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Discussione: La religione impedisce di ragionare?

  1. #31

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    Citazione Originariamente Scritto da desertfox Visualizza Messaggio
    di certo non vado da una bimba che ha perso il papà e crede sia in paradiso a dire che il paradiso non esiste e che il suo papà ora non è da nessuna parte
    Ma tu hai certezza che non sia da nessuna parte o è una tua opinione?
    Perchè se è una tua opinione, ovvero non fatto oggettivo, può essere condivisibile o meno, ma di certo non è certezza.
    Ed allora, opinione per opinione, io preferisco quella della bambina...
    Ultima modifica di Westindias; 01-10-11 alle 17: 20
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  2. #32
    Caporale
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    Ma, a mio modesto avviso, spesso, ci si trova davanti degli scienzati, o per meglio dire degli uomini di scienza o presunti tali che con i loro teoremi assoluti ti impediscono irridentodi di "riallacciare" un rapporto, qualunque esso sia con il trascendente...
    Non dimentichiamao mai che la parola religione viene dal latino Re-Ligare...
    Secondo Reparto EI-ACISMOM

  3. #33
    Utenti Storici L'avatar di basilischio
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    Inizio dalla tua ultima frase
    Citazione Originariamente Scritto da desertfox
    .......va a finire in una rissa verbale
    Non comprendo questa affermazione. Nei miei precedenti interventi ha avuto l'impressione che di cercare la rissa verbale? Se, in privato, mi indica dove, provvederò a fare le debite scuse all'interessato. Per il resto concordo sul fatto che una discussione così particolare vada condotta, adattandosi all'interlocutore, ma mai in modo superficiale.
    Adesso proseguo per ordine, cercando di spiegare meglio quello che ho affermato nel precedente post.
    Citazione Originariamente Scritto da desertfox
    ....... la religione - fede in qualche divinità sconosciuta,...
    Già da questa affermazione si comprende che per lei fede e religione sono due aspetti uguali, mentre per il "credente" sono due cose totalmente diverse, come ho spiegato, in altra discussione, prendendo spunto anche dalle definizioni che da' il dizionario su questi due termini.
    non è altro che una semplice difesa psicologica che protegge l'umanità.......
    Qui introduce l'argomento psicologico a cui ho fornito la mia opinione dicendo che "Se fosse così semplice utilizzare le difese psicologiche basterebbe convincersi di non potersi ammalare mai......... ecc..." a dimostrazione che le sue affermazioni non sono supportate dalla realtà.
    ..... il ricco ha il suo paradiso adesso, il povero può difendersi dall'idea che la sua unica vita è una miseria, credendo che ci sarà qualche altra vita dove pure lui potrà spassarsela alla grande.....
    Qui riallaciandomi al discorso psicologico, faccio presente che la morte mette sullo stesso piano il ricco ed il povero, quindi la domanda da porsi è "Esiste qualcosa oltre la morte?", perchè in mancanza di questa domanda la discussione non avrebbe senso.
    la scienza è attualità e razionalità, la religione è illusione, quindi per me non si fanno nemmeno concorrenza
    Qui viene il bello. Possono la scienza e la razionalità indicarci se esiste qualcosa dopo la morte?
    La razionalità e la scienza hanno dato risposte a molte cose un tempo sconosciute, ma non si pronunciano sui misteri incomprensibili alla mente umana come l'infinito, pertanto la scenza è credibile solo per le risposte che può dimostrare con razionalità.
    Se tutti considerassero la vita dopo la morte irrazionale solo perchè la scienza e la razionalità non la dimostrano, che senso avrebbe la religione?
    Non dico fede perchè con la fede non c'è bisogno di tante spiegazioni; ci si fida e basta.
    Spero che adesso abbia compreso meglio il senso del mio intervento, per cui non rispondo al suo ultimo posto in quanto, in questo credo di aver dato prova che il confronto dovrebbe mantenendosi sul generale ed evitando di fare riferimenti personali, in quanto ognuno, nella sua singolarità, è libero di credere, fare, dire, comportarsi come meglio crede in piena libertà.

    Quando ho il mal di testa ci dormo sopra, e la mattina è scomparso, senza bisogno della scienza
    Ultima modifica di basilischio; 02-10-11 alle 18: 34
    Se ti fosse sfuggito
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  4. #34
    Caporale
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    westindias, è una mia personale convinzione, ho fatto un esempio dal messaggio precedente.
    basilisco, non ho detto che sei stato aggressivo o altro , ho chiesto che nel futuro non si cada nel diverbio acceso come di solito succede, fino ad ora nulla da dirti! riguardo alla distionzione fede-religione, io da non credente considero la religione nel suo aspetto antropologico e questo non diverge molto dal concetto di fede, SECONDO ME.. tornando al discorso psicologico, direi che la storia è molto diversa tra il vivere più o meno in pace con se stessi grazie a delle tecniche-difese psicologiche e l'idea che lo stare bene con se porti all'immortalità.. hai estremizzato quello che volevo dire probabilmente, il mio discorso finisce al concetto di vivere "in maniera positiva", di certo non va a finire nel dire che uno che si ripete ogni giorno che non morirà, vivrà per sempre!!! il concetto che una persona "sana" mentalmente viva più di una persona con conflitti, è ben supportata dalla realtà e dal concetto di PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia, un cencetto ostico per una persona estranea alla psicologia-medicina, ma sarò ben lieto di darti dei titoli di libri se vorrai approfondire l'argomento), come è supportato il pensiero che una persona può difendersi dalle avversità in molti modi, anche credendo in qualcosa che dia un senso alla sua realtà.
    esiste qualcosa oltre la morte? a questa domanda io personalmente risponderei no, ma è una mia idea maturata da agionamenti logici (perchè ci dovrebbe essere qualcosa oltre la morte? che differenza c'è tra il sonno -assenza di coscienza- e la morte? perche dopo la morte biologica ci dovrebbe essere qualcosa, quando tutto verrebbe concluso dalla morte biologica stessa?).
    la scienza e la razionalità non possono dirci con certezza se c'è qualcosa oltre la morte, ma possono consigliarci cosa pensare, se uno segue il paradigma scientifico e non quello religioso.
    Se tutti considerassero la vita dopo la morte irrazionale solo perchè la scienza e la razionalità non la dimostrano, che senso avrebbe la religione?
    la religione "spiega" quello che la scienza non può dimostrare sperimentalmente, e questo si ridurrà sempre più nel corso dei secoli, l'unico motivo del perchè le religioni non andranno mai in fallimento, è perchè non si può studiare la vita oltre la morte col metodo sperimentale.

    io quando ho il mal di testa mi ripeto 100 volte che è solo una sensazione e mi passa invece

  5. #35

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    Risposta interessante, anche se non la condivido.
    Il punto centrale è che la scienza non può nè provare nè smentire la possibile presenza di una realtà ultraterrena. E' l'eterno dilemma del materialismo ateo che cita la mancanza di prove come una prova.
    Ora io non intendo entrare nel merito, ma la ragione penso consigli di prendere la realtà scientifica con una certa dose di possibilismo, non solo per quello che non è in grado di spiegare OGGI ma per quello che potrebbe o non potrebbe essere in grado di spiegare DOMANI: l'inconoscibile non è semplicemente ciò che si ignora nel presente, è ciò che si ignorerà sempre.
    L'uomo di fede postula l'esistenza di un inconoscibile, ma postularlo è, appunto, un atto di fede. Il materialista (e non attribuisco nessun giudizio etico al termine) può arrivarci semplicemente tramite un ragionamento scientifico ma in ogni caso ci arriva.
    Nella coscienza che l'uomo di fede fa, appunto un atto di fede, è anche vero il contrario, ovvero che il materialista può attribuire un valore salvifico a certi ragionamenti che scientifici possono anche non essere, partendo dal senso comune di scienza ovvero di verità oggettiva e comprovabile (ed in questo mi riferisco al concetto di Lord Kelvin ovvero di risultato misurabile).
    Il fatto che tu affermi di aver maturato delle convinzioni sulla scolta di ragionamento, sebbene rispettabilissime, non rende queste convinzioni oggettive: se tu affermi "perchè dovrebbe esistere qualche cosa oltre la morte" mi è facile risponderti "e perchè no?". Nè tu nè io possiamo provare queste posizioni, così come l'affermazione che una religione (qualunque religione) sia un costrutto mentale volto a soddisfare un bisogno è che anche la scienza ha una percezione delle cose antropica: lo stesso concetto di spazio e tempo relativistico sono di difficile comprensione perchè tendenzialmente poco antropizzabili.

    Insomma, in breve, dovendo scegliere alla cieca scelgo quello che sento più mio, che è poi quello che fa chiunque, senza la certezza logica di aver scelto meglio degli altri. Ed è per questo che i venditori laici di assoluto mi lasciano perplesso: come fai a vendermi un assoluto quando lo fai demolendo il concetto di assoluto?
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  6. #36
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    Un paio considerazione prima di continuare per non addentrarsi in argomentazioni troppo distanti dal significato di questa discussione.
    Sezione cappellano militare: sta ad indicare che qui si discutono argomentazioni che hanno a che fare con la religione e la fede di ogni religione.
    La descussione intitolata: "La religione impedisce di ragionare?"
    -----------------------

    L'aspetto antropologico non può essere uguale per iil credere o l'avere fede perchè le due cose hanno due aspetti completamente diversi.
    Un conto è credere in qualcosa, compreso ufo ed estraterresti, un conto è fidarsi ciecamente di un qualcuno che viene ritenuto soprannaturale.
    Concordo sul fatto che il credere in qualcosa di sconosciuto può aiutarci a vivere in pace con se stessi, ma devo necessariamente estremizzare il concetto, portandolo fuori lalla logicità umana, per riallacciarlo al tema della discussione, altrimenti siamo già d'accordo e non ci sarebbe bisogno di continuare.
    Non posso far altro che darle ragione se riduciamo tutto ad un discorso biologico e devo fare altrettanto se mi limito alla spiegazione scientifica ed alla razionalità delle cose conosciute e nella speranza che la scienza e la razionalità riescano a spiegare quello che per ora è incomprensibile. Se riduciamo tutto al discorso biologico, dovremo paragonarci agli animali, ma non è così perchè rispetto agli animali, a prescindere dall'intelligenza, abbiamo la capacità di intendere e di volere.
    Questa capacità ci da modo di porsi delle domande e pur riuscendo a dare risposte e risolto enigmi, che hanno richiesto migliaia di anni di studio e di ricerche, ci rendiamo conto di essere un'infinitesima parte del cretato e avere solo una minima parte della "conoscenza" tanto da condirerare tutta l'opera che lo circonda di origine soprannaturale. Il fatto stesso che l'uomo nell'arco della sua vita non riesce a comprendere tutto lo mette di fronte al fatto concreto che solo una mente soprannaturare può aver pensato a tutto ciò che esiste e si pone la domanda di quando arriverà ad avere la conoscenza completa di tutto il creato. La risposta se la da credendo alla vita dopo la morte in cui avrà la totale conoscenza. Questo credere è legato alla fede in quell'essere soprannaturale che si è rivelato, poco alla volta, nel corso della storia, ad esseri umani.
    Tornando al titolo della discussione "La religione impedisce di ragionare?" personalmente sarei più propenso a pensare che la scienza e la razionalità impediscono di ragionare perchè negano la possibilità che esita qualcosa che ancora non è stata provata, mentre la religione allarga gli orizzonti dando ogni possibile possibilità a quello che fin'ora è sconosciuto, compresa l'esistenza di Dio, e la vita dopo la morte, e il conoscere la fine dell'infinito.
    Se possiamo presumere che nell'universo ci siano altre forme di vita oltre quelle presenti sulla terra, perchè non possiamo presumere che ci sia una vita dopo la morte?
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  7. #37
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    la fede a mio modesto avviso non impedisce di ragionare.
    tra l'altro è proprio la scienza che non esclude la presenza di un Creatore, come ha affermato il professor Zichichi citando una delle più celebri "verità" scientifiche:" la materia non si crea ne si distrugge", è evidente che deve esserci stata una creazione.
    poi si può discutere se l'atto divino della creazione sia consistito nel creare la materia da cui è scaturito il big bang ecc. ecc.
    oppure se un bel giorno il Creatore dopo aver creato la materia, la natura, l'universo ed il regno animale ha deciso di mettere su un pianeta dell'universo l'essere eletto ovvero l'uomo.
    citando una frase di un recente post di un utente:"il ricco ha il suo paradiso sulla terra", dico che non sono affatto daccordo. quanti ricchi o ultrabenestanti si suicidano per depressione? a quanti ricchi non bastano più i loro beni ed un bel giorno si rendono conto di voler qualcosa in più e finiscono vittime della droga, del gioco d'azzardo, della prostituzione ecc ecc.?
    quanti ricchi finiscono la loro vita da soli?
    io penso che il vivere da benestanti certamente aiuti a vivere meglio e più felici, ma assolutamente la ricchezza ed i beni materiali non rendono automaticamente felici.
    conosco persone che non hanno niente e vivono felici (un frate francescano che prima di farsi frate era un rampollo designato ma non per questo felice di un'ottima famiglia di professionisti), conosco altre persone come ad esempio i miei genitori che per decenni sono arrivati alla fine del mese per il rotto della cuffia e non per questo sono infelici. anzi!
    per evitare di divagare, a mio modesto avviso le cose fondamentali ed imprenscindibili per essere felici sono poche:
    1) LA SALUTE
    2) LA SERENITA' CON LE PERSONE CARE (genitori,fratelli,compagno/a e pochi amici di cui ci si fida)
    3) IL LAVORO

    tutto il resto sono cose che possono far star meglio (certo che anzichè vivere in una casa in affitto da 45metri quadri preferirei aver ereditato una villa con piscina in costiera amalfitana...) ma di certo non sacrificherei mai una delle cose di cui sopra (salute,serenità con i cari, lavoro) per un qualcosa di materiale (auto, case, moto, conti in banca ecc.)
    quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare,vi è un prezzo da pagare,ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare

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