblicazione di questo corso voglio chiudere la mia parentesi nel volontariato di Protezione civile (sto per uscire di casa e andare a consegnare stasera la divisa ), per dedicarmi in futuro ad altre attività di soccorso...comunque continuerò ad essere presente sul forum e a mettere a disposizione il mio know-how in materia di Protezione civile.....
    Ultima modifica di Mande; 26-11-11 alle 20: 52

  10. #20
    Moderatore L'avatar di Matty91
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Provincia di Torino
    Messaggi
    2,910

    Predefinito

    Visto che 'utente ha terminato la pubblicazione, si può dare il via alla discussione.

    Mande, senza nulla togliere all'utilità della PC, sono convinto che tu possa dare un contributo ben maggiore in altri enti di soccorso.

    "Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini, che trovano piu' facile vivere nel modo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto.E' un' opnione. Impossibile non è una regola. E' una SFIDA. Impossibile non è uguale per tutti...Impossibile non è per sempre... Impossible is nothing."

    Regolamento Militari Forum

    Sei un nuovo utente? Posta una tua breve presentazione QUI

Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima

Segnalibri

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •